Il Mondiale allargato a 48 partecipanti doveva offrire più spazio alle grandi potenze, protette da una fase a gironi relativamente permissiva e da un tabellone a eliminazione diretta più lungo. In effetti, nelle semifinali si sono qualificate - per la prima volta nella storia - le prime 4 squadre nel Ranking FIFA e la finalissima è stata tra i Campioni d’Europa e d’America in carica (anche questo un unicum). È accaduto anche il contrario, però. L’aumento delle squadre ha ampliato la geografia del torneo, prodotto confronti inediti e permesso ad alcune nazionali considerate di seconda fascia di costruire percorsi memorabili.
La coppa è stata conquistata dalla Spagna, vittoriosa in finale contro l’Argentina dopo i tempi supplementari, ma il racconto della competizione non può essere limitato alle due finaliste. Il Mondiale ha lasciato in eredità anche l’impresa della Norvegia contro il Brasile, il ritorno della Svizzera tra le prime otto, la resistenza quasi irreale di Capo Verde e le eliminazioni eccellenti provocate da Paraguay e Marocco.
Non tutte queste squadre sono arrivate allo stesso punto del tabellone. Per misurare una sorpresa, però, non basta contare i turni superati. Bisogna considerare il valore inizialmente attribuito alla rosa, la storia della nazionale, la difficoltà degli avversari incontrati e il modo in cui il risultato è stato ottenuto. Da questo punto di vista, alcune eliminazioni hanno avuto il peso simbolico di una vittoria.
Capo Verde, la favola più grande
Capo Verde non è stata la squadra capace di spingersi più avanti, ma probabilmente quella che ha modificato maggiormente la percezione iniziale nei suoi confronti. Alla prima partecipazione mondiale della propria storia, la nazionale allenata da Bubista era stata inserita in un girone comprendente anche Spagna, Arabia Saudita e Uruguay. La qualificazione rappresentava già un risultato eccezionale per un Paese di poco più di mezzo milione di abitanti.
L’esordio contro la Spagna, futura vincitrice e sempre presente tra le favorite secondo i portali che analizzavano le partite e le quote calcio, ha immediatamente cambiato il tono della sua avventura. Capo Verde ha fermato sullo 0-0 quella che sarebbe poi diventata la squadra campione del mondo. Il pareggio non è arrivato attraverso una partita priva di occasioni o per un atteggiamento arrendevole, ma grazie a una prestazione difensiva organizzata, coraggiosa e mentalmente solidissima.
Il volto della favola è stato soprattutto Vozinha. Il portiere quarantenne ha trasformato diverse partite in prove di resistenza, diventando uno dei personaggi più riconoscibili dell’intero torneo. La sua esperienza, unita alla disciplina di un gruppo senza grandi stelle internazionali, ha permesso alla nazionale di raggiungere la fase a eliminazione diretta e di presentarsi senza timori davanti all’Argentina.
Contro i campioni in carica l’impresa è rimasta possibile fino all’ultimo. L’Argentina ha avuto bisogno dei tempi supplementari per imporsi 3-2, dopo essere stata costretta per due volte a ricostruire il proprio vantaggio. Capo Verde è uscita al primo turno a eliminazione diretta, ma dopo 120 minuti nei quali aveva obbligato una delle favorite assolute a giocare al limite delle proprie possibilità.
In termini puramente sportivi, il suo percorso si è fermato prima di quello di altre rivelazioni. In termini culturali, però, è stato forse il più importante. Ha dimostrato che l’allargamento del Mondiale può produrre qualcosa di diverso da partite sbilanciate: può offrire una vetrina a squadre preparate, difficili da affrontare e capaci di trasformare una partecipazione storica in una vera competizione.
Svizzera, il ritorno tra le grandi dopo oltre settant’anni
La Svizzera non può essere definita una piccola nazionale. Da tempo partecipa con regolarità alle principali competizioni, possiede giocatori inseriti nei maggiori campionati europei e ha costruito una cultura tattica riconoscibile. Eppure, alla vigilia, pochi la indicavano tra le possibili protagoniste dei quarti di finale.
La formazione elvetica ha cominciato con un pareggio per 1-1 contro il Qatar, risultato che sembrava confermare l’immagine di una squadra affidabile ma non irresistibile. La risposta è arrivata nelle due gare successive: 4-1 alla Bosnia-Erzegovina e 2-1 ai padroni di casa del Canada. Il primo posto nel girone è stato il segnale di una crescita evidente, sostenuta anche dall’impatto di giovani come Johan Manzambi.
Nella fase a eliminazione diretta, la Svizzera ha saputo adattarsi a partite molto diverse. Ha superato l’Algeria con un netto 2-0, poi ha eliminato la Colombia ai rigori dopo uno 0-0 combattuto. La trasformazione decisiva è avvenuta sul piano mentale: una nazionale spesso eliminata negli ottavi ha finalmente gestito la pressione di una gara bloccata senza perdere lucidità.
Il quarto di finale contro l’Argentina ha interrotto la corsa con un 3-1 maturato soltanto ai tempi supplementari. Prima di cedere, la Svizzera ha costretto la futura finalista a una partita lunga e scomoda. Era dal Mondiale disputato in casa nel 1954 che gli elvetici non raggiungevano le prime otto del torneo.
La vera sorpresa non è stata quindi una singola vittoria, ma la capacità di superare il limite storico degli ottavi. La Svizzera ha mostrato che la continuità, quando viene accompagnata dal ricambio generazionale, può diventare ambizione. Non più soltanto una squadra difficile da battere, ma una nazionale capace di restare in corsa fino alla seconda settimana di luglio.
Norvegia, il ritorno mondiale trasformato in un’impresa
Tra le nazionali arrivate ai quarti, la Norvegia è stata probabilmente la rivelazione più netta. Non partecipava a un Mondiale dal 1998 e si presentava con una generazione di grande talento offensivo, ma con pochissima esperienza recente nelle fasi finali.
Il girone aveva già mostrato una squadra capace di segnare molto, trascinata inevitabilmente da Erling Haaland. Il passaggio realmente storico, tuttavia, è arrivato nella fase a eliminazione diretta. Dopo avere battuto 2-1 la Costa d’Avorio, la Norvegia si è trovata davanti il Brasile negli ottavi.
È stata la partita che ha cambiato la dimensione del suo torneo. Con una doppietta di Haaland, i norvegesi hanno vinto 2-1 ed eliminato la selezione più titolata nella storia della competizione. Per la prima volta, la Norvegia ha raggiunto i quarti di finale di un Mondiale.
Ridurre tutto al centravanti del Manchester City, però, sarebbe ingiusto. La squadra di Ståle Solbakken ha accompagnato la qualità individuale con un’organizzazione difensiva efficace, ripartenze precise e una notevole capacità di occupare gli spazi. Haaland ha finalizzato, ma la Norvegia gli ha costruito intorno un contesto nel quale non era costretto a risolvere ogni azione da solo.
La sconfitta per 2-1 contro l’Inghilterra, arrivata ai supplementari, ha chiuso il percorso a un passo dalla semifinale. Il risultato resta uno dei più importanti della storia calcistica norvegese: non soltanto per il piazzamento, ma perché ha trasformato una generazione promettente in una squadra credibile ai massimi livelli.
Paraguay, la squadra che ha fatto cadere la Germania
Il Paraguay è tornato al Mondiale dopo sedici anni di assenza e lo ha fatto recuperando immediatamente la propria identità più tradizionale: intensità, sacrificio, attenzione difensiva e capacità di trascinare la partita su un terreno scomodo per l’avversario.
La fase a gironi non aveva prodotto un dominio spettacolare, ma aveva restituito una squadra competitiva e difficile da disunire. Il momento destinato a restare nella memoria è arrivato nel primo turno a eliminazione diretta contro la Germania.
Dopo l’1-1 maturato in 120 minuti, il Paraguay ha vinto 4-3 ai rigori, eliminando una nazionale quattro volte campione del mondo. È stata la prima grande scossa del tabellone: la Germania aveva vinto il proprio girone ed era considerata nettamente favorita.
Negli ottavi, il Paraguay ha opposto una lunga resistenza anche alla Francia. La sconfitta per 1-0 ha interrotto il cammino, ma soltanto dopo una partita nella quale i sudamericani erano riusciti a limitare per lunghi tratti uno degli attacchi più forti del torneo.
Il Paraguay non ha raggiunto i quarti, ma la sua presenza tra le rivelazioni è giustificata dalla qualità dell’eliminazione inflitta e dal divario di aspettative rispetto alla Germania. In una competizione così lunga, mandare a casa una favorita assoluta vale quasi quanto costruire una serie di vittorie contro avversarie meno quotate.
Marocco, non più sorpresa occasionale ma nuova certezza
Dopo la semifinale raggiunta nel 2022, definire il Marocco una sorpresa può sembrare contraddittorio. Proprio per questo, il suo nuovo approdo ai quarti ha un significato particolare: gli Atlas Lions hanno dimostrato che il precedente exploit non era stato un evento irripetibile.
Il percorso ha confermato i tratti migliori della squadra: organizzazione, intensità, qualità tecnica e un portiere, Yassine Bounou, ancora decisivo nelle partite più delicate. Nel primo turno a eliminazione diretta, il Marocco ha rimontato i Paesi Bassi e li ha battuti 3-2 ai rigori dopo l’1-1 dei tempi supplementari.
Dopo avere raggiunto nuovamente i quarti, la corsa si è fermata contro la Francia, vincitrice per 2-0. Il risultato finale non cancella il valore del percorso: il Marocco ha raggiunto almeno i quarti in due Mondiali consecutivi, consolidandosi come una delle nazionali più competitive fuori dal tradizionale asse europeo e sudamericano.
La differenza rispetto a Capo Verde è evidente. Il Marocco non rappresenta più una favola improvvisa, ma una struttura calcistica stabile, capace di produrre risultati, giocatori e aspettative. La sorpresa, questa volta, è stata la continuità.
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