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Busto Arsizio | 27 aprile 2023, 15:53

Il sostegno a un atleta verso il sogno delle Paralimpiadi. Il “regalo” per i cento anni di Nino Lualdi

In occasione dei cento anni della nascita di Nino Lualdi, la figlia Marilena con la famiglia ha voluto affiancare il ciclista Maurizio Romeo, ipovedente, che punta alle Paralimpiadi di Parigi del 2024. L’iniziativa è stata presentata questa mattina davanti ai ragazzi del liceo sportivo Pantani di Busto Arsizio

Il sostegno a un atleta verso il sogno delle Paralimpiadi. Il “regalo” per i cento anni di Nino Lualdi

La forza di un sogno. Quello di raggiungere un traguardo sportivo prestigioso, superando le prove che la vita può chiamarti ad affrontare. Anche le più dure.
E quello di ricordare una persona speciale in un modo altrettanto speciale, seguendone l’esempio di generosità.

Un sogno che ha trovato concretezza oggi, 27 aprile. In occasione dei cento anni della nascita di Antonio Lualdi, per tutti Nino, la famiglia ha voluto affiancare con un contributo il ciclista paralimpico Maurizio Romeo, ipovedente, che punta alle Paralimpiadi di Parigi del 2024. L’iniziativa è stata presentata questa mattina davanti ai ragazzi del liceo Pantani di Busto Arsizio, gli sportivi di oggi e di domani.

L’esempio di papà Nino

Nella palestra dell’oratorio San Luigi, il giornalista Roberto Bof, massimo esperto di sport paralimpico, ha ripercorso la storia di Maurizio Romeo, «la storia di un atleta», ha detto, ripulendola da ogni retorica. Un atleta che «con il Team Equa ha trovato l’ambiente giusto per rimettersi in sella e sognare. E il massimo che paratleta può sognare sono le Paralimpiadi».

Ad accompagnarlo in questo sogno c’è anche la famiglia di Antonio Lualdi, scomparso 15 anni fa. In occasione del suo centesimo compleanno, «abbiamo pensato di dare un contributo per permettere a qualcuno di realizzare un sogno. Di provarci, di lottare», ha spiegato la figlia Marilena Lualdi, giornalista e direttrice dell’Informazioneonline, affiancata dalla cugina Laura Pellegatta. Proprio lei le ha fatto conoscere – regalandole il primo libro – Daniele Cassioli, grande campione di sci nautico, cieco. Da un successivo incontro è nata l’idea di aiutare uno sportivo a raggiungere un sogno.

Nel nome di papà Nino: «Non ha potuto praticare sport a causa della polio che lo colpì a tre anni, ma lo ha sempre amato – ha ricordato la figlia –. E ha sempre aiutato le persone a realizzare i propri sogni».
Senza permettere alla malattia di fermarlo. Da dirigente dell’ufficio vendite dell’azienda Carlo Giani, ha portato i telai di Busto in tutto il mondo. «Ha viaggiato nell’Europa dell’est negli anni della cortina di ferro e in Sudamerica – ha raccontato Marilena Lualdi –. A Rio de Janeiro ha salito tutti i gradini del Cristo Redentore».

A testimonianza della grande forza di volontà, dimostrata anche quando, non essendoci alternative per affrontare dei tornanti, li percorse in retromarcia. «Se c’è un ostacolo ci può essere una soluzione e bisogna provare ad affrontarlo», è l’insegnamento.

«Nel buio si può trovare la serenità»

Maurizio Romeo ha parlato con grande onestà ai ragazzi, senza nascondere le difficoltà di un giovane trapanese «spensierato, che faceva tanti sport ed era una promessa dell’atletica leggera». Poi, a causa di una congiuntivite virale, «tutto a un tratto la mia vita è cambiata. È subentrata la depressione, la malattia più dura da superare».

Fino a quando, ascoltando in televisione la testimonianza di Fabrizio Macchi, campione varesino di paraciclismo, «ho scoperto che esisteva un modo parallelo a quello dei normodotati. E ho capito di poter raggiungere un grande obiettivo: le Paralimpiadi. Da lì, Maurizio si è riscattato. Mattone dopo mattone ho costruito la mia carriera sportiva».

«Il male è sempre raffigurato col buio, la pace con il bianco. Però anche nel buio si può trovare la serenità», ha detto agli studenti, esortandoli ad affrontare gli ostacoli della vita: «Siete il nostro futuro – il suo messaggio –. Voi potete rendere la nostra una società migliore. Dovete provarci».
Domenica Maurizio tornerà in sella per una gara, 40 giorni dopo un nuovo interventi a un occhio. «La malattia non ce l’ha fatta. Al prossimo round», la sfida.

«Ragazzi, abbiamo bisogno di voi»

Romeo gareggia per il Team Equa di Santa Cristina, nel Pavese, nato nel 2013. «Volevamo partecipare alle gare di paese – sottolinea il presidente Ercole Spada – ma dopo tre anni eravamo a Rio per le Olimpiadi, dove abbiamo vinto quattro medaglie d'oro e una di bronzo. A livello di club siamo la prima squadra al mondo, con 750 medaglie in dieci anni, di cui 10 olimpiche, e un centinaio di titoli italiani. È una fortuna avere ragazzi come Maurizio, ma anche tante persone che ci danno una mano, perché i costi sono elevati».

Ad ascoltare questa bella storia, c’erano anche il sindaco Emanuele Antonelli, la vicesindaco Manuela Maffioli, Cinzia Ghisellini, presidente di Assb e direttrice di Acof, i professori Marco Caccianiga e Chiara Lualdi, Chiara Massazza, già Regiù della Famiglia Bustocca, Giovanni Castiglioni, presidente del Panathlon Club La Malpensa, Giancarlo Toran, maestro della Pro Patria Scherma, Gianni Bisterzo, collega di Lualdi e figlio del grande pugile Bruno, Claudio Grillo, general manager di Renault Paglini, realtà da sempre attenta a sport e sociale.

«Quella di oggi è stata una lezione importantissima – ha evidenziato il sindaco Antonelli –. È vero che le istituzioni a volte non riescono a fare abbastanza in quest’ambito, ma ci sono tante persone e imprenditori che rendono Busto e la provincia delle eccellenze». Quindi un messaggio ai ragazzi: «Pensate anche a chi è meno fortunato e dategli una mano. Oggi nelle magnifiche associazioni vedo pochi giovani, abbiamo bisogno di un ricambio generazionale».

Riccardo Canetta

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