È successo lunedì sera a Cremona, prima della gara di serie A tra Cremonese e Fiorentina. A un bambino, tifoso viola, viene impedito di esporre in tribuna uno striscione di sostegno alla propria squadra. “Un eccesso di zelo”, commenterà la società grigiorossa, scusandosi con il piccolo Tommaso per il gesto degli addetti dello stadio. Ci sarebbe da chiedersi perché i controlli non siano stati altrettanto zelanti in curva durante la partita con l’Inter, sempre allo stadio Zini, quando alcuni imbecilli della curva ospite lanciarono petardi, mettendo a rischio l’incolumità del portiere della Cremonese, Audero. Ma non è questo il punto.
L’episodio di lunedì sorprende soprattutto perché avvenuto in una terra con profonde radici umane, dove il calcio si vive con passione, senza esasperazioni. Un calcio “pane e salame”, come si è sempre detto: basato su solidi principi, competenza e idee, ma sempre con il sapore della sana semplicità, perché il pallone è prima di tutto uno sport.
Se anche il calcio business, il calcio tecnologico, il calcio burocratico, il calcio delle televisioni sta intaccando un pezzo di Lombardia, c’è da chiedersi: dove andremo a finire? Se un’idea distopica del calcio sta ammorbando anche l’ambiente grigiorosso, occorre riflettere sul futuro di questo sport che, a dirla tutta, non gode di buona salute: ha già mancato due volte i Mondiali e teme l’arrivo di una terza sentenza, che tutti speriamo sia di assoluzione e non di “terza condanna”.
Apriamo le tribune ai bambini e ai loro striscioni, apriamole alla loro allegria e alla loro gioia. Facciamo loro spazio, anche a scapito dei benpensanti attenti alla critica e lontani dal tifo, degli sponsor che certo “danno”, ma nel rapporto costi-benefici hanno la meglio i secondi, altrimenti avrebbero già “bucato” il pallone.
Chi salverà questo calcio spezzatino, questo calcio televisivo che purtroppo invade anche la Serie C? Saranno solo la passione e lo stupore dei ragazzi, i loro occhi che brillano nel vedere dal vivo i loro giocatori e il loro incessante incitamento per tutta la partita, spingendoli a urlare gol.
Che bello sarebbe se, nel prossimo weekend calcistico, sulle tribune di tutti gli stadi comparissero striscioni con la scritta “Siamo tutti Tommaso”. Ci alzeremmo in piedi ad applaudire. Il pallone ha bisogno di freschezza.









