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Sport | 20 gennaio 2026, 17:42

Pro Patria, nessuno batte un colpo: immobilismo dopo la debacle

Dopo il crollo contro la Giana, ci si aspettava una mossa, un segnale chiaro: invece per ora tutto tace e ognuno resta al proprio posto

Pro Patria, nessuno batte un colpo: immobilismo dopo la debacle

Ci si aspettava una mossa, un segnale, qualcuno che battesse un colpo. Non necessariamente l’esonero o le dimissioni di Bolzoni - perché a potersi dimettere possono essere anche figure con ruoli più apicali e decisionali - ma qualcosa sì. E invece non è arrivato nulla. Nemmeno, per fare un esempio, una cessione “grossa”, motivata da ragioni di atteggiamento e rendimento, dando seguito alle voci e alle imbeccate di mercato. Sarebbe stata una scelta con un suo senso, capace di lanciare un segnale chiaro e di fare da filo conduttore alle parole spese dal diesse Turotti nel post partita di sabato («la società ha voglia di lottare e far sì che le cose cambino»). Ma così non è stato, almeno finora: la squadra ha ripreso oggi gli allenamenti nella settimana che porta al derby del Ticino di domenica a Novara, a un anno esatto dalla tragica scomparsa di Raffaele Carlomagno.

Una serata da dimenticare
Sabato, allo “Speroni” è andata in scena una delle pagine più nere della storia della Pro Patria. Contro una Giana Erminio tutt’altro che irresistibile, i biancoblù sono crollati senza appello, incassando quattro gol in una serata che ha assunto presto i contorni della disfatta (LEGGI QUI). I milanesi hanno fatto il minimo indispensabile, ma quanto è bastato per mettere a nudo tutte le fragilità di una squadra apparsa vuota e priva di qualsiasi reazione. Il centrocampo non ha retto, l’impianto tattico ha scricchiolato fin dalle prime battute e la partita è scivolata via senza che la Pro sia riuscita mai a rientrare davvero in gioco. Sugli spalti è montato (ancora) il malcontento: chi è rimasto ha chiesto rispetto e ha invocato cambiamenti, per loro non più rinviabili.

La lezione della Giana
Il simbolo della serata sono stati Marotta e Pinto, da noi ribattezzati i “Modric” dello “Speroni”. Un paragone forte, ma efficace. I due centrocampisti della Giana hanno preso in mano la partita con personalità, hanno dettato tempi e spazi, risultando sempre al posto giusto nel momento giusto. Attorno a loro, si è mossa una formazione compatta e ordinata che ha approfittato delle falle biancoblù senza bisogno di forzare. La Pro Patria, al contrario, è rimasta spettatrice, incapace di opporsi e di trovare una chiave per invertire l’inerzia di una gara mai realmente iniziata.

Parole, ma poche risposte
Nel dopo partita, in sala stampa, il faccia a faccia con i “senatori” - Mastroianni, Ferri, Masi e Udoh - ha restituito l’immagine di una squadra consapevole del momento, ma ancora lontana da una soluzione. Le parole sono state sincere, il disagio altrettanto evidente. Il confronto ha raccontato di un gruppo che fatica a riconoscersi, di una Pro Patria che, a questo punto della stagione, non ha ancora trovato un’identità credibile (LEGGI QUI).

Verso Novara
È difficile immaginare o aspettarsi qualcosa di diverso nel derby di domenica. Al netto di alcuni elementi apparsi chiaramente svogliati – i primi due gol subiti contro la Giana sono lì a dimostrarlo – alla squadra, sul piano dell’impegno, si può rimproverare relativamente poco. Oggi è la testa a pesare molto più delle gambe, insieme a un’architettura di squadra troppo fragile: per come la pensa Bolzoni e per come è stata concepita, o meglio immaginata (sbagliando, ed è ormai lampante), in sede di mercato estivo.

Arbitra Andrea Terribile. Che il cognome dell’arbitro designato per domenica sia un segno? Probabilmente sì, se si guarda a ciò che racconta il campo, che non mente mai. E il pensiero corre inevitabilmente a una mestissima e deprimente seconda retrocessione consecutiva in Serie D. Fare peggio dell’anno scorso sembrava impossibile; eppure, società e giocatori ci stanno riuscendo.

Alessio Murace


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