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Scuola | 31 gennaio 2026, 13:56

La scuola riflette sulla Shoah con l'aiuto del cinema

L'istituto comprensivo Tommaseo di Busto ha vissuto la Giornata della Memoria attraverso il film “Jojo Rabbit” e voci autorevoli

L’Istituto Comprensivo “Nicolò Tommaseo” di Busto Arsizio ha celebrato la ricorrenza del 27 gennaio, Giorno della Memoria, Shoah, sia con iniziative didattiche interne all’edificio, sia con esperienza esterne.

In particolare, l’intera comunità scolastica della Scuola secondaria di primo grado “Fabrizio Prandina” e le classi quinte della Scuola primaria “Nicolò Tommaseo” hanno partecipato, nel corso della mattinata del 27 gennaio, presso il Cine Teatro “Fratello Sole” di Busto Arsizio, alla proiezione del film “Jojo Rabbit – il bambino che parlava con il dittatore”.

La visione è stato il momento conclusivo di approfondimento scolastico sul tema della Shoah e in riferimento al film su Jojo Rabbit che è tratto dal romanzo del 2004 “Il cielo in gabbia” di Christine Leunens, noto anche con il titolo “Come semi d’autunno”, con sceneggiatura e direzione di Taika Waititi.

La manifestazione è stata suddivisa in due parti: nella prima, un momento introduttivo e di approfondimento e nella seconda la proiezione del film.

La prima fase è stata caratterizzata dagli interventi della dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Nicolò Tommaseo”, professoressa Cristina Parisini, dell’assessore alle Politiche Educative del Comune di Busto Arsizio, Chiara Colombo, dal contributo del professor Vincenzo Scuotto, presidente della Monforte - Porta Venezia “Poldo Gasparotto” dell’Anpi di Milano e dal qualificato intervento del professor Paolo Castelli.

In particolare, si ricorda che Paolo Castelli è docente di Design della Comunicazione al Politecnico di Milano, oltre che docente di cinema all'Istituto cinematografico “Michelangelo Antonioni”; è intervenuto nel suo ruolo di Esperto della didattica della memoria della Shoah nell'immaginario cinematografico.

La professoressa Parisini, introducendo la manifestazione, ha ricordato agli studenti:

«Oggi ci riuniamo per celebrare insieme la Giornata della Memoria, un momento in cui ricordiamo le vittime della Shoah e riflettiamo su una delle pagine più buie della storia. Ricordare significa dare valore alla verità e alla dignità di chi ha sofferto, e allo stesso tempo impegnarci a riconoscere e contrastare ogni forma di odio, discriminazione ed esclusione.

Il film che vedremo oggi, “Jojo Rabbit”, è un’opera del 2019 diretta da Taika Waititi, regista neozelandese noto per il suo stile originale, capace di unire ironia e profondità. Il film è liberamente tratto dal romanzo Caging Skies della scrittrice Christine Leunens, una storia che racconta l’incontro tra un giovane membro della Hitlerjugend e una ragazza ebrea nascosta in casa sua.

Waititi ha scelto di reinterpretare questa vicenda in chiave satirica, usando lo sguardo ingenuo di un bambino per mostrarci quanto le ideologie dell’odio possano manipolare, confondere e allontanare dalle persone reali. Attraverso toni a volte leggeri, ma con contenuti profondi, Jojo Rabbit ci invita a riflettere sul pericolo della propaganda, sui pregiudizi e sul coraggio di chi ha scelto di opporsi alla violenza.

Alcune scene potranno emozionarvi o sollevare domande: è importante accoglierle, perché significa ascoltare davvero ciò che la storia ci vuole insegnare. Vi invito quindi a guardare il film con attenzione e sensibilità, lasciandovi guidare dal desiderio di capire e di riflettere».

Sono poi seguiti gli interventi del prof. Vincenzo Scuotto, presidente della Monforte - Porta Venezia “Poldo Gasparotto” dell’ANPI di Milano, con il suo contributo prezioso sul significato della memoria oggi; il prof. Paolo Castelli con il suo prezioso e qualificato intervento sulla lettura del film, anche dal punto di vista del linguaggio filmico e delle scelte registiche, e dell’Assessore alle Politiche Educative del Comune di Busto Arsizio, prof.ssa Chiara Colombo.

In particolare, il prof. Scuotto ha fatto omaggio alla Dirigente Parisini del libro dal titolo “Leopoldo Gasparotto, alpinista e partigiano” di Ruggiero Meles, edizioni Hoepli.

Si riporta di seguito una riflessione di sintesi dell’intervento del prof. Vincenzo Scuotto:

«Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, non è una semplice ricorrenza.

È un momento che ci chiede di fermarci, di guardare in faccia la storia e di chiederci che cosa avremmo fatto noi.

Ricordare non serve solo a onorare le vittime, ma a proteggerci: perché ciò che viene dimenticato può sempre tornare. La memoria è un atto umano, fragile e potente allo stesso tempo, come tutte le scelte che contano davvero.

I totalitarismi si mostrano sempre come forti, sicuri, inevitabili.

Ma quella forza è una maschera.

In realtà hanno paura: paura del pensiero libero, della diversità, delle persone che fanno domande. Per questo se la prendono con i più deboli.

Colpiscono chi ha meno voce perché non sanno reggere il confronto con chi è capace di pensare, di dubitare, di scegliere.

È lì che si svela la loro vera fragilità.

Il coraggio, quello autentico, non è imporre il silenzio, ma difendere chi rischia di essere schiacciato, anche quando costa fatica.

Ed è proprio qui che entrano in gioco le scuole.

Le scuole sono gli anticorpi di una società sana perché insegnano a non accettare tutto come normale, a riconoscere l’ingiustizia, a dare valore alle persone.

In questo senso, il dono di un libro alla Dirigente Scolastica prof.ssa Cristina Parisini dedicato a Poldo Gasparotto, figura simbolo della Resistenza e nome della sezione ANPI che presiedo assume un significato profondo.

Tra banchi, libri e domande nasce la capacità di resistere all’odio e alla paura: coltivare la memoria a scuola significa coltivare cittadini liberi, e una società che pensa, ricorda e si prende cura degli altri è una società molto più difficile da spezzare.

Il libro racconta la storia di Poldo Gasparotto attraverso scelte, coraggio e responsabilità, restituendo il volto umano della Resistenza.

È un dono che parla alle nuove generazioni, perché aiuta a capire che la libertà nasce da persone reali e da decisioni difficili, non da concetti astratti».

Dopo il prof. Scuotto è intervenuta la rappresentante dell’Amministrazione Comunale, prof.ssa Chiara Colombo che in virtù del suo ruolo di assessore alle Politiche Educative ha dichiarato:

«Io oggi sono venuta qua innanzitutto per ringraziare la scuola e tutti i vostri docenti perché sono sempre presenti e non mancano mai in queste cose così importanti.

Ricordatevi oggi è una giornata fondamentale come quella poi del dieci di febbraio per non dimenticare veramente quanto dolore l'uomo ha vissuto ma soprattutto ha inflitto per cui ricordatevi sempre che andare avanti significa relazionarsi con gli altri, usare il cuore e l'anima.

Queste sono le due cose più importanti ed è questo che fa la differenza.

Non esistono differenze nel colore di pelle, esistono differenze nei comportamenti e noi dobbiamo sempre mettere in evidenza quelli che sono i comportamenti giusti lo stare insieme e condividere l’amare gli altri.

Questa è la cosa più importante principale e oggi sicuramente, anche grazie alla presenza del nostro caro Paolo avrete un indirizzo molto importante relativo alla comunicazione perché il film ché andrete a vedere è un film che tocca l'anima sotto tutti gli aspetti e complesso, molto difficile ed elaborato.

Paolo sicuramente vi darà una chiave di lettura molto importante.

Ecco perché oggi ho pensato di passare qui, senza preavviso, mi dispiace, però purtroppo oggi è una giornata incastro come tutte le ultime che abbiamo visto.

È un vero piacere che voi possiate attraverso seri professionisti e la vostra dirigente, i vostri professori, essere accompagnati in un percorso così importante».

Paolo Castelli ha relazionato a seguire facendo una premessa generale sulle sue attività ed esperienze di studio e divulgazione relative al Giorno della Memoria, partendo dalla sua amicizia con la senatrice Liliana Segre a cui dedicò un lungo e dettagliato documentario anni fa proprio sulla tematica trattata in questa sede.

II prof. Paolo Castelli ha offerto agli studenti un’analisi filmica di Jojo Rabbit chiarendo che si tratta di è una «satira tragicomica ambientata nella Germania nazista negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Il film utilizza lo sguardo ingenuo di un bambino per smontare dall’interno l’ideologia dell’odio».

Da qui ha offerto una riflessione sul “Genere e tono” della pellicola, chiarendo che «il film mescola commedia satirica, dramma e racconto di formazione. Il tono iniziale è leggero e grottesco, quasi caricaturale, ma evolve progressivamente verso il dramma, seguendo la crescita emotiva del protagonista. Questa transizione è fondamentale: la risata diventa uno strumento per disarmare il fanatismo, non per banalizzarlo».

Altro elemento centrale della sua analisi è stato il “Punto di vista e protagonista” dove ha chiarito che «Jojo è un bambino di dieci anni, ingenuo e profondamente indottrinato. La scelta del punto di vista infantile permette al film di: mostrare l’assurdità del nazismo senza retorica; rappresentare l’ideologia come una costruzione fragile e ridicola; rendere credibile il percorso di “disapprendimento” dell’odio; Jojo non è malvagio: è confuso, ed è proprio questa confusione che rende il film potente».

Altro elemento centrale dell’intervento del prof. Castelli è stato “Hitler immaginario”, ovvero «l’Hitler interpretato da Waititi non è storico ma immaginario, una proiezione della mente di Jojo. È infantile, isterico, contraddittorio: incarna il meccanismo della propaganda interiorizzata. Quando Jojo cresce, Hitler diventa sempre più aggressivo e disturbante  segno che l’ideologia non regge al confronto con l’esperienza reale».

Passando poi ai “Temi principali” questi sono stati: «Indottrinamento: il film mostra come l’odio venga insegnato, non sia innato. Identità e crescita: Jojo passa dall’obbedienza cieca al pensiero critico. Empatia: il rapporto con Elsa (la ragazza ebrea nascosta) distrugge i pregiudizi dall’interno. Assurdità della guerra: il conflitto è caotico, inutile, privo di eroismo».

Molto interessante è stata la riflessione sulle “Figure adulte” ovvero: «Rosie (la madre) rappresenta l’umanità, la resistenza silenziosa e l’amore come atto politico. – e - Il capitano Klenzendorf è una figura tragica: un nazista che non incarna il mito della forza, ma la sua disfatta. Gli adulti non sono eroi classici: sono imperfetti, stanchi, spesso impotenti».

Dunque, il prof. Castelli ha affrontato l’aspetto del “Simbolismo visivo”.

I riferimenti sono rivolti alle scarpe, ai colori e alla danza finale.

«Le scarpe: simbolo ricorrente che culmina in uno dei momenti più traumatici del film  perdita dell’innocenza. I colori: vivaci e quasi fiabeschi all’inizio, diventano più spenti col procedere della guerra. La danza finale: gesto di libertà, rifiuto dell’ideologia, celebrazione della vita dopo l’orrore».

Il professore del Politecnico ha destinato allo “Stile e linguaggio cinematografico” evidenziando il «montaggio rapido e ritmo comico nella prima parte», ed ancora l’«uso della musica pop anacronistica per creare distacco critico» e la «Regia che alterna leggerezza e colpi emotivi improvvisi».

In conclusione, ha detto il prof. Castelli, «Jojo Rabbit è un film che usa la satira come cavallo di Troia: entra ridendo e colpisce emotivamente. Non è un film “sul nazismo”, ma contro l’odio in tutte le sue forme, raccontato attraverso la perdita dell’innocenza e la conquista dell’empatia».

Il professore Castelli ha poi offerto agli alunni, per il tramite degli insegnanti, delle piste di riflessione per la rielaborazione del vissuto cinematografico in classe, un’analisi schematica pertinente, rispetto al “Genere”, all’“Ambientazione”, al “Protagonista”, all’“Hitler immaginario”, ai “Temi principali”, ai “Personaggi adulti”, ai “Simboli”, allo “Stile” e al “Messaggio”.

La manifestazione è stata patrocinata dal Comune di Busto Arsizio ed è rientrata nel cartellone di celebrazioni cittadine per la Giornata della Memoria 2026, per il tramite delle attività del “Tavolo della Storia” delle Scuole della città, di cui la nostra scuola fa parte. 

Comunicato Stampa

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