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Volley | 09 febbraio 2026, 18:10

Quel “rumore” di troppo e la necessità di andare oltre: Uyba, ora serve ripartire insieme

Dopo il ko con Firenze e i post delle giocatrici (capitan Boldini e Parra), emerge un malumore avvertito nel momento più delicato del match. Nessun caso, ma un segnale da non trasformare in problema: Arena e squadra sono chiamate a ritrovarsi subito, a partire dalla sfida di sabato sera con Milano. Prima, però, c’è il crocevia di Perugia

L'Arena di Busto tornerà il settimo giocatore in campo per l'Uyba (foto Lega Volley Femminile/Alemani)

L'Arena di Busto tornerà il settimo giocatore in campo per l'Uyba (foto Lega Volley Femminile/Alemani)

I fischi non ci sono stati - o quantomeno non li abbiamo percepiti - ma qualche mugugno sì, nitido, soprattutto a metà del quarto set. È in quel momento che l’Uyba, ieri, è sembrata uscire definitivamente da una gara complicata, quasi mortificata sotto i colpi di una Firenze compatta, aggressiva e più “cattiva” agonisticamente, in una partita che per entrambe valeva una fetta importante di playoff. A spuntarla sono state le gigliate; per Busto è arrivata una sconfitta che fa male e che ora obbliga a un rush finale di regular season da almeno due vittorie.

A fare ancora più rumore, però, è stato il day after. Già nel post-partita qualcosa era emerso chiaramente. Le farfalle - alla seconda sconfitta consecutiva sotto il cupolone di viale Gabardi - hanno manifestato un certo disagio per il clima che, da metà quarto set in poi, si è avvertito in alcuni settori della e-work Arena. Non tutte le giocatrici, ma qualcuna sì, tanto da farlo notare immediatamente ai dirigenti della società. Un malumore percepito soprattutto dal parterre, proprio nel momento di massima difficoltà della squadra, quando il bisogno di sostegno era maggiore e le voci si sentivano chiaramente anche in campo, tra panchina e taraflex di gioco.

Dagli AdF, invece, il tifo è stato il solito: caldo e continuo, come ogni domenica. Anche nel saluto finale sotto la curva non si sono colti segnali di contestazione. Eppure, se subito dopo la partita e il giorno successivo due farfalle hanno scelto di esprimersi pubblicamente sui social, significa che qualcosa è stato avvertito in modo netto.

Sia chiaro: nulla che possa aprire un “caso” o incrinare il rapporto tra squadra e pubblico. A Busto, l’unione dell’ambiente e il fattore Arena sono sempre stati determinanti per costruire stagioni spesso superiori alle reali possibilità tecniche. E anche questa annata, con una salvezza centrata da tempo e una corsa playoff ora complicata ma ancora aperta, rientra in quel solco, nonostante gli addii pesantissimi e imprevisti di Piva e Van Avermaet a mercati in corso e il grave infortunio al ginocchio della capitana Boldini alla vigilia della terza giornata di campionato.

Proprio Boldini, da qualche gara tornata in panchina come libero di riserva e al fianco delle compagne, ha preso la parola sui social: «Ieri non è stata la nostra miglior partita, ne siamo consapevoli. Anche sbagliando, però, continuiamo a dare tutto, sempre. Questa squadra ha affrontato diverse difficoltà e momenti complessi, che non sono mai stati una giustificazione ma uno stimolo a rialzarci. Non si parla di una singola partita, bensì di un percorso di crescita, lavoro e responsabilità condivise.
L’Arena è sempre stata il nostro settimo uomo in campo. Ieri, purtroppo, non è stato così. È proprio quando si cade che il supporto conta il doppio: si lotta insieme, in campo e sugli spalti.
Il rumore può ferire, mentre il sostegno può cambiare tutto. Una maglia rappresenta persone, non solo prestazioni. E io sono infinitamente orgogliosa di loro. Grazie a chi continua a sostenerci. All in».

Non fischi, dunque, ma “rumore”, come lo ha definito la capitana: un malumore mal celato da parte di qualcuno, soprattutto nel parterre e all’indirizzo di singole giocatrici (in particolare Diouf, per quanto abbiamo potuto notare). Anche la giovane messicana Melanie Parra, sostituita nel terzo set e poi rimandata in campo nel finale, ha percepito quel clima e lo ha raccontato sui social:
«Oggi personalmente mi rimane un sapore molto cattivo in bocca. Non è stata la nostra migliore partita, è vero, ma ad ogni punto cerchiamo di dare il massimo. Durante la partita la reazione dei tifosi è stata molto dura: urla e commenti negativi hanno fatto male, perché quando avevamo più bisogno di sostegno abbiamo ricevuto pressione. Essere tifosi significa esserlo soprattutto nei momenti difficili. Dietro l’uniforme ci sono persone che possono sbagliare».

L’occasione per voltare pagina arriverà presto. Sabato sera, contro Milano, con l’Arena già annunciata verso il tutto esaurito, sarà il momento giusto per chiudere definitivamente questo capitolo amaro, che non deve avere strascichi. Prima ancora, mercoledì a Perugia, nella terzultima giornata di regular season, l’Uyba avrà la possibilità di reagire sul campo e di presentarsi con la giusta sfrontatezza al big match di San Valentino.

Perché la forza dell’ambiente Uyba è anche - e sempre stata - questa: saper trasformare un inciampo, in campo e sugli spalti, in un punto di ripartenza. Può succedere, non deve diventare un problema.

Alessio Murace

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