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Storie | 11 agosto 2026, 08:10

QUANDO I GIOVANI INDICANO LA VIA. La seconda vita delle cose nelle mani di Andrea Caronno, 21enne senza social

VIDEO. Studente alla Statale di Milano e al Conservatorio Puccini di Gallarate, Andrea ha trasformato un garage, a Busto Arsizio, rione di Sant'Edoardo, in un laboratorio di recupero. Lavora su vecchi pc, dispositivi elettrici ed elettronici, oggetti in legno e in metallo: «Mi piace l’idea che non vengano buttati, sono strumenti che hanno ancora qualcosa da dare». Prossimo progetto: «Ho trovato un forno che utilizzerò per riparare schede grafiche»

Andrea Caronno nel garage trasformato in laboratorio

Andrea Caronno nel garage trasformato in laboratorio

Dal multiforme ingegno: l’espressione omerica, una delle più celebri per definire Ulisse nell’Odissea,  veste bene Andrea Caronno. Il suo curriculum dice: diploma all’Isis Facchinetti di Castellanza, studi di Informatica musicale in svolgimento alla Statale di Milano e di flauto traverso al Conservatorio Puccini di Gallarate. Interessi e passione: recupero di oggetti che nessuno vuole più, dal Pc alla macchina da cucire. Per dare loro una seconda vita e rinviare il momento in cui diventano materiale da discarica, con beneficio per l’ambiente e il portafogli ma soprattutto con soddisfazione personale. Base: un garage, a Busto, nel cuore di Sant’Edoardo.

Da quanto tempo ne hai fatto la tua tana?

Da un paio d’anni. Tutto qui è in qualche modo recuperato, dal divano, arrivato dopo che i miei hanno rinnovato il mobilio di casa, agli scaffali, che almeno in parte sono pallet riadattati. Utilizzo un po’ tutto: legno, metallo… Eseguo piccole riparazioni. Il lampione che illumina il locale l’ho visto smontare da alcuni operai. Mesi dopo era ancora in strada, letteralmente un rifiuto abbandonato. L’ho portato in garage, ci ho lavorato un po’ e adesso fa ancora luce. Mi metto all’opera su oggetti e strumenti che trovo. In più, chi conosce la mia passione mi porta cose che potrebbero interessarmi.

Tanti computer, alcuni dei quali hanno un aspetto quasi archeologico…

Sono la mia passione. Ora come ora ne ho diversi, un paio dei primi anni Duemila, uno dovrebbe risalire addirittura agli anni Novanta. Mi arrivano perché i proprietari non li vogliono più. E, visto che ricevo questa capacità di calcolo, provo ad ammodernarli, a rimetterli in pista. Anche a utilizzarli per lo studio, teniamo presente che molti software non hanno bisogno di pc potentissimi per “girare”. Utilizzo perfino un ex “bordo macchina”, serviva al controllo remoto di un’apparecchiatura gigantesca. Quando gli interventi sono conclusi, vendo i dispositivi a poco prezzo. Qualche volta li regalo: ho ottenuto la mia soddisfazione, conta soprattutto questo. In generale, mi piace che questi oggetti non vengano buttati, visto che hanno ancora qualcosa da dare.

Nell’era delle poche riparazioni e delle sostituzioni frettolose, la tua è un’azione quasi rivoluzionaria. È una missione?

Un divertimento, con delle implicazioni importanti. Apprezzo le tecnologie vecchie, come la Lan, che collega dispositivi in un’area limitata. Con gli amici, qui, si organizzano dei “Lan party”: si gioca in rete ma anche trovandoci fisicamente nello stesso posto. Sarà un po’ demodé ma così il contatto diretto tra persone in carne e ossa non si perde. Sappiamo tutti che computer e internet avrebbero dovuto, fra l’altro, rendere più vicine le persone. E che le cose non vanno sempre in questa direzione. Io, fra l’altro, sono senza social.

Quasi incredibile. Ti senti isolato? Una mosca bianca?

Sì e no. Faccio ricorso giusto a YouTube, che mi sembra si possa utilizzare in modo un po’ più rilassato rispetto ad altri strumenti, e a Whatsapp. Niente Facebook, Instagram, Snapchat… Con gli amici ovviamente capita di parlare di questa scelta. E più d’uno ne condivide le ragioni, anche se poi reputa che l’uscita dai social comporti, per lui, un prezzo troppo alto.

C’è un legame tra la passione che coltivi e i tuoi studi?

Sì ma non così diretto. L’Informatica musicale dovrebbe portarti più che altro a progettare software, appunto, musicali, plug-in, filtri… Mi piace, però, constatare che molti, anche professori, condividono parecchio di ciò che mi interessa…

Domanda d’obbligo, a questo punto: gusti musicali? Meglio la classica, il rock, l’elettronica?

Tra le mie preferenze metto mondi molto diversi tra loro. System of a down, li considero un evergreen, e Caparezza. Poi mi piacciono 100 Gecs, Machine Girl… progetti difficili da definire. A pescare indietro nel tempo, dico Jethro Tull. Sai, da flautista… Quanto alla classica, ascolto quello che devo studiare. In generale la classica richiede un’attenzione, una concentrazione che difficilmente posso prestare. Trovo più soddisfazione nel suonarla, nell’interpretarla che nel suo ascolto.

Estate: partirai per le vacanze o resti in trincea? Cioè nel garage…

In vacanza vado ma devo ammettere che con la testa resto sempre, almeno un po’, nel “mio posto”. Che da certi punti di vista è a sua volta un recupero: è un box realizzato tempo fa, per auto tendenzialmente meno ingombranti di quelle che circolano adesso. Uno spazio ridotto che rischiava il disuso o il sottoutilizzo. Ora è pieno, forse troppo. Di sicuro serve a qualcosa.

Prossimo progetto?

Aggiustare schede grafiche. Con un forno a serpentina che ho trovato. Le alte temperature servono ad agire sulle saldature, i problemi spesso nascono lì. Occorre uno strumento apposta: dopo che hai usato un forno per una riparazione, tra silicio, flussanti e stagno non ti viene una gran voglia di cucinarci il pollo. 

Stefano Tosi

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