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Calci in aria | 21 aprile 2026, 09:40

L’INTERVISTA. Da cosa far rinascere il calcio? La ricetta dell’ex tigrotto Temelin

Gianluca è il responsabile tecnico degli allenatori a Villa d’Almè: «Abbiamo ancora le possibilità di lavorare, far crescere, appassionare questi ragazzi allo sport più bello del mondo»

L’INTERVISTA. Da cosa far rinascere il calcio? La ricetta dell’ex tigrotto Temelin

C'è chi aveva intuito con abbondante anticipo che il calcio italiano era all'anno zero e si è immediatamente messo al lavoro per riprendere la salita. Non ha atteso la disfatta di Zenica per costatare che la terza mancata qualificazione ai mondiali certificava la prostrazione in cui vive il calcio tricolore. Una eliminazione ancor più grave delle due precedenti in considerazione dell'ampliamento della platea delle partecipanti da trentarsei a quarantotto squadre.

Nella bergamasca si lavora da qualche anno ad un progetto che privilegia la tecnica, la sagacia nel saper giocare la palla coi piedi anziché la tattica. Nulla di straordinario: l'uovo di Colombo. Eppure l'Italia pallonara ha perso di vista la sua stella polare e paga lo smarrimento.

È Villa d'Almè la sede di questo laboratorio ed il responsabile tecnico degli allenatori è l'ex tigrotto Gianluca Temelin. Il Villa Valle (serie D) non rientra nella categoria delle abusate “scuole calcio”, ma «ci avvaliamo di osservatori che vanno sui campi per vedere ragazzi che meritano e che soprattutto siano, prima di tutto, dotati tecnicamente – fa sapere il bomber biancoblù – non ci interessa la loro fisicità, ma se sanno giocare al pallone».

Temelin si occupa «dell'attività di base e cioè i Pulcini e gli Esordienti, mentre Gigio Orlandini (e di Atalanta, Inter, Milan, Verone ndr) – rivela -  di occupa dell'agonistica».

È un lavoro certosino ed anche personalizzato quello di Temelin. Spiega: «Prendo 3 ragazzi del 2015 e tre del 2016, a rotazione e, due volte alla settimana, per tre mesi, con allenamenti di 45 minuti. Il primo mese faccio esercitazioni tecniche, il secondo spiego la protezione della palla con o senza avversari ed il terzo l'uno contro uno. A questo lavoro si aggiunge anche la partita e gli allenamenti tradizionali».

Orlandini s'interessa delle altre categorie e «quando giochiamo in casa filmiamo tutte le partite che poi vengono riviste coi tecnici e con i giocatori per individuare gli errori con lo scopo di migliorarci. I video non sono previsti per l'attività di base perché i ragazzi si devono divertire e soprattutto devono essere liberi di sbagliare».

Un lavoro che ha portato tutte le squadre del Villa Valle ad essere nella categoria Elite  e «cinque o sei ragazzi sono già andati nel settore giovanile dell'Atalanta, la società con la quale siamo affiliati e che ci manda i suoi allenatori per formare i nostri elevando il nostro livello».

Per il goleador tigrotto (40 gol in tre stagioni) non occorre inventarsi chissà cosa per rimettere in piedi il calcio italiano: è il pallone. «Quando eravamo ragazzi giocavamo all'oratorio, nei campetti o in strada e poi andavamo agli allenamenti - ricorda - giocavamo ore con il pallone tra i piedi ed avevamo una grande sensibilità nei piedi. Venendo a mancare certi riferimenti, ora dobbiamo dedicare più tempo con la palla durante gli allenamenti e, per fare questo, ci vogliono le strutture. Ed è uno dei motivi della crisi del calcio che è in difetto da questo punto di vista oltre ad un certo tatticismo che ha messo un po' in disparte la tecnica. Fortunatamente al Villa Valle disponiamo di tre campi di cui uno a undici, uno a sette ed uno a cinque. Abbiamo le possibilità di lavorare, far crescere, appassionare questi ragazzi allo sport più bello del mondo».

Giovanni Toia


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