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Calcio | 19 febbraio 2026, 15:15

IL RICORDO. I libri, il mare, le battute e la certezza: c'è sempre un momento bellissimo nella vita, persino di mercoledì

Marco Grecchi era un tifoso autentico e ce l'aveva scherzosamente solo con il giorno più lontano dalle partite della sua Pro Patria. La coerenza: «Io per novanta minuti sostengo sempre i giocatori, sono i miei ragazzi». Il valore dell'amicizia, la famiglia che adorava e la capacità di unire le persone

Marco e gli amici al Poppinjay

Marco e gli amici al Poppinjay

L'immagine nitida della prima volta che ti ho visto fuori dal tuo ambiente naturale, ovvero lo stadio. Mi trovavo in centro - in quell'incrocio magicamente bustocco tra via Milano e via Don Minzoni - con un amico a bere un caffè e ti abbiamo incrociato. In giacca e cravatta, da impeccabile commercialista. La persona con me, ti chiede: «Come va, Marco?».

E tu rispondi, con un sospiro: «Questo è il giorno più brutto».

Ci sentiamo impensieriti e investighiamo, al che tu spieghi: «Oggi è mercoledì, il giorno più brutto. Troppo lontano dalla scorsa domenica, quindi dall'ultima partita, e così dalla prossima». Un punto di equilibrio, che equilibrio non era, perché segnava la distanza da ciò che ci è caro. Me l'avresti detto anni dopo, quanto ti confessavo la nostalgia per il mio figlioccio, decisamente oltre confine: «Le persone cui teniamo di più e cui vogliamo più bene sono spesso le più lontane».

Spesso, non sempre, per fortuna o benedizione. Medito ogni parola che hai pronunciato, innamorato e ammirato, su tua moglie Paola, tigre quanto te durante il cammino ostinato della malattia. E su Marcello, tuo figlio, che ti rendeva così fiero. Ti giravo una vecchia foto con lui allo stadio Speroni e sorridevi: quando l'hai scattata?

Quando potevo, ti invitavo alla trasmissione "Stadio Aperto" (una mitica con un giornalista British come te, Giovanni Castiglioni, la si può rivedere QUI). Quante battute, di quell'ironia che non declinavi mai in sarcasmo, mi mandavi di solito, eppure coltivavi ed esponevi una certezza: durante i 90 minuti fatidici c'era un solo atteggiamento da tenere, spronare i tigrotti.

«Sono i miei giocatori in questa stagione, in futuro e in passato. Potrebbero essere miei figli, quasi nipoti. Sono ragazzi che giocano per la Pro Patria». 

Ancora, dobbiamo tutti essere dalla stessa parte: vedi che anche stavolta tu sai unire le persone? Via dalle questioni societarie, conta il bene della Pro Patria. Basta che chi arriverà sia al comando definitivo e prenda le decisioni con questa cura. Se adesso sfoglio i vecchi Tigrottini, i tuoi "sPROloqui (diario semiserio di un tifoso qualunque)" pubblicati sul giornale del Pro Patria Club, mi sembra che tu sia profeta in tutto. Tipo quando esordivi "Lettera a un campionato mai nato":  pare scritto oggi.

Nelle nostre conversazioni via Whatsapp, ti raccontavo che un giocatore stava per ricevere la proroga del suo contratto. E tu: “Bene. Da magazziniere?". Ma non disprezzavi mai nessuno, perché erano i nostri ragazzi. Tu sei l'unico che mi hai persino dato ragione su un bomber da molti ripudiato e da me difeso fino alla prova definitiva: «Ma sai che forse avevi ragione tu e c’entra qualcosa col calcio? In effetti sono contento di avere sbagliato - massima concessione che si smorzava così -  Anche un orologio scassato segna l’ora esatta due volte al giorno».

Oppure quando finalmente sembrava cambiare il vento: «Ancora 10 giornate e ci qualificavamo per il Qatar».

Con la pandemia e il post pandemia non è stato sempre facile vedersi: in ufficio, mi aspettavi con i libri. Eri lì appena potevi, non per stakanovismo, ma perché amavi il tuo lavoro e volevi impegnarti per il bene di tutti, con ogni energia. I ricoveri si susseguivano e tu non nascondevi le difficoltà, ma evidenziavi ciò che valeva molto di più: la vita. Potevi essere in ospedale, ma appena ti annunciavano che saresti uscito, mi scrivevi: «Ci sono già passato: momento bellissimo». 

Ogni momento è bellissimo, Marco.

Quando c'è la festa della donna, perché puoi rivolgerti a tutte noi: siete importanti e preziose.

Quando si può lasciare l'ospedale e andare al mare, poche ore, pochi giorni (ma non sembrano infiniti?), un pranzo sulla riva e gli occhi di chi ami che si posano su di te. 

Quando c'è da ritirare una targa in nome del vecchio amico Francesco Bonfanti a Crespi d'Adda e tu sai che non puoi mancare. 

Quando il tuo mister preferito, perché si è connesso con te e ha captato il tuo valore, ottiene un nuovo, prestigioso incarico e tu piangi di gioia per Ivan Javorcic: va alla Juve, chi se ne frega, tu prima di essere un interista sei un amico. 

Quando compri un nuovo libro e un giallo si svela, prima di affiancarsi agli altri nelle tue infinite librerie.

Quando gli amici ti convocano al Poppinjay per dirti grazie sottovoce, perché tu non vuoi che esagerino, o anche solo per bere una birra. Solo?! Dio mio, è un momento bellissimo.

Marco, hai ragione tu: la vita ogni giorno offre un momento bellissimo. Persino di mercoledì.  

Marilena Lualdi


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