Alla fine, dopo le note risuonate tante volte alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, incolonnati dietro a mamma, papà e fratello di Gabriele Giorgetti, gli amici hanno solcato la folla radunatasi dentro e fuori San Gaudenzio per il funerale. Hanno liberato un palloncino rosso che è volato via in un attimo, veloce come la Ferrari di cui il 24enne fagnanese era appassionato. Hanno letto un messaggio di saluto e riconoscenza per il ragazzo con cui hanno condiviso tanto. E si sono stretti in un abbraccio bagnato da una pioggia lieve che si è mischiata alle lacrime.
Accanto a loro la famiglia di Gabriele, intorno una piazza gremita e silenziosa, tante persone ancora sgomente. Persone ammutolite, ragazzi non solo di Fagnano (Gabriele era molto conosciuto anche oltre i confini dell’oratorio, fra l’altro al Centro giovanile Stoà di Busto), famiglie, parrocchiani, semplici cittadini colpiti da un lutto improvviso quanto doloroso.
Nell’omelia, don Simone Chiarion ha accostato Gabriele al granello di senape da cui nasce una grande pianta. E ha ritratto il giovane appoggiandosi al Vangelo di Luca: «Chiedeva. Su tutto poneva domande che a volte erano uno spillo, che non provocavano male ma facevano pensare (…) Cercava. Cercava il senso della vita, il bene suo, perché voleva essere felice, e il bene degli altri. Bussava. Alle porte dell’oratorio, della parrocchia, del decanato, di Stoà (…) Oggi ci rimane la sua testimonianza semplice e accorata che dice: la vita è una cosa bella. Era necessario che morisse per riceverla così forte, questa testimonianza? Non ho una risposta. Ma sembra quasi che la morte la imprima sul cuore. Mettimi come sigillo sul tuo cuore (…) perché forte come la morte è l’amore, dice il Cantico dei Cantici».

Ricordati i lutti per Matteo Brunazzo (vedi QUI), scomparso anche lui a 24 anni, e di Luca Re Sartù (QUI), reduce dalla Giornata Mondiale della Gioventù, don Simone si è rivolto alla famiglia, mamma, papà e fratello, sottolineando la bellezza dell’iniziativa avviata per consentire a quanti più giovani possibile di vivere l’esperienza della Gmg, la prossima a Seul (vedi QUI), alla quale Gabriele non voleva mancare.
Nel messaggio inviato innanzitutto alla famiglia dal vescovo Luca Raimondi, il ricordo vivido del giovane che aveva pregato col papa a Lisbona. In distribuzione all'ingresso della chiesa, oltre al ritratto di Gabriele, una foto che ritrae il ragazzo di spalle, addosso la t-shirt di animatore all'oratorio, un po' divisa un po' seconda pelle. Piedi in un nevaio, mano a proteggere gli occhi, sguardo puntato verso un altrove.
Diretto e forte il commiato di don Simone: «Grazie di tutto Gabri. Ci vediamo in Paradiso».


















