Nella voce di Francesco Speroni c’è tutto il dolore per la perdita di quello che lui stesso definisce «un amico, una guida… tutto».
Un legame durato quarant’anni quello tra il bustocco, ministro e senatore della Lega degli albori, e il fondatore. «È una notizia tragica. Sono veramente costernato. È una perdita grandissima», dice.
Negli ultimi tempi, inevitabilmente, non era facile parlare direttamente con il Senatùr. «Non lo sentivo da un po’. Chiedevo qualche informazione, riuscivo a sapere le cose, però era da qualche tempo che non andavo a trovarlo, anche perché penso che volesse un po’ di riservatezza».
Ma la stima, l’affetto per l’Umberto non è mai stato scalfito. «È stato un uomo fondamentale per me. Senza di lui la mia vita sarebbe stata molto diversa».
Presentando il libro “Il volo padano”, scritto col giornalista Marco Linari per i quarant’anni del Carroccio, aveva raccontato di quanto, in una riunione a Saronno, Bossi – senza conoscerlo – gli chiese un parere: «Bossi è uno di quelli che ti guarda negli occhi e il 99 per cento delle volte ci azzecca – aveva spiegato –. Quella prima volta che mi chiese cosa pensavo... potevo essere chiunque, anche un infiltrato. Lui mi ha sempre stimato».
Difficile pescare un ricordo tra le moltissime avventure. Il pensiero va «ai tanti anni insieme sulla sua macchina, in giro per tutta “la Padania”, a diffondere le idee della Lega. Parlo proprio dei primi tempi, siamo ancora negli anni Ottanta. Poi le battaglie che abbiamo fatto in Parlamento…».
In questi quarant’anni l’Italia e la politica sono cambiate profondamente. Oggi rimane qualcosa del messaggio di Umberto Bossi? «Rimane questo desiderio di autonomia e di libertà», risponde senza esitazioni Speroni.














