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Politica | 20 marzo 2026, 09:08

«Ciao Umberto ci hai regalato un sogno e hai fatto un pezzo di storia. Comunque sia finita, ci hai cambiato la vita»

Tra i leghisti della prima ora nel Bustese. Molti si sono allontanati dalla politica, altri resistono ma quasi tutti rendono omaggio al Capo. Voci e ricordi: «Tornavamo alle due di notte ma eravamo carichi di energia. Ha sempre avuto fiuto politico e lungimiranza»

Antonio Raimondi con Umberto Bossi, sotto un giovanissimo Fausto Bossi e la foto condivisa da Giorgio Mariani

Antonio Raimondi con Umberto Bossi, sotto un giovanissimo Fausto Bossi e la foto condivisa da Giorgio Mariani

Adesso, tra i leghisti della prima ora, tra chi si è tuffato nella politica al richiamo di Umberto Bossi (scomparso ieri a 84 anni, LEGGI QUI E QUI) si affollano ricordi e domande. Tra queste ultime, ne manca una sola: dove andremo? Perché tutti hanno già deciso: chi ha continuato nella Lega, chi ha smesso definitivamente, chi va avanti, chi è deluso. Ma ciascuno non può che guardare indietro e nel salutare il senatur, dire addio anche a un pezzo del proprio cammino, a tempi impagabili e soprattutto unici. 

«Ha fatto  un pezzo di storia e ha fatto sognare molti italiani nel cambiamento» commenta Gianni Buzzi, segretario della Lega di Busto che segnò anche l'inizio della Seconda Repubblica a Palazzo Gilardoni: con lui alla guida del movimento cittadino, infatti, si insediò l'amministrazione guidata da Gianfranco Tosi. Allora, erano parlamentari Francesco Speroni (LEGGI QUI) e Marco Sartori. Il fratello di quest'ultimo (scomparso 14 anni fa), Franco commenta così: «Con i suoi pregi e anche tanti difetti davvero un grande personaggio Politico. Ha sicuramente segnato la Politica Italiana degli ultimi quasi 40 anni! RIP. Leggendario il suo fiuto politico, le cose le capiva prima degli altri»

Tra chi si è recato da Bossi negli scorsi anni e si era sentito con emozione riconosciuto («Ma tu sei di Busto?» LEGGI QUI), c'è Antonio Raimondi, ai tempi consigliere comunale che, la coscienza critica, la portò proprio durante anche quella amministrazione. Perché da Bossi, aveva imparato così, a dire le cose che si pensavano. Ora commenta: «Un piccolo pensiero sincero con gli occhi lucidi come quando viene a mancare una persona di famiglia perché l’Umberto era anche questo. Un solo grande grandissimo grazie per avermi regalato un sogno meraviglioso e per avere acceso in me la passione per la politica. Un grandissimo grazie anche per avermi dato la possibilità di mettermi nel mio piccolo a disposizione nella difesa della mia terra. Umberto, grazie per la tua forza e la  tua determinazione». E aggiunge Raimondi: «Comunque sia finita mi hai cambiato la vita. Con le lacrime agli occhi ti mando un fortissimo PADANIA LIBERA SEMPRE . Ciao Umberto».

Tra i militanti, Daniela Apebe ha affidato ai social il suo messaggio, accompagnato da foto di momenti condivisi: «Ciao Umberto, grazie per tutto. Grazie per averci fatto sognare. Grazie perché i nostri ideali non moriranno mai, buon viaggio grande capo». 

C'è anche chi non si sente di commentare. O perché troppo affranto o perché troppo deluso. Sì, c'è anche chi non si dimentica che a un certo punto ha combattuto quando le cose prendevano una piega che non condivideva e si è sentito solo. Riecheggiano i discorsi del "cerchio magico", ma tra chi è scosso si preferisce il silenzio e basta.

C'è chi posta foto che valgono quanto le parole, come l'ex assessore Giorgio Mariani che con Umberto ricorda il mitico Pavan e super festa del movimento a Busto.

Tra chi ancora oggi rende omaggio a Bossi in modo totale c'è Fausto Bossi, fagnanese, che ricorda quello scoprire il volontariato politico, mettersi a disposizione del territorio e del Paese: «Perché mica solo il Nord, tutta l'Italia deve qualcosa a quell'uomo con la voce roca». E le notti a mettere manifesti e preparare iniziative, in cui c'era lui, Umberto a ricaricare magicamente le pile: «Tornavamo alle due di notte, ma eravamo pieni di energia».

Ancora, dipinge questo ritratto Fausto (che ha chiamato suo figlio Umberto): «Teneva testa ai big, era geniale nelle sue intuizioni. Era un punto di riferimento per tutti, quando c'era un problema insormontabile  tutti, da presidenti, ministri, segretari, andavano a casa sua. Questo la dice lunga sul suo valore, sulla grandezza dell'uomo amante della propria terra dedicandogli la vita intera, un vero leone,  combattente e appassionato. Più ci penso e più non sembra vero... Umberto adesso supera la leggenda e diventa immortale, come giustamente si merita. Ma la mancanza, gli volevano bene come un padre (è andato via proprio nel giorno della festa dei papà), si fa già sentire». 

È l'affetto che vince, per lui e per i tempi che si sono non solo attraversati nonostante la delusione per come sono andate poi le cose: «Ma abbiamo avuto la fortuna di vivere quei tempi, quel mondo. Ed è impagabile» commenta Manuela Brazzelli Lualdi.  

Marilena Lualdi

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