Anche quest’anno la comunità castellanzese si è riunita, nella mattinata di domenica 22 marzo, intorno all’ulivo piantato lungo la discesa che porta ai loculi realizzati negli anni ’90 per ricordare i propri concittadini scomparsi durante il periodo del Covid, e dedicare loro un pensiero speciale.
«Oggi – ha sottolineato il sindaco Cristina Borroni – ci ritroviamo qui di fronte all’ulivo piantato nel 2020 per fare memoria di un periodo drammatico per il mondo intero e per la nostra città. Abbiamo vissuto giorni che non avremmo mai immaginato e purtroppo in quei mesi difficili tanti nostri concittadini hanno perso la vita.
In molti abbiamo dovuto dire addio ai nostri cari senza neanche poter stringere loro la mano, senza poterli abbracciare e nell’impossibilità di dare loro un saluto comunitario, e questo ha reso il distacco ancora più difficile.
Proprio per questo è importante essere qui oggi, insieme, a ricordarli».
L’ulivo piantato al cimitero, infatti, vuole essere un segno tangibile della vicinanza della città a chi, in quei terribili mesi non poté nemmeno avere un funerale, e alle famiglie che dovettero piangere la loro scomparsa senza il conforto di amici e parenti.

Ma quei mesi difficili seppero mettere in luce anche qualcosa di positivo: «La nostra comunità – ha proseguito la prima cittadina – in quel periodo non ha vissuto soltanto l’esperienza del dolore, ma anche quella della solidarietà: molti di noi si sono messi al servizio degli altri, giovani e adulti hanno aiutato nella preparazione e nella consegna dei pasti, dei pacchi alimentari, delle mascherine e dei farmaci.
Ricordiamo, oggi, anche chi in quel periodo non si è mai fermato: medici e infermieri, che hanno sostenuto turni snervanti in situazioni che mai avrebbero immaginato di vivere.
Ricordiamo tutti i volontari, la Protezione Civile, gli Alpini, le Forze dell’ordine, i lavoratori dei servizi essenziali. A loro va la nostra riconoscenza più profonda».
Con il passare degli anni i mesi e gli anni della pandemia sono sempre più una memoria lontana, che molti hanno scelto di scordare per riprendere la vita di ogni giorno, ma che non devono essere dimenticati: «Il 18 marzo deve dunque essere il giorno in cui rinnovare un impegno – ha ribadito Cristina Borroni – l’impegno a non dimenticare, a custodire la memoria, a fare tesoro di quanto abbiamo vissuto.
Ricordare significa anche costruire una comunità più consapevole, più attenta, più capace di prendersi cura delle persone fragili».
Dopo un doveroso momento di silenzio, a prendere la parola è stato don Omar Cappelli, che ha voluto leggere, prima della benedizione, una preghiera scritta proprio in quel periodo da un confratello, per chiedere a Maria di essere accanto a tutti coloro «che questo virus invisibile ha portato via nella solitudine più assoluta».















