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Politica | 16 aprile 2026, 17:00

Il deputato varesino (sospeso) Ferrara nel luogo della strage nazifascista: «La vergogna non si sdogana»

Il parlamentare del Movimento 5 Stelle, insieme ad alcuni colleghi di opposizione, aveva bloccato una conferenza sulla remigrazione con esponenti di estrema destra alla Camera. Un gesto che gli è valso la sospensione dall’aula, scattata questa settimana. Nei giorni scorsi la commemorazione dell’eccidio a Forno di Massa: «Qui la memoria non può essere trattata come folklore. L’antifascismo non è un reperto del passato»

L’intervento dell’onorevole Ferrara a Forno di Massa

L’intervento dell’onorevole Ferrara a Forno di Massa

«Vieni a casa mia a Forno, dove hanno ammazzato 56 persone, a fare il simbolo della Decima Mas». Così aveva protestato a fine gennaio Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, all’indirizzo del deputato leghista Domenico Furgiele, promotore di un’iniziativa sulla “Remigrazione” con gruppi di estrema destra saltata per via dell’“occupazione” della saletta di Montecitorio da parte di alcuni deputati di opposizione.

E a Forno di Massa, teatro di uno eccidio nazifascista, alla fine ci sono andati alcuni fra gli onorevoli che si erano messi di traverso, impedendo lo svolgimento della conferenza stampa. Tra di loro c’è anche il varesino Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle. Anche lui, per quella vicenda, è stato sospeso per cinque giorni dall’ufficio di presidenza di Montecitorio insieme a 21 colleghi per aver «materialmente e direttamente» impedito l’avvio dell’incontro, essendosi seduti o posizionati intorno al banco degli oratori. Altri dieci deputati hanno invece ricevuto una sospensione di quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala, rendendo di fatto impossibile lo svolgimento dell’iniziativa (foto sotto).

La censura è scattata questa settimana per Ferrara, che in questi giorni non ha pertanto raggiunto Roma, ma è rimasto nella sua Varese. Lo scorso 10 aprile, nell’anniversario della Liberazione della provincia di Massa-Carrara dal nazifascismo, si è invece recato con una delegazione di deputati sanzionati nella frazione di Forno. Qui, nel 1944, reparti dell’esercito tedesco e militi fascisti della Decima Mas trucidarono sessanta persone come rappresaglia per la precedente occupazione del paese e la proclamazione della “Repubblica libera di Forno” da parte dei partigiani.
A questo si riferiva il capogruppo pentastellato Ricciardi quando si rivolse a Furgiele, ricordando quando il leghista venne espulso per aver fatto in Aula una X con le mani.

Nel paesino alle pendici delle Alpi Apuane, Ferrara ha anche preso la parola, proprio accanto a Ricciardi. «Ci sono luoghi in cui la memoria non può essere trattata come folklore né trasformata in operazione di immagine. Forno è uno di questi luoghi», ha detto. Rievocando il terrore seminato nella comunità da nazisti e reparti della Decima Mas, il parlamentare varesino ha affermato che «qui non si ricordano astrazioni, ma fatti, responsabilità, sangue, vittime. Per questo è intollerabile che, ancora oggi, ci sia chi prova a ripulire quella pagina nera della nostra storia, travestendola da nostalgia, da cultura o da identità. La Decima Mas non è cultura da riesumare: è vergogna da ricordare».

Il deputato del Movimento 5 Stelle ha denunciato il clima di «crescente legittimazione di ambienti nostalgici e neofascisti anche dentro il dibattito pubblico e istituzionale». Definendo paradossale, «in una Repubblica fondata su una Costituzione antifascista» vedere «chi continua a civettare con il fascismo sentirsi ormai abbastanza tranquillo da pretendere agibilità e rispettabilità perfino nei luoghi simbolo della democrazia parlamentare».

Ferrara ha rivendicato la scelta di contestare l’ingresso di esponenti dell’estrema destra in un contesto istituzionale: «La memoria non si addolcisce, si difende. Da Forno deve arrivare un messaggio chiaro anche ai nostri territori, a Varese e a tutta la Lombardia: la democrazia non può essere ingenua, e l’antifascismo non è un reperto del passato, ma un dovere civile del presente. Perché quando si comincia a sdoganare la vergogna, il passo successivo è sempre farla passare per opinione rispettabile. E questo non possiamo permetterlo».

Riccardo Canetta

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