Dalla battaglia di Solferino alle missioni in Iraq e Ucraina, passando per 125 anni di storia bustese. È stato un viaggio attraverso guerre, emergenze, volontariato e solidarietà quello proposto da Giovanna Bonvicini mercoledì 23 settembre nella Sala Conferenze del Museo del Tessile di Busto Arsizio.
Un racconto chiaro e coinvolgente, arricchito da fotografie e immagini storiche che hanno riportato alla luce volti, luoghi e momenti significativi non soltanto per la storia della Croce Rossa, ma anche per quella di Busto Arsizio.
Bonvicini ha iniziato dalla figura di Henry Dunant, nato a Ginevra nel 1828 in una famiglia animata da un forte spirito umanitario. Impiegato di banca e successivamente impegnato in un progetto imprenditoriale in Algeria, Dunant si trova nel 1859 nei luoghi della battaglia di Solferino.
Quello che vede è sconvolgente: un terreno disseminato di soldati feriti, molti dei quali gravissimi e abbandonati senza assistenza. Dunant non è un medico, ma decide di intervenire. Arriva a Castiglione delle Stiviere e si rende conto che ogni esercito si occupa soltanto dei propri feriti.
Nella chiesa di Castiglione vengono accolti e soccorsi numerosi militari. Dunant chiede anche che i medici austriaci vengano liberati affinché possano prestare la loro opera ai feriti, indipendentemente dallo schieramento. È qui che prende forma il principio destinato a diventare uno dei valori fondanti della Croce Rossa: «Siamo tutti fratelli».
Il libro che cambiò la storia
Tornato a Ginevra, Dunant decide di raccontare ciò che ha visto nel libro Un souvenir de Solférino. Ma non si limita a descrivere gli orrori della guerra: propone un vero cambiamento nel modo di assistere i feriti.
Il principio è rivoluzionario: soccorrere la persona senza distinguere tra amici e nemici. Dunant invia il libro ai sovrani e ai governi, chiedendo che vengano create squadre di soccorso organizzate e formate anche in tempo di pace.
Nel 1864 nasce così la prima Convenzione di Ginevra, che stabilisce che durante le battaglie i feriti devono essere curati indistintamente. Nasce anche il simbolo della Croce Rossa su fondo bianco, destinato a identificare il personale neutrale impegnato nel soccorso.
Chi porta quel simbolo non può avere armi: la neutralità è infatti una condizione fondamentale per poter prestare assistenza a tutti.
Da quell'intuizione nasce una rete mondiale fondata sul volontariato, sulla gratuità e sui principi di umanità, neutralità e imparzialità. Nel 1877 viene istituita la Mezzaluna Rossa e, successivamente, viene adottato anche il Cristallo Rosso.
La Croce rossa arriva a Busto Arsizio
Dalla grande storia internazionale Bonvicini è passata poi alla storia locale, raccontando la nascita della Croce Rossa a Busto Arsizio, che il prossimo anno festeggerà 125 anni.
La Cri bustese nasce anche grazie alla sensibilità degli industriali cittadini. Tra i primi protagonisti vengono ricordati Giuseppe Canzani e il dottor e ragioniere Pietro Canzani.
La prima sede viene individuata a Villa Teresa, in via Palestro, oggi sede di attività rivolte a ragazzi con disabilità. Bonvicini ha mostrato fotografie e documenti dei primi consigli, nei quali compaiono anche Bricchetto e Cataldi.
Particolarmente significativa è la nascita della prima Scuola samaritana, pensata per formare le maestranze delle ditte e dei cotonifici affinché fossero preparate a intervenire in caso di incidenti sul lavoro. Quei primi soccorritori diventeranno poi volontari della Croce Rossa.
Un progetto sostenuto anche da importanti industriali bustesi, tra cui Venzani e Gabardi.
La grande guerra e gli ospedali militari
Con l'avvicinarsi della Prima guerra mondiale l'attività della Croce Rossa assume un'importanza ancora maggiore. Nel 1915 viene inaugurato il primo ispettorato delle infermiere.
L'attuale municipio di Busto Arsizio, che all'epoca era il vecchio ospedale cittadino, diventa ospedale territoriale militare di riserva. Gli spazi non sono però sufficienti e due industriali bustesi donano due tende, collocate nel parco di Villa Ottolini, destinate ad accogliere i convalescenti che non potevano più essere ospitati nell'ospedale.
Una seconda sede viene concessa da Venzani in via dei Mille.
Nel racconto di Bonvicini trovano spazio anche figure importanti della storia locale, come il cavalier Giuseppe Pessina, presidente della Croce Verde, che contribuisce a far confluire l'associazione nella Croce Rossa.
E poi Giuseppe Solaro, presidente del sottocomitato e medaglia d'oro nel 1917, al quale è dedicata la piazza dell'ospedale.
Gli anni del fascismo
Una pagina più difficile è quella della fascistizzazione della Croce Rossa, che mette a dura prova il principio di indipendenza dell'organizzazione.
Bonvicini ha ricordato in particolare la figura di Amelia Colombo, che durante la Seconda guerra mondiale si oppose alla progressiva imposizione del fascismo all'interno della Cri.
Quando fu costretta a firmare l'adesione al partito fascista, preferì dare le dimissioni. Un gesto che, secondo quanto raccontato da Bonvicini, spinse Solaro a scrivere a Roma chiedendo che le sue dimissioni non venissero accettate.
Dal dopoguerra alle missioni internazionali
Il viaggio nella storia prosegue negli anni Cinquanta, con la pubblicazione dei primi manuali della Cri e negli anni Sessanta e Settanta, quando cresce il volontariato.
Poi arrivano le grandi emergenze. Tra queste quelle della Valtellina, esperienza fondamentale anche per la nascita della moderna Protezione civile, con Giuseppe Zamberletti.
Negli anni Novanta compaiono le divise blu dei volontari e aumentano le esercitazioni nelle piazze. Proseguono inoltre le attività della componente femminile e del corpo militare.
Negli anni Duemila crescono anche i gruppi giovanili, con i Pionieri dai 14 ai 20 anni.
La Cri viene impegnata in numerose missioni internazionali: Albania, Kosovo, Somalia e Iraq.
Proprio il ricordo dell'Iraq è stato uno dei momenti più toccanti dell'incontro. Bonvicini ha raccontato: «Ho visto morire numerose donne e bambini che morivano ustionati: è stato tremendo, piangevo e dovevo trattenere le lacrime».
Un'esperienza così forte da diventare anche materia di un suo libro, nel quale ha raccolto ricordi e testimonianze di quella missione.
La Croce rossa di oggi
Dalla storia al presente. Oggi la Croce Rossa di Busto Arsizio continua a coinvolgere soprattutto le nuove generazioni. Sono 80 gli iscritti ai corsi appena iniziati, un segnale della vitalità del volontariato.
L'attività comprende l'assistenza alle persone senza dimora, la raccolta e distribuzione di generi alimentari, le lezioni di primo soccorso nelle scuole e nelle aziende.
Durante la pandemia i volontari sono stati impegnati anche nei centri vaccinali. E poi la missione in Ucraina, ulteriore testimonianza di un'attività che non conosce confini.
Tra le iniziative più particolari c'è l'Ambulanza dei desideri, pensata per permettere ai malati terminali di raggiungere un luogo al quale sono particolarmente legati. Bonvicini ha raccontato il caso di una donna che desiderava semplicemente andare sul Lago Maggiore a mangiare un gelato.
125 anni di una storia che continua
Dopo l'impegno straordinario durante il Covid, alla Croce Rossa di Busto Arsizio è stata conferita dal sindaco la civica benemerenza.
Nel 2024 è stata inaugurata la nuova sede di via Savona, un altro capitolo di una storia iniziata 125 anni fa.
Una storia fatta di guerre e di pace, di grandi emergenze e di piccoli gesti quotidiani. Una storia che Giovanna Bonvicini ha restituito attraverso immagini, documenti e testimonianze, riportando al centro il messaggio da cui tutto ebbe origine a Solferino: davanti alla sofferenza, non esistono nemici, ma soltanto persone da soccorrere (VIDEO).

















