Infiniti momenti si fondono, camminando sul sentiero dei ricordi con Giannino Gallazzi: in questi giorni, ciascun tifoso di oggi e ieri ha condiviso i propri. Perché Giannino è sempre stato accanto a tutti con la sua passione genuina per la Pro Patria, quella che dà e non pensa a prendere. Che incoraggia e se critica, è per spronare, mica per abbattere. Che unisce, tutti, e tutti ricorda. Perché è la sua Pro Patria, ma non un patrimonio esclusivo, piuttosto una gioia da condividere sempre.
Una guida, un esempio, una colonna del Pro Patria Club, un amico. Quest'ultima, forse, la definizione che gli sarebbe piaciuta ancora di più. Ma non è nemmeno vero questo, perché di ogni immagine è senz'altro grato.
E perché lui era così, accogliente e desideroso solo di far stare bene: in una partita o con un risotto al club, o con una chiacchierata in giro. Lo incontravi allo stadio, ma anche per strada pedalando e si fermava allegro a conversare, preferibilmente di Pro Patria, chiaro. Ripenso alle tante volte in cui ciò è accaduto, a ogni incontro fortuito, specialmente in bici per viale Alfieri, perché essendo avvenuto per caso suonava ancora più come un dono. E giù a raccontare, analizzare, ma sempre con il sorriso. Anche quando gli dicevi: mi spiace, Giannino, con quel mondo lì ho chiuso, non è più quello dell'armonia e del puro divertimento di un tempo. Pazienza, lui non ti giudicava e quell'armonia te la donava proprio col suo sorriso saggio.
Andando oltre. Persino oltre ogni confine. Ecco un'immagine che non potrò mai dimenticare, la immortalai in un video anche se per pochi secondi. A Roma, durante la mitica trasferta da Papa Francesco di 13 anni fa, Giannino è accanto alla sua Maria Pia nel gruppo di tifosi. A un certo punto intercetta con lo sguardo un giovane che indossa una maglia a strisce orizzontali, che richiama quella dei tigrotti. Il nostro mito si ferma e apprende che quel ragazzo è sudafricano: un amante del rugby, non del calcio. Rivedo cento volte e più quella scena di Giannino che gli sistema uno stemma adesivo della Pro sul petto. L'indice puntato con solennità, oltretutto dalle parti di una statua di Cesare, le parole che contano, ripetute: «Pro Patria«. Si ride, anche se c'è qualcosa di commovente, come se fosse una cerimonia.
Come adesso, Giannino, come sempre. Perché da sempre ci sei stato per noi e adesso non puoi veramente andare via: neanche domani quando ti rivolgeremo quello che chiamano l'ultimo saluto (LEGGI QUI).
Perché tu ci hai insegnato che le cose - persino il divertimento - vanno prese seriamente, mai con pesantezza. Che gli amici non vanno dimenticati mai e che bisogna essere riconoscenti di ciò che ci affidano. Che bisogna vivere, a fondo, ciò che si ama. Valori non gridati, bensì incarnati in ogni passo, in ogni pedalata, in ogni grido allo stadio, in ogni gesto per la tua famiglia, i tuoi amici o anche solo per un giovane che viene da lontano, incontrato per pochi minuti.














