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Sociale | 22 marzo 2022, 13:42

Gallarate e Ucraina: la lacrima che si asciuga

Visita del sindaco, Andrea Cassani, e dell’assessore all’Istruzione, Claudia Mazzetti, all’Istituto “Figlie di Betlem”. Sui banchi, anche sette bambini in fuga dalla guerra

Visita alle classi dell'Istituto Betlem, Gallarate

Visita alle classi dell'Istituto Betlem, Gallarate

Una lacrima scappa. Inumidisce gli occhi di una bambina ucraina. Frequenta le elementari, si trova in un contesto che non avrebbe mai immaginato fino a poche settimane fa. Ma è in classe, si sforza di seguire la lezione, pur non conoscendo l’italiano. Composta e silenziosa. Attenta.

Il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, ha fatto visita all’Istituto paritario “Figlie di Betlem”. Giro per aule e corridoi, con l’assessore all’Istruzione, Claudia Mazzetti, il professor Sebastiano Nicosia, insegnanti e suore della scuola, che preferiscono non apparire con nomi e cognomi. Si percorrono gli spazi (ampi, con accesso al verde) e si irrompe nelle aule. Blitz rapidi, così da disturbare il meno possibile. Un saluto e via.

Sono sette i bambini ucraini arrivati nella paritaria di Crenna. Hanno un’età che li colloca fra la prima elementare e la prima media. Il banco di scuola è la loro trincea. Non si spara, da quella trincea. E non si viene colpiti. Lì si costruisce. Lì si creano legami e conoscenze. Ci vuole tanto coraggio, a starci. Tanto impegno. E c’è anche lei. Si sente un po’ spaesata, la bambina. Troppa attenzione. Ha un talento speciale per il disegno. Ne parlano, ammirati, gli insegnanti e i rappresentanti delle istituzioni, mentre lei si emoziona. Mentre comprende di essere al centro di un’attenzione strana. Generosa. Accogliente. Ma strana, non cercata.

Come reagiscono i bambini italiani rispetto ai nuovi arrivi? A situazioni inedite, ai nuovi compagni di classe? Le insegnanti: «Hanno cercato di interagire subito. Compatibilmente con i limiti dovuti all’età, si sono messi on line, sui traduttori, per potere salutare e accogliere. Sono pronti e generosi». E il conflitto? Se ne parla, in classe? «Sì. Sono tutti curiosi. E della guerra hanno paura. Sono pieni di domande».

Quali gli scenari futuri? «Pensiamo – sempre voce dell’Istituto – a un percorso, per i nuovi arrivati, di un paio d’anni. Difficile che i tempi siano più brevi». Punto di vista condiviso dal sindaco: «Che mi risulti, sono oltre cento le persone arrivate a Gallarate dall’inizio della crisi. E mi dicono che in tanti si guardano intorno per cercare un’occupazione. Segno che non si pensa a una “sosta breve”. Intanto sono attivi i canali di comunicazione aperti fin dall’inizio della guerra». Contatti che consentono al primo cittadino di riconoscere volti, di collegare persone e storie. Suona la campanella.

È il momento dell’intervallo. La bambina con i lacrimoni esce di classe. Non è sola. Imbocca il corridoio mano nella mano con una coetanea italiana. E i lacrimoni non ci sono più.

Stefano Tosi

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