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Busto Arsizio | 31 gennaio 2026, 07:14

Busto Rinasce parte dall’ascolto: la sicurezza al centro del primo incontro “AMA” con i cittadini

Piazze vuote, incuria, maranza. Il fondatore del progetto Salvatore Loschiavo: «La città ha problemi sparsi, vogliamo che un filo li leghi e diventino tematiche da affrontare». Tra i presenti, l'ex assessore Maurizio Artusa e la dirigente dell'Ite Tosi, Amanda Ferrario

Ascoltare prima di decidere. Ascoltare per capire i disagi e cosa non funziona. Con questo spirito “Busto Rinasce” ha organizzato il primo incontro “AMA”, acronimo di Ask me anything (chiedimi qualsiasi cosa) che tra l’altro in italiano rimanda alla passione e al cuore.

Ieri sera, in piazza San Michele 5, il fondatore di “Busto Rinasce”, Salvatore Loschiavo, già assessore alla sicurezza e alla mobilità sostenibile, ha dialogato con gli intervenuti, rispondendo alle domande e scambiando osservazioni. Lo ha fatto stando in mezzo alle persone, studenti, lavoratori, anziani, bustocchi doc e persone che in città si sono trasferite o vengono a lavorare. Tra i presenti, anche alcuni volti noti in città come l’ex assessore al bilancio e allo sport Maurizio Artusa. Ciascuno ha potuto dire la sua e scrivere su un post it il proprio pensiero o i propri desideri. Poi i foglietti gialli sono stati raccolti e attaccati ad una mappa dei quartieri di Busto. «Questa città – ha spiegato Loschiavo – ha problemi sparsi: invece vogliamo che un filo li leghi e diventino tematiche da affrontare».

L’argomento della serata è stata la sicurezza intesa in senso lato: non solo reati e telecamere, ma come ci si sente a vivere nei quartieri, negli spazi, nelle relazioni. «Non è possibile lavorare solo sulla repressione: bisogna intervenire prima» sono state le parole di Loschiavo.

Il confronto ha fatto emergere alcuni punti ricorrenti.

“Maranza” e incuria

C’è il problema delle brutte frequentazioni, degli spacciatori, dei “maranza” di fronte ai quali si cambia strada. «Vorrei poter camminare a testa alta» ha detto una donna. E ancora: luoghi poco illuminati o trascurati come la stazione delle Ferrovie Nord.

Le piazze vuote

Il pubblico ha segnalato la desolazione di certe zone, a cominciare dal centro. «Dopo le otto di sera in via Milano c’è il deserto» ha affermato uno degli astanti. Poi le piazze vuote. Alcuni esempi: in Piazza Vittorio Emanuele, è stato fatto notare, non c’è neanche quasi il posto per sedersi, in Piazza San Michele è impossibile ritrovarsi d’estate per mancanza d’ombra. La consapevolezza è che una piazza viva si fa sicurezza da sé.

«Questa città – ha dichiarato Loschiavo – ha bisogno di spazi più vivi: questo è un tema».  E a proposito delle piazze: «Dobbiamo riconquistarle. Le piazze devono tornare ad essere luoghi di relazione e di crescita». La piazza, secondo l’ex assessore, è l’agorà: se si rinuncia ad esse si rinuncia alla comunità. «Perché certe piazze hanno abdicato alla loro funzione? – ha chiesto - Perché sono non luoghi. Uno degli esempi è piazza Vittorio Emanuele. I maranza l’hanno già conquistata: quella piazza non è un luogo qualsiasi, hanno preso la città».

Focus sui giovani

L’incontro ha posto in luce anche l’esigenza di concentrarsi sui giovani. Una studentessa all’ultimo anno di scuola superiore ha portato la sua testimonianza: «La scuola è il suo unico luogo sicuro, quando è fuori i genitori la chiamano in continuazione». Un genitore ha rimarcato: «I ragazzi che vogliono uscire di sera dove vanno?» Amanda Ferrario, dirigente scolastica dell’Ite Tosi, è stata chiara: «Qua non si fa nulla da quarant’anni e per i giovani non c’è niente». «Le novità – ha aggiunto il fondatore di “Busto Rinasce” – vengono bollate negativamente, invece questa città ha bisogno di cambiare e diventare la quinta città della Lombardia non solo per i numeri».

Dal pubblico una signora ha proposto anche un “reddito di maternità” per aiutare la natalità.

Le piste ciclabili e la mobilità

Altro filo rosso è quello degli spostamenti. Diverse volte gli intervenuti hanno toccato il tasto delle piste ciclabili. Sistemarle e implementarle darebbe la possibilità di riappropriarsi della città anche percorrendola: il pensiero va ai tanti ragazzini che potrebbero andare ad esempio a scuola in bicicletta. «Dobbiamo dare a tutti la possibilità di muoversi in città, ognuno come preferisce» ha evidenziato Loschiavo.

Mariagiulia Porrello

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