/ Sport

Sport | 01 novembre 2026, 09:33

Scherma, il bustocco Simone Preite responsabile della nazionale under 17 svizzera

Attualmente al Lugano Scherma, è già da qualche anno nel giro della nazionale elvetica. Ma non dimentica le sue radici: «Sono stato fortunato a capitare alla Pro Patria Scherma»

Lugano Photographer

Lugano Photographer

Importante traguardo per Simone Preite, maestro di scherma di Busto Arsizio nominato responsabile della Nazionale under 17 elvetica. Classe 1986, cresciuto alla Pro Patria Scherma di Busto Arsizio, nel 2007 è diventato il più giovane maestro di scherma d’Italia. Dopo diverse esperienze nazionali e internazionali, è approdato a Lugano Scherma dove è maestro e responsabile dello staff tecnico.

Nel sistema sportivo svizzero è anche titolare del brevetto ComPass per lo sport di prestazione. Da qualche anno nel giro della nazionale elvetica, Preite è stato nominato per la stagione 2026-2027 responsabile della nazionale under 17 maschile e femminile.

Ma prima di parlare del presente, facciamo un salto indietro di qualche decennio.

Pratichi scherma da quando hai 7 anni: come ti sei avvicinato a questo sport?

«Per fascinazione di cappa e spada e per una fortuita vicinanza alla vecchia sala della Pro Patria in via Torino».

La tua carriera si è sviluppata prima in pedana e poi a bordo di essa. Quali sono i ricordi più belli e le tue maggiori soddisfazioni?

«Ho un ricordo positivo di tutta la mia carriera. Come atleta la consacrazione l’ho avuta vincendo il titolo italiano under 17 e poi partecipando ai mondiali.

Dato che sono diventato maestro presto è stato bello aver potuto allenare i miei stessi compagni, i miei coetanei. Ho accompagnato atleti al titolo italiano e al podio nazionale ed è stata una soddisfazione aver mantenuto questo tenore di risultati anche con il nuovo club».

Sogno nel cassetto?

«Evolvere la mia posizione nell’organigramma tecnico di Swiss Fencing e rafforzare sempre di più il vivaio di Lugano Scherma».

Cosa porteresti della scherma italiana oltralpe e viceversa?

«Dall’Italia porterei qualche numero in più che aumenterebbe la competizione e il livello. In Svizzera il bacino è più esiguo, anche se c’è una tradizione: il campione del mondo in carica di spada è svizzero.

Dalla Svizzera porterei l’organizzazione e il concetto di solidarietà: si fa più gruppo a livello nazionale (anche se sotto questo profilo gli elvetici sono agevolati dalle distanze)».

Com’è allenare le nazionali svizzere?

«Bisogna trovare le chiavi giuste. E poi c’è la barriera linguistica. Hanno tre madrelingue differenti e questo può comportare una discrepanza comunicativa – semantica. La multiculturalità è tanta, ci sono parecchie seconde generazioni o figli di genitori di diverse nazionalità: c’è vicendevole fascinazione, sono catturati dalle reciproche diversità».

L’aspetto più interessante del tuo lavoro?

«Ci sono tanti stimoli diversi a fronte di procedure apparentemente simili. Le variabili sono molte perché si ha anche fare con l’essere umano. Ho anche tanti banchi di prova per me stesso».

Oltre agli schermidori in nazionale, alleni anche altri atleti

«Sì, nel quotidiano a Lugano Scherma lavoro con tutte le categorie. Tutti gli atleti si devono abituare fin da piccoli a vedere tutti i tecnici. Per essere pronti a vent’anni il percorso inizia presto ed è un viaggio che deve essere ben impostato sin dall’inizio».

Com’è il rapporto con i genitori degli allievi?

«Ciascuno è diverso, bisogna saperli gestire. La difficoltà arriva se viene intaccata la fiducia del figlio verso il proprio tecnico. Il rapporto maestro – allievo è delicato».

Com’è stare dal lato “biancorosso” e affrontare l’Italia?

«Tra tecnici c’è reciproca stima, si fa tranquillamente. Faccio il conto che l’Italia è forte e strutturata».

Cosa ti hanno lasciato gli anni alla Pro Patria?

«Sono stato fortunato a capitare alla Pro Patria Scherma, ad aver avuto i maestri che ho avuto, ad aver potuto lavorarci. Mi sono accorto che a livello di bagaglio di conoscenze la Pro Patria mi ha dato tanto. Una delle prime persone che ho informato del nuovo incarico è stato il Maestro Giancarlo Toran».

Vuoi dedicare la tua fresca nomina a qualcuno?

«Ai miei genitori che mi hanno concesso di fare questo sport che è diventato una professione e a mia moglie e a mio figlio che mi supportano sempre nonostante ci siano periodi in cui manco molto».

Mariagiulia Porrello

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A NOVEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore