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Busto Arsizio | 26 settembre 2023, 07:30

L'Università popolare alza il sipario con Piero Chiara

Dello scrittore di Luino parlerà Alberto Brambilla, mercoledì 27 settembre, al Museo del Tessile. Racconterà particolari interessanti sulle storie, i luoghi e le persone frequentate dall’autore del lago Maggiore e anche aneddoti

L'Università popolare alza il sipario con Piero Chiara

Lo scrittore di Luino sale alla ribalta dell’attenzione dell’Università cittadina per la cultura popolare. Sarà proprio lui, Piero Chiara, ad alzare il sipario del cartellone degli incontri al museo del tessile. Dell’autore nato a Luino nel 1913, delle sue storie, i suoi luoghi e le persone parlerà Alberto Brambilla, mercoledì 27 settembre alle 15.30, dando il la alla nuova stagione.

Argomento dell’incontro, in primis, la biografia. Brambilla traccerà la figura di uno scrittore dall’infanzia irrequieta, riflessa negli scarsi risultati scolastici. Di uno scrittore – strano solo a pensarci – che ha dovuto rifare la terza elementare e la seconda ginnasio, che era avvezzo a marinare la scuola e che finalmente è riuscito a superare da privatista gli esami per la licenza complementare.

Si parlerà del periodo trascorso a Roma, a Napoli, in Francia, della sua forte miopia tanto che fu riformato per la leva militare

«Nell'ottobre 1932  vinse un concorso come aiutante di cancelleria e fu inviato alla pretura di Pontebba, in Carnia e poi ad Aidussina e Cividale del Friuli – spiega il relatore - Dopo essere stato sorpreso con un'amante sul luogo di lavoro, trascorse un periodo di aspettativa sino alla primavera del 1934, quando fu mandato alla pretura di Varese. Anche qui perseguì i suoi interessi letterari, fortificando il proprio bagaglio culturale: lesse Baudelaire , Verlaine , Rimbaud , i romanzieri francesi e russi dell'Ottocento, ma anche Boccaccio Collaborò con alcuni periodici locali pubblicando alcuni articoli di arte».

Si parlerà delle sue avventure sentimentali e anche della sua fuga in Svizzera. «Dopo la breve chiamata alle armi, nonostante il suo disinteressamento alla politica -prosegue - fu costretto a fuggire in Svizzera  (1944 ) in seguito a un ordine di cattura emesso dal Tribunale Speciale Fascista  per aver messo, il 25 luglio 1943 alla caduta del Fascismo, il busto di Mussolini nella gabbia degli imputati del tribunale in cui lavorava. In Svizzera visse in alcuni campi in cui venivano internati i rifugiati italiani. Finita la guerra, insegnò lettere al liceo italiano dello Zugerberg e l'anno seguente tornò in Italia. Muore il 31 dicembre 1986, a Varese, dopo aver anche ricoperto numerosi incarichi nel Partito Liberale Italiano anche a livello nazionale. Lo scrittore fu inoltre affiliato alla Massoneria nelle logge di Varese, Milano e Como».

L. Vig.

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