Sono vere e proprie opere d’arte i costumi con cui i volontari della Pro Loco di Fagnano Olona, presieduta da Vincenzo Neri, possono calarsi, letteralmente, nei panni dei nobili del periodo storico tra XV e XVI secolo.
Stoffe, passamanerie, pizzi, nastri e tanto altro vengono trasformati dalle abili mani delle sarte in vestiti, mantelli, copricapi e accessori colorati per uomini e donne (e anche qualche bambino e qualche ragazza) di alto rango.
Alcuni capi della “collezione” della Pro Loco hanno ormai parecchi anni, mentre altri sono più nuovi: attualmente le volontarie che si occupano dell’arte del taglio e cucito sono al lavoro per incrementarne il numero, che ad oggi arriva ad una trentina di abiti.
Elena Zoccarato è una sarta professionista, Antonella Bascialla ha imparato a cucire in casa e ha seguito un corso, Maria Rosa Zuccherato ha iniziato guardando la mamma che cuciva i costumi per il Palio che si teneva un tempo in paese.
Da quando, pochi anni fa, sono entrate a far parte dell’associazione, si sono armate di ago e filo per permettere ai figuranti di avere abiti degni degli aristocratici. Ognuna ha il proprio ruolo. Antonella si occupa soprattutto dei sotto abiti e delle finiture, dei pizzi, dei nastri, degli orli, delle borse, del taglio. Maria Rosa è l’addetta ai ricami, agli accessori, agli abbinamenti e alle finiture, mentre Elena si dedica alla progettazione, alla direzione e al taglio.
E all’occorrenza non mancano gli aiuti, da quello dei parenti a quelli di altri volontari, come Silva.
La ricerca
L’epoca che le opere sartoriali richiamano, racconta Elena, è quella tra il 1480 e il 1520, quando il castello di Fagnano era la residenza estiva dei nobili. Dame, cavalieri, armigeri, e tanti altri personaggi sono coloro che vengono rappresentati durante gli eventi.
I costumi sono il risultato di un grande lavoro, non solo fisico, ma anche in termini di ricerca storica. Gli indumenti infatti, come sottolineano le sarte, devono essere il più fedeli possibili a quelli dell’epoca. «Partiamo dalla documentazione – afferma Maria Rosa - dai libri, dalle figure, dai dipinti, dai film e vediamo cosa possiamo realizzare in base ai tessuti che abbiamo a disposizione».

I materiali
I tessuti sono il frutto di donazioni: possono essere ad esempio pezzi fallati o timbrati male, provenienti da tintorie e da aziende. «Per noi sono una manna – dice ancora Maria Rosa – perché riusciamo a recuperarli per fare anche solo un inserto».
Alcune stoffe sono regali di attività che chiudono, mentre una socia dà una mano con gli scampoli. «Ma tutto può tornare utile, anche i copriletti delle nostre mamme» precisa Antonella che, aggiunge: «ci vuole fantasia».
A volte per chi deve svuotare una casa il materiale che trova non vale nulla, ma per le sarte della Pro Loco può essere utilissimo. «Quello che riceviamo – evidenzia Maria Rosa - cerchiamo di sfruttarlo al meglio».
Gli abiti vengono creati in base alle misure dei figuranti: per completarli ci vogliono anche diversi mesi.
L’indumento, essendo destinato alla nobiltà, è di tessuto prezioso (si usano seta, broccati, velluti, damaschi) e può essere arricchito con ricami, perle, bottoni, pizzi, passamanerie. Elena, Maria Rosa e Antonella pensano inoltre agli accessori, come cappelli, borse, cinture, gioielli, ventagli, scarpe, e all’acconciatura.
«Si cerca di mantenere gli abbinamenti e i colori che si utilizzavano all’epoca. Le tinture erano naturali – spiegano le volontarie – per cui ad esempio non potremmo mai fare un abito bianco ottico perché non c’era. Anche con le lavorazioni cerchiamo di avvicinarci a quelle di allora, usiamo le mani il più possibile».
È interessante anche scoprire le differenze nella moda. Allora ad esempio, raccontano le sarte, si facevano accostamenti oggi improponibili, mettendo insieme ad esempio l’arancio e il rosso. Gli abiti blu invece erano i più difficili da trovare perché erano particolarmente preziosi.
«L’attività è creativa, stimolante, ma non per tutti. Serve tanta pazienza – è il parere di Maria Rosa – e bisogna sentire dentro la passione».
Qualcuno che voglia aggiungersi al gruppo è ben accetto: la richiesta di abiti da parte dei figuranti, e quindi la mole di lavoro, è tanta.
I prossimi progetti
Le volontarie hanno le idee chiare. «Il primo passo è finire i vestiti per i nobili, in modo da avere un bel gruppo che possa sfilare in corteo (attualmente composto da una ventina di persone). Vorremmo ricreare – dicono – la corte storica dei Visconti e capire quali erano i personaggi»
Non solo. «Poi l’idea è di passare ai popolani – affermano – e successivamente di ricreare gli antichi mestieri».
Insomma, il lavoro è parecchio, ma i risultati parlano da sé. Per le sarte la soddisfazione più bella è vedere gli abiti indosso a chi sfila e le persone che sorridono.
«È una soddisfazione anche fare qualcosa per il paese visto che non abbiamo né mare né altro. E con questo castello valorizziamo anche la Valle» conclude Elena.




















