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Milano | 10 gennaio 2026, 13:28

Per non dimenticare la follia dei rapimenti, “5 centimetri d’aria” al Teatro Strehler

Nel racconto di Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi, la scomparsa di Cristina Mazzotti e il clima di una lunga, opprimente stagione. Dal 13 al 18 gennaio

"5 centimetri d'aria" - Foto Laila Pozzo

"5 centimetri d'aria" - Foto Laila Pozzo

La storia dei rapimenti di giovani appartenenti a famiglie ricche e benestanti risale agli anni ’70: oggi viene rievocata attraverso un racconto opera di Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi che ricorda la scomparsa di Cristina Mazzotti. Al Teatro Strehler dal 13 al 18 gennaio 2026 si ripercorre questo drammatico fatto di cronaca a distanza di dieci anni dal debutto sulle scene.

La stagione dei rapimenti

C’è stato un periodo nella storia del nostro Paese che ha visto e vissuto con orrore la stagione dei sequestri a scopo di estorsione. Uno strumento persuasivo e disumano che metteva i rapiti in una condizione esistenziale insopportabile e le loro famiglie in uno stato di impotenza dilaniante. L’anonima sarda, cosa nostra e la ‘ndrangheta fecero di questo modus operandi una fonte di introiti illeciti senza confine, generando nello stesso tempo una strategia della tensione e di totale insicurezza da parte della popolazione, con particolare coinvolgimento delle famiglie-bene che erano gli obiettivi dichiarati dei sequestratori. Per comprendere la gravità del fenomeno e la sua diffusione si pensi che dal ’72 all’84 furono ben 161 i sequestri in Lombardia, poi praticamente scomparsi solo a seguito della nuova legge sul blocco dei beni delle famiglie e l’inasprimento delle pene per esecutori e mandanti. A ridurre il fenomeno contribuì anche per una trasformazione delle famiglie mafiose, i cui affari si spostano su altri fronti. I rapimenti di Cesare Casella, Alessandra Sgarella (fine anni ’90) e Anna Maria Valdata (2004) rappresentarono l’onda lunga di una stagione finalmente e definitivamente tramontata.

Cristina Mazzotti

In tutto questo contesto, la malavita scelse non a caso di puntare sulla Lombardia, cuore già all’epoca dell’economia italiana e dunque terreno favorito per le estorsioni. Clamorosi rapimenti, spesso effettuati con modalità efferate e con freddezza, iniziarono a diffondersi (pensiamo al caso di Pietro Torielli jr nel 1972, primo sul territorio lombardo). Ancora più drammatico, per l’esito nefasto, il sequestro e la successiva uccisione di Cristina Mazzotti, diciottenne figlia di un imprenditore comasco. Era il 30 giugno 1975 quando Cristina venne prelevata dalla sua auto, dove si trovava con il fidanzato ed un’amica, il giorno della festa per la maturità e morì dopo un mese di sofferenze atroci e di uno stato di detenzione inumano. Chiusa in una buca angusta a con un tubo di plastica di 5 cm per respirare, Cristina fu progressivamente avvelenata dai barbiturici fino a trovare la morte il 30 luglio successivo. Il racconto è un crudo, realistico e drammatico resoconto della prigionia, dei sentimenti e della sofferenza che Cristina ha vissuto sulla sua pelle e che non può lasciare lo spettatore indifferente. Un monito a ricordare, nonostante siano passati 50 anni da quei fatti e non dimenticare come la brutalità dell’uomo può non avere confini.

“5 centimetri d’aria”

Storia di Cristina Mazzotti e dei figli rapiti

un progetto di Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi

testo Paola Ornati, regia Marco Rampoldi spazio scenico Marco Rossi con Lucia Marinsalta produzione Piccolo Teatro di Milano –Teatro d’Europa
in collaborazione con Università degli Studi di Milano si ringraziano Fondazione Cristina Mazzotti, Davide Bianco, Carlo Smuraglia, Giuliano Turone

Piccolo Teatro Strehler – Scatola Magica (Via Largo Greppi 1 – M2 Lanza), dal 13 al 18 gennaio 2026

Giuseppe De Carli

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