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Sport | 23 gennaio 2026, 19:56

FOTO e VIDEO. «Io, la fiaccola e quella bolla magica»: i 300 metri da sogno di Antonio Belloli

L’imprenditore bustocco racconta l'emozione a Ronchi dei Legionari, in Friuli Venezia Giulia, dove oggi ha impugnato la torcia olimpica di Milano-Cortina 2026: «Scendi dal pulmino e il mondo si ferma, senti solo di portare un messaggio di pace». A seguirlo e incitarlo c'era il "Team Tony" composto dalla famiglia e un nutrito gruppo di amici

Quei trecento metri non sono stati solo una corsa. Sono stati un tuffo in una "bolla" magica, dove la fatica svanisce e resta solo l'emozione pura della storia che ti passa tra le mani. Oggi, venerdì 23 gennaio, il fuoco sacro di Olimpia ha illuminato il volto di Antonio Belloli. L’imprenditore di Busto Arsizio (LEGGI QUI), noto volto dell'azienda Aspesi e responsabile del golf alla Liuc, ha compiuto la sua missione di tedoforo a Ronchi dei Legionari, tappa fondamentale nel viaggio della fiamma verso i Giochi Invernali di Milano-Cortina.

Inserita nel tour che porta la fiaccola verso la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi 2026 (che passerà da Busto il 4 febbraio), la 47esima tappa era in Friuli Venezia Giulia e ha toccato luoghi simbolo come Aquileia e Monfalcone per poi dirigersi verso il gran finale a Trieste. A Ronchi dei Legionari, paese in provincia di Gorizia reso noto per "l'impresa di Fiume", Belloli ha vissuto la sua frazione nel primo pomeriggio, avvolto nella divisa bianca ufficiale e, soprattutto, nell'affetto della gente che ha trasformato una strada di provincia in un palcoscenico olimpico.

"Pelle d'oca e una bolla magica"
È un Belloli ancora carico di adrenalina quello che racconta i momenti immediatamente successivi alla sua frazione. «È andata benissimo, è stato incredibile – racconta il bustocco – Ho ancora la pelle d'oca. La cosa più emozionante è quando scendi dal pulmino: sei lassù con gli altri tedofori e quando tocchi terra tutta la gente assiepata ti riempie di applausi, ti incitano. È bellissimo».

Il protocollo è rigido ma ricco di pathos, un rituale antico che si ripete uguale a se stesso ma sempre diverso per chi lo vive. «Scendi con la tua fiaccola spenta e ti metti in posizione. Aspetti circa cinque minuti che arrivi il tedoforo precedente. Appena arriva, avviene il "bacio" tra le torce: ti accendono la fiamma e parti».
La sensazione descritta da Belloli è quella di una sospensione dalla realtà: «Ti senti dentro una bolla. Noi tedofori siamo di fianco al pubblico ma in uno spazio tutto nostro, protetto. Ti senti libero, sai che anche se sbagliassi qualcosa non ci sarebbero problemi. È una sensazione fantastica: il pensiero di avere in mano quel fuoco, di portarlo per amicizia e per pace, ti entra dentro mentre corri».

Il tifo da stadio della famiglia
A bordo strada, a sostenere "Tony" in questa avventura, c'era una delegazione speciale guidata dalla moglie Elisabetta Bonfanti e da un gruppo di amici storici, partiti appositamente da Busto per non perdersi l'attimo. "Quella festosa dozzina". «Ho ancora un po' di pelle d'oca anch'io – confessa Elisabetta subito dopo aver accompagnato il marito insieme alle figlie Vittoria ed Emma, il bassotto Tequila e tutto il "Team Tony", con tanto di magliette e felpe personalizzate – Eravamo in tanti lì a vederlo, è stato bellissimo». Il gruppo bustocco si è fatto sentire eccome, in un tripudio di allegria per Antonio. 

Verso la festa di Trieste
La corsa di Belloli si è svolta a Ronchi dei Legionari, ma la giornata della fiamma olimpica è stata lunga e articolata. Partita stamattina da Musile di Piave, la staffetta ha attraversato centri storici significativi come Concordia Sagittaria e Portogruaro. Dopo il passaggio suggestivo ad Aquileia, patrimonio Unesco, la torcia è arrivata nelle mani di Belloli e degli altri ventinove tedofori impegnati nella tratta Ronchi-Monfalcone.

Poi la carovana, con Belloli e famiglia al seguito, si è spostata verso Trieste. L'arrivo è avvenuto intorno alle 19.30 nella maestosa Piazza Unità d'Italia, affacciata sul mare, dove è stato acceso il braciere celebrativo. «Adesso andiamo a goderci la festa a Trieste – conclude Belloli –. Lì ci sarà il villaggio olimpico, la festa in piazza». Per un giorno, l'imprenditore che "guarda tutto lo sport, anche di notte" non è stato spettatore, ma protagonista assoluto. E quei 300 metri di corsa, fatti col sorriso, resteranno per sempre nel sua medagliere personale.

Giovanni Ferrario

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