/ Busto Arsizio

Busto Arsizio | 14 luglio 2026, 10:14

VIDEO - Genova, 25 anni dopo: Vittorio Agnoletto a Busto

All’incontro organizzato dal Circolo Gagarin, oltre 150 persone tra partecipanti alle manifestazioni del 2001 e giovani che all’epoca del G8 non erano ancora nati. Il ricordo di Andrea Cegna, giornalista e attivista politico: «Dalla provincia di Varese partirono forse quindici pullman, c’era la prospettiva di incontrare il mondo». Il portavoce del Social Forum: «Coniammo un nuovo vocabolario e non commettemmo errori prima e durante il vertice, la sconfitta è arrivata in seguito»

Nel riquadro, da sinistra, Francesco Tosi, Vittorio Agnoletto, Andrea Cegna

Nel riquadro, da sinistra, Francesco Tosi, Vittorio Agnoletto, Andrea Cegna

È forse rimasto deluso chi si aspettava un incontro "arrabbiato", sale sulla ferita che i fatti di Genova, nel 2001, lasciarono nella società civile, nella politica, in una galassia di realtà che oggi sono annoverate sotto l’etichetta di Terzo Settore, oltre che in singole persone. Perché l’appuntamento di ieri al Circolo Gagarin con Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Genoa Social Forum (video in fondo), e Andrea Cegna, giornalista e attivista politico, ha provato a battere una strada diversa. Quella che parte, sì, dalla ricostruzione, dalle prese di posizione, anche dalla rivendicazione. Ma che poi si avventura sul terreno dell’analisi, raggiunge il presente, prova a guardare avanti. Moderati da Francesco Tosi, già presidente del circolo, Cegna e Agnoletto, partendo dal libro di quest’ultimo, “Il G8 di Genova ieri, oggi, domani”, hanno parlato a una platea nutrita e partecipe, oltre 150 persone tra manifestanti che al G8 andarono, simpatizzanti di allora e di adesso, ragazzi, alcuni dei quali nel 2001 non erano ancora nati.

L’origine, il Social Forum, il black bloc

«C’era l’idea che si muovesse qualcosa di importante, in grado di provocare un cambiamento epocale, con persone che provenivano da tutti i continenti» ha premesso Agnoletto, ricordando un modo di trovarsi e di comunicare senza social, accennando a una delle sorgenti principali del movimento, in Brasile, a opera del mondo sindacale e cattolico, oltre che la battaglia cruciale per la salute (Agnoletto, medico, è stato presidente di Lila – Lega Italiana Lotta contro l’Aids). «Abbiamo costruito un nuovo vocabolario, l’espressione “beni comuni”, a indicare quelli che non possono essere soggetti alle leggi del mercato, non esisteva. C’era un’unità mai vista, le iscrizioni formali al Social Forum da associazioni, realtà assortite e sigle da tutto il mondo furono 1.187. Si contarono centinaia e centinaia di seminari, incontri, approfondimenti».

«Si produsse un immaginario – ha aggiunto Cegna – Genova divenne quasi un’ossessione, se ne parlava sempre e ovunque, in tutti gli incontri, in tutti i concerti… Dalla provincia di Varese partirono forse 15 pullman. Ci fu un’estetica: le mani bianche, le tute bianche. Anche i black bloc, realtà con cui ci siamo scornati». Cegna ha, fra l’altro, ammesso di avere assunto una posizione in qualche modo fatalista su esistenza e azioni del cosiddetto “blocco nero” («In America Latina è presente in tutte le manifestazioni» ha dichiarato, accennando all’emersione a suo avviso inevitabile di un disagio profondo) mentre Agnoletto è stato netto: «I black bloc furono antagonisti al movimento, ci identificarono come un avversario e fecero un danno enorme».

I temi di sempre, il contesto cambiato

I temi toccati a Genova, ineludibili anche per chi, nelle istituzioni e nella società, non provò la minima simpatia per il Social Forum, furono di amplissima portata: la salute, l’ambiente, le risorse alimentari, l’acqua, la guerra… «Allora, però, la situazione era diversa – ha affermato Agnoletto – nel 2001 le potenze mondiali cercavano ancora di giustificare le proprie scelte: un attacco militare serviva a “esportare la democrazia”, si cercava la copertura dell’Onu… Le Nazioni Unite, con tutte le loro articolazioni, sono diventate irrilevanti. Ora avere la forza per scatenare una guerra significa avere il diritto di farlo. È in discussione addirittura l’idea di Stato moderno e borghese così come l’abbiamo conosciuto finora: il potere esecutivo tende a svuotare quello legislativo, tenta di sottomettere il potere giudiziario e di limitare quello mediatico».

Un altro mondo è possibile? E un altro movimento?

«Lo slogan di allora, "Un altro mondo è possibile", - ha ricordato Tosi -  si è evoluto in "Un altro mondo è necessario", poi "urgente"».  Inevitabile la sollecitazione sulla possibilità di un altro movimento, simile ai Social Forum. Cegna: «La realtà rema contro. Chi si impegna in qualcosa del genere ha bisogno di dedicare tempo, energia e cura. Se la precarietà lavorativa e di vita ti costringe ad avere due, tre lavori tutto si perde nelle difficoltà quotidiane».

Secondo Agnoletto in astratto i margini ci sono: «Bisogna immaginare, costruire spazi liberati e sperimentali». Tenendo presente, a parere dell’ex portavoce, l’esempio offerto dall’ultimo referendum sulla Giustizia, con i giovani protagonisti nella vittoria del No e nell’innalzamento della partecipazione. «Ma attenzione – ha aggiunto – in un referendum c’è consapevolezza che il voto può decidere qualcosa. Non c’è, quindi, un passaggio automatico dal referendum al voto politico: il secondo è diverso, è una richiesta di delega. Perché non ripartire tornando a strumenti come il bilancio partecipativo e i referendum su questioni essenziali nei comuni? Perché non intrecciare la democrazia diretta e quella delegata?»

La sconfitta, la sofferenza, i giovani

L’obiettivo auspicato a fine serata è stato il coinvolgimento dei giovani. Ancora Agnoletto: «Loro possono ripartire. Fra l’altro senza avere sulle spalle il peso della ferita che è stata Genova, di quella sofferenza, di quella sconfitta. Prima e durante i giorni del G8 non sbagliammo nulla, tanto che il movimento all'inizio resse. Sbagliammo dopo, non riuscimmo ad adattarci a uno scenario profondamente mutato con l’11 settembre (Cegna ha individuato nella guerra in Afghanistan, scoppiata nonostante una mobilitazione mondiale senza precedenti, una fonte di frustrazione e disillusione diffusa ed esiziale, Ndr). Però attenzione: la mobilitazione di quegli anni fu sconfitta nel cosiddetto mondo occidentale, in Europa. In altre zone del pianeta quel movimento ha vinto, dall’America Latina all’India. Perfino le primavere arabe, in qualche modo, si collegano a quell’esperienza».

Gli appuntamenti del Gagarin su Genova 2001 si conclude sabato 18 luglio con una serata dedicata al racconto letterario, cinematografico e testimoniale a partire dal volume "Cara Genova ti odio" con cui nel 2011 l'associazione 21per1 raccolse testi di fiction, non fiction e poesie. Con Rosy Battaglia, giornalista, Carolina Crespi, Alice Cucchetti e Ilaria Mantegazza, socie fondatrici di 26per1.

Stefano Tosi

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore