Ci sono storie che insegnano come una fine possa trasformarsi in un nuovo, straordinario inizio. È il caso di Eleonora Mele, classe 1980, originaria di Busto Arsizio, la cui vita è stata ridefinita da un evento che avrebbe potuto spezzare sogni e ambizioni. Un grave incidente nel 2014 ha interrotto la sua carriera nel basket e cambiato radicalmente le sue abitudini di tutti i giorni, ma ha anche innescato un percorso di rinascita che l'ha portata a vestire la maglia azzurra in una disciplina completamente diversa, il ciclismo, fino a coronare il sogno delle Paralimpiadi.
Dal parquet all'asfalto, una nuova sfida
Il passaggio dal parquet del basket all'asfalto del ciclismo, entrato nella sua vita come strumento riabilitativo, non è stato semplice. «È stato un po' un trauma», ammette Eleonora. «Il ciclismo non è come il basket, non è che vai al parchetto a fare la partitella. È uno sport di endurance, devi avere la testa, la motivazione e allenarti ogni santo giorno. È una disciplina totale, che coinvolge alimentazione, palestra e un calendario programmato per raggiungere un obiettivo». Un impegno che l'ha ripagata con due titoli di campionessa italiana (2019 e 2021), una medaglia in Coppa del Mondo nel 2022 e, soprattutto, la maglia azzurra.
La maglia azzurra e il valore del fair play
Vestire i colori della nazionale è il sogno di ogni atleta: «Una volta che entri in nazionale – racconta Eleonora – si è fieri di indossare la maglia azzurra e rappresentare l'Italia nel mondo». Un orgoglio che per lei si è sempre tradotto in un profondo rispetto per i valori sportivi, primo tra tutti il fair play, anche a costo di sacrifici personali. «Ho sempre fatto tutto quello che mi veniva richiesto per una gara. Se dovevo aiutare una compagna, l’aiutavo. Il mio interesse e il mio ego da atleta venivano messi in secondo piano per il bene della squadra».
La bicicletta non era nella sua vita, se non per qualche breve spostamento e per una esperienza sportiva con una disciplina molto “street” come il bike polo. Proprio da qui nasce un incontro decisivo per la sua vita, quello con Alessandro, che diventerà suo compagno di vita e pedina fondamentale nel suo percorso di evoluzione dopo l'incidente che rischia anche di farle perdere la gamba sinistra. Lui è genovese, ciclista, specialista nelle gare a scatto fisso e protagonista nelle gare “fixie”, una specialità che è andata di moda a Milano. Dalla riabilitazione con l'ilizarov, un esoscheletro di metallo che l'ha accompagnata per diverso tempo, alle due ruote: è questo il lungo percorso che ha portato Eleonora fino alle Paralimpiadi, il traguardo più ambito, allo scoccare del decimo "incidentiversario" nonostante, tenendo duro anche dopo la delusione per la mancata convocazione di Tokyo. «Ho iniziato da “zero” il ciclismo, a differenza di tutti gli altri che invece hanno una esperienza di anni, e ho affrontato questa novità che mi stravolto la vita. Da lì sono arrivata alle Olimpiadi: dovevo concludere un cerchio». Nella rassegna universale nella capitale francese, Mele si è classificata tra le prime dieci della sua categoria in ambo le gare disputate: 6° posto nella cronometro, 8° nella corsa in linea. Qualche rammarico per medaglia mancata di poco, ma anche la consapevolezza di aver fatto possibile e anche un po' di impossibile per raggiungere quel traguardo.
Un futuro ancora nello sport
Oggi, concluso il ciclo agonistico nel ciclismo, Eleonora, che vive a Genova, guarda al futuro con nuovi progetti, ma sempre con lo sport al centro. Da una parte, la passione per il benessere, nata proprio dopo l'incidente, che l'ha portata a specializzarsi in massaggi e trattamenti olistici. «L'incidente mi ha fatto proprio cambiare mentalità e mi sono dedicata allo studio di discipline olistiche. Ora sto mettendo in pratica quello che ho studiato, è una cosa che mi piace e che mi ha sempre appassionato».
Dall'altra, la volontà di rimanere nel mondo che l'ha accolta e valorizzata, trasmettendo la sua esperienza. «Mi piacerebbe stare nello stesso ambito, magari allenando i ragazzi e, poi, sto studiando per diventare tecnico della nazionale». Tra i sogni futuri, spunta una curiosa e affascinante suggestione legata alle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. «Il mio compagno ha inviato alla Federazione il mio curriculum per propormi come bobbista – rivela sorridendo – , chissà cosa succederà in futuro». In fondo il 2030 non è così lontano, così come le Alpi Francesi che ospiteranno la rassegna paralimpica.
Una storia che incarna la resilienza e la forza dello sport, capace di trasformare le cadute più dure in nuove partenze. Perché, in fondo, come spesso accade lo sport è un inno alla vita.