Taglio del nastro e partenza ufficiale dei Fashion Days 2026, l’iniziativa diffusa promossa da Confcommercio e Federmoda che, oggi e domani, mette in rete le attività commerciali della provincia di Varese. La cerimonia simbolica si è tenuta nel suggestivo spazio del locale Dieci, a Busto, luogo scelto non a caso per la sua anima votata al recupero, all’arredo vintage e all’economia circolare. Un appuntamento che ha chiamato a raccolta commercianti, rappresentanti istituzionali e partner per dare il via a una due giorni densa di appuntamenti pensati per valorizzare lo shopping nei centri storici. Presenti, per la giunta comunale di Busto, gli assessori Matteo Sabba e Paola Reguzzoni, e la vicepresidente del Cccc, nonché fiduciaria Fipe, Giovanna Martinoni.
A fare gli onori di casa è stata Cristina Riganti, presidente provinciale di Federmoda, che ha tracciato il quadro di una manifestazione in costante espansione: oltre cento gli eventi organizzati nell’intero territorio provinciale, con Busto Arsizio nel ruolo di traino grazie a una sessantina di iniziative. «I protagonisti sono sempre e solo i nostri associati e commercianti, che anche quest’anno hanno fatto un lavoro egregio», ha sottolineato Riganti, rimarcando come la kermesse coinvolga comparti diversi uniti dai temi della moda, dell'innovazione, dell'intelligenza artificiale e soprattutto della sostenibilità. Un'edizione sostenuta anche da Regione Lombardia, della quale è stata ricordata la vicinanza nonostante l'assenza forzata per motivi di salute dell'assessore designato al taglio inaugurale.
Grande protagonista dell'inaugurazione è stata Jlenia Conti, influencer seguita da circa cinquantamila follower su instagram, scelta come testimonial dell'evento. Attraverso la sua esperienza nata quasi per gioco e cresciuta attorno al motto «non ho niente da mettere», che è poi anche il nome della sua pagina (@non_ho_niente_da_mettere___), ha portato al centro del dibattito la filosofia del second-hand e del vintage: «Il mio percorso è nato mostrando gli abbinamenti del guardaroba e superando l’iniziale ritrosia nel dire che vestivo capi usati. Il mio obiettivo principale è distogliere l’attenzione dalle catene del fast fashion, mostrando che ci si può vestire alla moda e ricercando capi di tendenza nelle piccole realtà locali, nei negozi indipendenti o nel second-hand». L'influencer ha poi rimarcato l'importanza del contatto diretto: «È fondamentale incentivare le persone a tornare fisicamente nei negozi, per toccare con mano e conoscere chi ci lavora».
Il legame tra moda e rispetto dell'ambiente si è concretizzato nella collaborazione con Agesp Ambiente, rappresentata dalla portavoce Mariachiara Bagni e dal consigliere d'amministrazione Mario Aspesi. L'edizione 2026 ha adottato lo slogan «La cultura intelligente della sostenibilità», declinandolo nelle buone pratiche quotidiane. Bagni ha ricordato il ruolo strategico del Centro del Riuso comunale situato lungo via Tosi, adiacente al centro di raccolta: uno spazio gestito da Agesp dove i cittadini possono donare indumenti, accessori, arredi, articoli per l'infanzia e per lo sport ancora in buono stato. Beni che vengono rimessi in circolo a cifre simboliche, tra i cinque e i quindici euro, trasformando lo scarto in risorsa sia sul piano sociale, a beneficio delle famiglie, sia su quello ecologico, riducendo a monte la produzione di rifiuti. Concetti ribaditi da Aspesi, che ha auspicato che l'esperienza del riuso bustocco possa fare da modello virtuoso ed essere «contaminata» anche negli altri comuni del circondario.
Non è mancata la vicinanza di Regione Lombardia attraverso il messaggio fatto pervenire dall’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, impossibilitata a intervenire di persona. Nel suo intervento, scritto e telefonico, l'assessore ha rimarcato come la moda rappresenti «una delle grandi eccellenze della provincia di Varese e di riflesso del Made in Italy, capace di raccontare il nostro saper fare e interpretare i cambiamenti della società attraverso il talento delle persone». Caruso ha poi posto l'accento sulla funzione aggregativa e identitaria delle botteghe di vicinato: «I negozi sono presidi sociali, spazio di incontro e di relazione, una componente fondamentale della vitalità dei nostri centri urbani. Acquistare nelle attività del territorio significa sostenere l'economia locale e riconoscere il lavoro del nostro vicino, preservando l'identità dei nostri luoghi. I Fashion Days rappresentano un invito a passeggiare, a entrare nei negozi e a riscoprire il contatto con l'artigianato locale di alta qualità: una scelta umana prima ancora che commerciale».
A tirare le somme della visione strategica è stato Rudy Collini, presidente di Confcommercio provinciale, che ha messo in risalto la dimensione corale del progetto: «Questo evento non è una semplice manifestazione di piazza, ma un’esperienza che vive all’interno delle attività commerciali, dove i negozianti accolgono le persone per far vivere loro l’esperienza d’acquisto nei nostri quartieri e centri storici». Un lavoro di squadra che ha unito le delegazioni comunali del Medio Olona, presenti con i propri amministratori, e i vari comitati commercianti del centro cittadino, di Sacconago e di Sant’Edoardo. L'attenzione verso il modello varesino ha varcato anche i confini provinciali: Confcommercio Nazionale segue infatti i Fashion Days come una «best practice» da replicare su scala nazionale per sostenere il commercio tradizionale in tutta Italia.



















