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Economia | 30 settembre 2026, 08:00

5.200 PMI oltreconfine, l’export italiano cerca nuove competenze

Più di 5.200 piccole e medie imprese italiane hanno ricevuto un sostegno per sviluppare la propria presenza sui mercati esteri attraverso una misura del PNRR dedicata all’internazionalizzazione.

5.200 PMI oltreconfine, l’export italiano cerca nuove competenze

Il programma ha mobilitato 800 milioni di euro e ha accompagnato progetti in 46 Paesi, superando il traguardo iniziale fissato a 4.000 imprese. Il dato, comunicato dal Ministero degli Affari Esteri, mostra come una parte consistente del sistema produttivo italiano cresca anche attraverso la capacità di guardare oltre i confini nazionali.

L’internazionalizzazione, del resto, coinvolge molti più aspetti della semplice vendita all’estero. Per un’impresa che decide di entrare in un nuovo mercato arrivano sul tavolo valutazioni commerciali, analisi della concorrenza, posizionamento del prodotto, canali distributivi, logistica, pagamenti, fiscalità e aspetti doganali. A questi si aggiungono la conoscenza delle abitudini dei consumatori e la capacità di adattare la proposta aziendale a contesti culturali differenti.

Per le PMI, spesso caratterizzate da strutture organizzative snelle, questa complessità rende particolarmente importante la presenza di competenze dedicate. L’export manager si muove proprio all’incrocio tra strategia commerciale, marketing internazionale e sviluppo del business. Analizza i mercati potenziali, individua opportunità, contribuisce alla definizione dei piani di ingresso e coordina relazioni con clienti, distributori e partner.

Anche la dimensione digitale ha modificato profondamente questo lavoro. E-commerce e marketplace permettono alle imprese di raggiungere clienti internazionali attraverso canali che fino a pochi anni fa richiedevano strutture commerciali molto più articolate. Allo stesso tempo, strumenti digitali e dati consentono di studiare competitor, segmentare i mercati e comprendere meglio il comportamento dei potenziali acquirenti. L’espansione internazionale diventa così un processo che unisce commerciale, marketing, tecnologia e analisi.

Il risultato è un profilo professionale più articolato rispetto alla figura tradizionale dell’export manager. Servono conoscenze economiche e commerciali, familiarità con le dinamiche del commercio internazionale, capacità negoziali e una buona padronanza dell’inglese. A queste competenze si affiancano oggi strumenti digitali, attenzione alle nuove modalità di vendita e capacità di leggere scenari caratterizzati da filiere globali in continua evoluzione.

Su questa combinazione di competenze si concentra il Master in internazionalizzazione imprese di Sole 24 Ore Business School. 

La scuola ha progettato questo percorso di 11 mesi, per chi vuole costruire una professionalità nell’internazionalizzazione d’impresa, affrontando l’analisi dei mercati esteri, le strategie di export e le principali complessità legate al commercio globale, con una formula che prevede lezioni in aula o in live streaming e uno stage finale in azienda.

La dimensione applicativa rappresenta uno degli elementi caratterizzanti del percorso. Basti pensare che la faculty riunisce manager, consulenti e professionisti internazionali e la didattica comprende casi reali, workshop e project work con aziende leader in diversi settori, a livello internazionale. 

Per chi si avvicina al comparto export, questo permette di confrontarsi con situazioni vicine a quelle che caratterizzano concretamente il lavoro su mercati esteri.

La proposta dedicata all’internazionalizzazione comprende anche formule rivolte a chi già lavora. Il Master Export Manager, ad esempio, si sviluppa in 17 serate, con lezioni in live streaming e materiali on demand. Gli argomenti affrontano la pianificazione strategica, l’international marketing, sales ed e-commerce, contrattualistica e fiscalità internazionale, pagamenti, finanziamenti e dogane.

Questa articolazione riflette una caratteristica del mercato internazionale contemporaneo, in cui imprese diverse possono avere esigenze formative molto diverse. Una PMI che sta preparando il primo ingresso in un Paese estero ha bisogno di strumenti differenti rispetto a un professionista che già segue clienti internazionali e vuole aggiornare le proprie competenze.

Il traguardo dei 5.200 progetti sostenuti dal PNRR offre, in un certo senso, una chiave di lettura sul futuro dell’occupazione qualificata. Se, da una parte, sempre più imprese investono nella propria presenza internazionale, dall’altra cresce il valore di chi sa trasformare un’opportunità commerciale in un progetto strutturato, collegando mercati, persone, canali di vendita e strategie. Chi guarda all’export come possibile direzione professionale, dunque, deve considerare la specializzazione come parte integrante della preparazione richiesta da un’economia italiana sempre più intrecciata con quella globale.






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I.P.

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