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Busto Arsizio | 08 novembre 2026, 13:24

Ai confini dell’umanità: i ragazzi dell’Oratorio San Luigi in Kenya, con Associazione Christian

L’incontro con le persone che vivono nelle barraccopoli di Nairobi e quello con i ragazzi che scavano cunicoli nei rifiuti di Dandora, la scoperta shock dell’ospedale di Kakuma, nel Turkana, e l'opera di padre Maurizio Binaghi, comboniano in prima linea: teatro affollato, in via Miani, per ascoltare il reportage dei giovani. L’invito di don Matteo Resteghini, partecipante al viaggio, ai presenti: «Provateci, andate anche voi in Africa. Noi possiamo raccontare tante cose ma quello che rimane dentro non si può descrivere»

Un messaggio ha aperto e chiuso la serata, al teatro dell’Oratorio San Luigi, sul viaggio in Kenya intrapreso a settembre da un manipolo di ragazzi e ragazze, sulle orme dei progetti realizzati o sostenuti da Associazione Christian, con i missionari Comboniani. In sintesi: non possiamo spiegare appieno, così come non potevamo immedesimarci al cento per cento nelle vite delle persone che abbiamo incontrato. Giacomo, Maddalena, Marta, Leonardo, Elisa, Andrea, età compresa tra i 20 e i 23 anni, non si sono sottratti alla responsabilità del racconto. Ma hanno manifestato una consapevolezza, un limite. Che si trasforma in sfida e in incoraggiamento.

Hanno viaggiato, i ragazzi, con Maria Vittoria Paganini, medico e militante di lungo corso in Associazione Christian, e don Matteo Resteghini, vicario parrocchiale, responsabile della pastorale giovanile, referente di Stoà. Tra le tappe significative di un itinerario fatto di luoghi e volti: Napenda Kuishi, progetto per strappare giovani vite alla strada e alle dipendenze, il training centre, una sorta di Itis in salsa kenyota per i ragazzi che provano a cambiare le proprie vite, il dispensario, presidio medico realizzato in baraccopoli e sostenuto nel tempo dalle donazioni raccolte a Busto, Watoto Wetu, scuola che accoglie chi non potrebbe permettersi di sedersi a un banco, Dandora, montagne di rifiuti in cui la gente cerca, scava, dorme, vive…

Un racconto, in parole e immagini, di disperazione e speranza, di note e coreografie: il luogo comune che vuole gli africani danzanti è fondato, anche se di solito si sottovaluta la potenza sonora ed emotiva dell’approccio, l’impatto dei gesti e delle voci. «Senti come cantano questi – si è detto nel corso della serata – viene da citare un titolo dei Pinguini Tattici Nucleari». «Mattina presto, alba nel deserto del Turkana. Abbiamo sentito le voci. Grida di gioia. Venivano dalla chiesa, era festa. Si andava a messa».

L’impossibilità di descrivere è stata ricorrente nel ripercorrere le esperienze vissute: la stramberia di una serata col vescovo John, birra calda e improvvisazione; l’incontro con Nixon e James, salvati dalla loro forza di volontà e dai progetti dei comboniani, il secondo figlio adottivo di padre Maurizio e studente di psicologia; l’apparizione di una giovane mamma, una quasi-Maria fotografata con pudore mentre era intenta a pregare, concentrata, nel caos della periferia di Nairobi; i contrasti di grattacieli e baracche, di città e natura.

Doloroso il pugno allo stomaco sferrato dall’ospedale di Kakuma, Turkana, unico presidio sanitario nel raggio di centinaia di chilometri: un solo medico, spazi da seconda guerra mondiale a ridosso del fronte, dotazioni al lumicino e sguardi vuoti dei pazienti. «Tornati da lì – il racconto – anche solo l’idea di mettere qualcosa sotto ai denti, a un buffet, ci è risultata insopportabile (…) Ci stiamo portando dietro immagini difficili da dimenticare. Non possiamo considerare quello che abbiamo visto solo come qualcosa che succede lontano, altrove. Siamo tornati alla nostra vita, non siamo tornati con lo stesso sguardo».

Don Matteo, rivolto ai presenti, numerosi: «Provateci, andate anche voi in Africa. Perché noi possiamo comunicare tante cose ma raccontare quello che rimane dentro è impossibile. Il sapore della discarica lo si sente in bocca, sabbioso, sa di diossina. La gente ci vice. Ecco, la gente. Il primo compito, nel viaggiare, è incontrare. Ricordati di vivere, dice una canzone di Jovanotti. Dobbiamo rivalutare le cose di ogni giorno, ciò che possiamo vivere in modo privilegiato, a partire dalle relazioni. Lo sappiamo, in particolare, dopo avere incontrato occhi che non ridono, che guardano fissi avanti».

«Non abbiamo fatto niente, abbiamo solo visto» la sottolineatura a fine serata, anche se la spedizione, grazie alle dottoresse Attilia Ottolini, Stefania Puricelli e Maria Vittoria Paganini ha portato un piccolo e apprezzatissimo carico di medicinali e strumenti per la diagnostica. «Quando ho visitato l’ospedale di Kakuma – il ricordo della dottoressa Paganini, a margine della serata – mi sono sentita male, come tutti. Da medico, forse ho vissuto l’esperienza con una pesantezza in più, a un certo punto ho pensato: io da qui devo andarmene».

Associazione Christian, però, non si ferma: la prossima raccolta fondi sarà proprio per l'ospedale. Obiettivo 20.000 euro da destinare a rifornimenti salvavita. E materassi: quelli in uso ai pazienti, anche gravi, hanno decenni. Informazioni, a partire dai prossimi giorni, sui canali dell'associazione.

S.T.

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