La mozione per guadagnare alla città di Busto lo status di co-capoluogo provinciale ha ottenuto, in Commissione Affari generali, il sì degli esponenti della maggioranza e di Giuseppina Lanza (Popolo, riforme e libertà), l’astensione di Maurizio Maggioni (Pd), Cinzia Berutti (Pd) e Max Rogora (Gruppo misto, recente il suo passaggio a Futuro nazionale). Ma di vere obiezioni all’idea che la città ottenga il riconoscimento non ne sono emerse.
Un po’ perché tutti riconoscono che Busto, con il suo territorio, pesa più di Varese in termini di popolazione, imprese, infrastrutture. «Il baricentro della provincia si è spostato» ha sintetizzato Marco Lanza (Fi). «Ormai in modo netto» ha rimarcato più volte il presidente di Commissione, Simone Orsi (Lega), che ha presentato la mozione con i colleghi Alex Gorletta (Lista Antonelli), Paolo Geminiani (Fdi) e, appunto, Lanza.
Ma non si tratta solo di far valere un primato demografico ed economico, con ciò che ci sta intorno. Si tratta di ottenere quello che Orsi chiama riequilibrio. Perché, questa la lettura, una città come Busto deve affrontare problemi e garantire servizi in proporzione al numero di abitanti e imprese. Ma è esclusa da alcuni bandi e finanziamenti appannaggio esclusivo dei capoluoghi. In molti casi, quando è ammessa, può ottenere risorse inferiori rispetto a città come Varese. Che beneficia anche di altre dinamiche: «Pensiamo ai nuovi agenti di Polizia arrivati recentemente in provincia. A Varese ne sono stati assegnati 13, a Busto due. Abbiamo migliaia di cittadini in più». Perché Busto dovrebbe diventare co-capoluogo e non capoluogo e basta? Ancora Orsi: «La procedura è più semplice dal punto di vista burocratico e non occorre ridisegnare confini».
Il sindaco ha calato a sua volta il discorso nel concreto: «Da questa azione possiamo avere solo benefici. Pensate al Comune: avrebbe più assessori e più dirigenti. A me, che faccio anche il tappabuchi, servirebbero. La città sarebbe seguita meglio. Mica chiediamo di avere la sede della Provincia qui, anche perché abbiamo già quasi tutto quello che ci serve. Non vogliamo portare via niente a Varese ma avvicinarci al suo livello. Iniziativa tardiva, intrapresa a fine mandato? Chi viene dopo può proseguire, siamo anche in contatto con città che hanno intrapreso lo stesso percorso, come Sanremo».
L’osservazione sulla tempistica è arrivata dal Partito Democratico. Che, per bocca di Cinzia Berutti, ha anche chiesto informazioni più dettagliate sul numero e sulla portata dei bandi e dei finanziamenti cui Busto è attualmente costretta a rinunciare («C’erano meccanismi simili anche nel Pnrr» ha sottolineato il primo cittadino»). Maurizio Maggioni, oltre a mettere in guardia da iniziative che si basano solo sul numero degli abitanti, ha invitato a non escludere altre prospettive. Per esempio, a livello regionale, l’idea di un Piano d’area che colga la particolarità in cui Busto si trova, una conurbazione che comprende, fra l’altro, Legnano e Gallarate: «Una zona complessa con oltre 200mila abitanti»
Nessuno ha, comunque, mosso critiche sostanziali, men che meno sono state espresse bocciature. Conclusione di Orsi: «Fatto questo passaggio obbligato, ci torniamo su, con maggior precisione, in Consiglio comunale».














