Maggiore visibilità per il numero nazionale 1522 contro la violenza sulle donne e lo stalking, a cui verrà dato risalto tramite un banner sul sito del Comune di Busto. È questo uno degli interventi previsti dalla mozione presentata dal gruppo della Lega e approvata ieri sera, 30 giugno, in Consiglio comunale.
Un via libera unanime – d’altra parte nessuno poteva essere contrario a mettere in campo degli sforzi ulteriori per contrastare questa piaga sociale – sebbene nel corso del dibattito siano emersi ragionamenti e sensibilità diversi. In particolare, la leghista Isabella Tovaglieri, che è anche eurodeputata, ha portato nella discussione il tema di «un’islamizzazione crescente» che starebbe «importando una subcultura che vede la donna di poco superiore a un posacenere». Parlando anche di remigrazione e dicendosi «orgogliosa che anche grazie alla Lega il femmicidio sia un reato specifico». Un riferimento indiretto a Roberto Vannacci, che ha contestato la fattispecie specifica di questo crimine, nella stessa serata apertasi con un messaggio del Generale fatto ascoltare all’aula di Palazzo Gilardoni dal consigliere futurista del gruppo misto Massimo Rogora (leggi qui).
La mozione
La mozione della Lega, illustrata da Vincenzo Marra e sottoscritta anche dagli altri due esponenti del gruppo Tovaglieri e Simone Orsi, invita ad «attivare e mantenere in modo permanente, all'interno della home page del sito istituzionale del Comune, un banner chiaramente visibile dedicato al numero nazionale 1522, garantendo l'accesso immediato alle informazioni e ai collegamenti alle risorse di supporto».
Nel testo si chiede anche – tra gli altri punti – inoltre di coinvolgere scuole, enti del terzo settore, attività commerciali e luoghi di aggregazione per «favorire la distribuzione di materiali informativi relativi al numero 1522 dei centri antiviolenza territoriali», nonché di «prevedere azioni periodiche di comunicazione sui canali istituzionali per valorizzare la rete territoriale antiviolenza e la collaborazione tra forze dell'ordine, servizi sociali, scuole e centri specializzati».
L’affondo di Tovaglieri
L’assessore all’Inclusione sociale Paola Reguzzoni ha spiegato che gli accessi al centro antiviolenza sono in aumento «perché col nostro lavoro portiamo sempre più donne a segnalare e denunciare». E se il numero di vittime italiane non si discosta da quelle straniere, per l’esponente di giunta questo si deve al fatto che talvolta «donne di altre culture accettano come “tradizione” quella che noi consideriamo violenza». Quella culturale, dunque, «è la vera lotta che stiamo facendo». «La cultura occidentale deve prevalere nelle nostre strade, scuole e politiche», ha aggiunto Reguzzoni, ricevendo l’applauso di Tovaglieri.
Per la consigliera-europarlamentare «mettere il numero antiviolenza sul sito istituzionale è un messaggio a tutti coloro che ritengono che le donne non meritino lo stesso rispetto degli uomini». Questo «senza distinzione di culture, ma senza far finta di non vedere che oggi c’è un’islamizzazione crescente che sta importando una subcultura che vede la donna di poco superiore rispetto a un posacenere. Il messaggio è che la società non è più disposta a voltarsi dall’altra parte».
Auspicando la «remigrazione» non solo per chi delinque ma anche per chi «non accetta e non è assimilabile ai valori che la nostra Costituzione promuove, tra i quali la parità tra uomo e donna. Per me è meno grave se un clandestino ruba al supermercato perché ha fame rispetto a chi non consente alla moglie di andare a fare la spesa da sola o obbliga la figlia minorenne ad andare in giro con una prigione ambulante addosso». La leghista ha anche rivolto critiche alla magistratura: «Si è arrivati con alcune sentenze, in nome del politicamente corretto e del wokismo imperante, a giustificare le botte alla moglie come se fosse un fatto culturale».
Tovaglieri si è detta «orgogliosa che anche grazie alla Lega abbiamo un reato specifico che punisce più severamente chi uccide sulla base del genere. Il femminicidio non è contro gli uomini, ma contro la violenza, perché all’interno delle mura domestiche a farne le spese sono le donne».
Un riferimento indiretto alla posizione di Vannacci, per il quale non esiste il femminicidio, ma si tratta di omicidi come gli altri.
Proprio ieri sera, a inizio seduta Max Rogora aveva fatto ascoltare un messaggio del fondatore di Futuro Nazionale, partito a cui lui stesso ha aderito passando in minoranza.
Rogora non ha risposto sul punto a Tovaglieri, sebbene Santo Cascio l’abbia stuzzicato: «Il tuo capo nega il femminicidio». «Le vittime sono tutte uguali», ha tagliato corto l’ex consigliere di FdI, insistendo però sull’importanza di denunciare e del codice rosso: «Di questo tema bisognerebbe parlare per ore», ha detto.
«Il femminicidio c’è, eccome», ha puntualizzato Giuseppina Lanza (Popolo, Riforme e Libertà). Mentre per Paolo Pedotti (Partito Democratico) il testo della mozione è «condivisibile», ma «la violenza ha una radice non culturale ma sociale»: «È molto sbagliato parlare di assimilazione e di cultura dominante», ha aggiunto, stigmatizzando il «clima d’odio» presente nel paese come aveva già fatto a inizio seduta.
Al di là dei distinguo, la mozione è stata approvata all’unanimità: 19 voti favorevoli su altrettanti presenti.














