Fazzoletti verdi sui banchi della Lega al Pirellone. Li hanno risfoderati i consiglieri regionali del Carroccio, nel giorno della commemorazione del fondatore Umberto Bossi, scomparso lo scorso 19 marzo a Varese.
«Ha anticipato le istanze dei lombardi», ha detto il presidente dell’assise Federico Romani, esprimendo «la vicinanza e il cordoglio della nostra istituzione alla famiglia».
Sentito il ricordo dell’amico da parte del governatore Attilio Fontana, che ne ha sottolineato «visione e capacità di anticipare i tempi e di dare voce a un territorio troppo spesso non rappresentato».
«Questo territorio era il Nord – ha detto Fontana –. Bossi ha dato voce a un sentimento autentico di appartenenza territoriale e a una domanda di rappresentanza che in quegli anni trovava poco ascolto».
Per il presidente lombardo, che nel 2024 conferì a Bossi la Rosa Camuna, «in un tempo in cui certi temi erano ai margini della discussione pubblica», il Senatùr si è battuto affinché «il rapporto tra Stato e territori venisse ripensato. Parlando di autonomia e federalismo, oggi questioni al centro dell’agenda nazionale. Questo è uno dei segni più evidenti della profondità della sua eredità politica».
Fontana si è soffermato sul rapporto che lo legava a Bossi, «non solo politico ma anche personale». Parlando di «un punto di riferimento, una guida. Col carisma del leader e la concretezza di chi conosceva i territori e le persone che li abitano. Umberto non si è mai curato di piacere a tutti. Ma ha inciso, ha lasciato un segno, ha aperto una strada che altri hanno percorso e continuano a percorrere. Riconosciamo il valore di un’intuizione che ha cambiato il modo di pensare le istituzioni».
«Sono giorni tristi. Per noi Bossi era una figura immortale», ha aggiunto Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, con la cravatta verde al collo. «Avevo 18 anni, lui era già malato, ma mi ha folgorato. Faceva sognare una Lombardia più libera, con meno tasse e meno immigrazione».
Guardando a qualche assenza tra i banchi dell’opposizione, il capogruppo leghista ha parlato di una «vergogna». «Tutti noi leghisti siamo politicamente figli di Umberto Bossi, che ci ha lasciato proprio nel giorno della festa del papà. Chiederemo di intitolargli uno spazio adeguato a Palazzo Pirelli».














