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Gallarate | 11 febbraio 2026, 14:36

Al MA*GA il Premio Gallarate invita il pubblico a entrare in scena e a interagire, non solo con lo sguardo

Dal febbraio all’ottobre 2026 il museo di Gallarate ospita una mostra che prende forma attraverso performance e partecipazione. L'assessore regionale Francesca Caruso: «Portare l’arte fuori dalle teche per farla diventare un processo condiviso significa renderla un patrimonio vivo». L'assessore comunale Mazzetti: «Questa nuova edizione del Premio prosegue una storia importante, quella che traccia il profilo della nostra identità culturale presente»

Non basta osservare un’opera appesa a una parete. Con la XXVIII edizione del Premio Gallarate, in programma dall’11 febbraio all’11 ottobre 2026 al Museo MA*GA, l’arte contemporanea chiede al pubblico di fare un passo in più: entrare in relazione, partecipare, diventare parte di ciò che accade. "Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica" è una mostra pensata per essere vissuta, anche da chi non frequenta abitualmente i musei d’arte contemporanea.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è chiaro: molte opere non sono complete senza l’intervento delle persone che le incontrano. I cinque artisti coinvolti – Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi e Martina Rota – presentano lavori che si sviluppano nel tempo grazie a performance, azioni sonore, gesti condivisi e momenti di azione. Il museo si trasforma così in uno spazio dinamico, dove le opere cambiano e si arricchiscono giorno dopo giorno.

È una scelta che nasce dalla volontà dei curatori Eva Fabbris, Lorenzo Balbi e Caterina Riva di rendere il MA*GA un luogo aperto e accogliente, capace di mettere in dialogo l’arte con la vita quotidiana. Non si tratta di “capire” tutto, ma di fare esperienza, lasciandosi coinvolgere.

Alcuni lavori chiedono una partecipazione diretta. Allison Grimaldi Donahue, ad esempio, invita il pubblico a scrivere e realizzare cartoline, che diventano parte integrante dell’opera. Un gesto semplice e familiare, che trasforma la visita al museo in un atto creativo e contribuisce a costruire una memoria collettiva in continuo movimento.

Il suono e il corpo sono invece centrali nel lavoro di Francesco Fonassi, che affronta la memoria del disastro ambientale di Seveso attraverso segnali acustici attivati in momenti specifici. L’opera prende vita solo quando qualcuno aziona questi strumenti, trasformando il ricordo di un evento storico in un’esperienza condivisa, che coinvolge anche la comunità del territorio.

La dimensione del tempo e della memoria emerge con forza anche nel lavoro di Francesca Grilli. Un performer compie un’azione lenta e ripetuta, producendo un suono che richiama il mare, il viaggio e il tema della migrazione.

Beatrice Marchi costruisce invece un racconto visivo e immaginifico partendo da oggetti comuni. Borse, sacchetti e oggetti dimenticati diventano protagonisti di una storia sospesa tra realtà e sogno.

Il percorso si chiude con Martina Rota, che propone un’installazione dedicata all’acqua. Immagini e suoni creano un ambiente intimo, in cui l’ascolto e la percezione fisica diventano centrali. L’acqua come emozione, memoria ma anche interazione, dove una cornice di acqua “attiva” la fotografia di un viso piangente.

Tutte le opere restano fruibili per l’intera durata della mostra e vengono riattivate nel corso dei mesi, fino a confluire in un evento collettivo durante il Festival ARCHIVIFUTURI, in programma dal 5 al 7 giugno 2026, dove gli artisti completeranno le loro opere con performance musicali o di danza.

Il Premio Gallarate, nato nel 1950, continua così a rinnovarsi senza perdere il legame con la città. «Con questa edizione del Premio Gallarate prosegue una tradizione artistica che caratterizza la nostra città dal 1950», sottolinea il sindaco Andrea Cassani, ricordando come «sia grazie alla continuità di questo Premio che il nostro museo ha potuto costruire la propria collezione».

Una continuità che guarda al presente, come evidenzia l’assessore alle Attività formative Claudia Mazzetti: «Questa nuova edizione del Premio prosegue una storia importante, quella che traccia il profilo della nostra identità culturale presente».

Inserita nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la mostra assume anche un valore più ampio. «Portare l’arte fuori dalle teche per farla diventare processo relazionale significa rendere la cultura un patrimonio vivo, capace di lasciare un’eredità duratura sulle nostre comunità», afferma l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, sottolineando come l’iniziativa incarni pienamente lo spirito olimpico dell’incontro e della partecipazione.

ARTE VIVA

PROCESSI PERFORMATIVI E PARTECIPATIVI COME PRATICA

XXVIII PREMIO GALLARATE

Gallarate (VA), Museo MA*GA (via E. De Magri 1)

11 febbraio – 11 ottobre 2026

Orari:

martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: ore 10.00 - 18.00 (fino al 12 aprile 10.00 – 19.00)

sabato e domenica: 11.00 - 19.00

Alice Mometti

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