Sfida, ostentazione, menefreghismo, cinismo, vittimismo. Sono le sensazioni provate nel leggere le parole di Elia Del Grande nel post scritto sulla sua pagina Facebook appena riaperta e nella lettera inviata ai colleghi di VareseNews.
Alle quali non possiamo però non aggiungere disappunto per non aver letto nemmeno una riga, un pensiero, una parola su coloro che Del Grande ha assassinato e che erano la sua mamma, il suo papà e suo fratello. Forse Del Grande ha dimenticato tutto, la strage, il sangue, la morte, ma Cadrezzate no, non dimentica e non può dimenticare una ferita così profonda. Tutti noi non possiamo dimenticare.
È paradossale che un assassino oggi si dica vittima dell’ingiustizia di un sistema che, a suo dire, non funziona e per questo fugga: non siamo forcaioli, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai, ma siamo allo stesso modo convinti che la pena debba svolgere una funzione rieducativa.
Ma c’è un limite a tutto, anche alla decenza e Del Grande con quel post e quella lettera lo ha ampiamente superato. È il limite che si deve prima di tutto al senso di umanità e di dignità per le vittime che per giunta non erano degli sconosciuti ma i suoi genitori e suo fratello. E ci disgustano altrettanto i consensi che Del Grande ha ricevuto e riceve sui social da “ammiratori” e “ammiratrici” e nemmeno una parola sulle vittime, quelle vere.
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