Suffragio universale, le donne votano per la prima volta, 21 di loro entrano nell’Assemblea Costituente: il 1946 è un anno spartiacque nella storia d’Italia. Oggi si può osservare il cammino fatto da allora e intravedere il tanto ancora da fare sulla strada di una inequivoca e totale parità di genere. Ma è anche possibile tornare alle figure che hanno lasciato un segno lungo il percorso. Con esempi che oggi rischiano di risultare scontati o, peggio, dimenticati. Persone che con il loro impegno e la loro vita hanno reso fertile il passaggio cruciale avvenuto 80 anni fa.
19 settembre 2026, Cassano Magnago, Villa Oliva. Nello storico edificio, la sala in cui si riunisce il Consiglio comunale è gremita. Il sindaco, Pietro Ottaviani, non si rivolge alle componenti di centrodestra che lo sostengono né risponde alle minoranze. Ha al fianco, fra gli altri, Marina Noce, coordinatrice dell’Anpi locale, ed Elio Giacometti, già segretario in provincia di Varese dei Comunisti Italiani. Il colpo d’occhio è anomalo: donne e uomini dalle estrazioni politiche differenti sono fianco a fianco, guadagnano voce e ribalta appartenenze che vengono dal passato, da una storia relativamente prossima eppure lontana anni luce. Tutto si spiega con un nome, una data di nascita e una di morte: Maria Agostina Pellegatta, 1938-2026.
La commemorazione della senatrice cassanese, deputata prima di approdare a Palazzo Madama, avviene ad alcuni mesi dalla scomparsa, poco dopo quello che sarebbe stato il suo 88esimo compleanno. Scandisce il sindaco: «Sento il dovere di sottolineare che il valore di una figura istituzionale si misura anche da ciò che decide di lasciare alle generazioni future. Con un gesto di immensa generosità e lungimiranza, che ha commosso l’intera comunità, la senatrice ha scelto nel suo testamento di donare al nostro Comune tutti i suoi beni. Compresa la villa con giardino, per trasformarla in una scuola pubblica dedicata alla musica e alle arti per i nostri ragazzi (…) Vogliamo che la villa diventi una vera e propria palestra di cittadinanza, dove l’arte insegni l’ascolto, la responsabilità, il profondo rispetto per il bene comune».
Maria Agostina Pellegatta (Mariuccia, come la chiamavano quelli che la conoscevano da una vita) ha effettivamente disposto che l’intero suo patrimonio andasse al Comune in cui ha sempre vissuto. Un Comune da tempo roccaforte del centrodestra, luogo natale di Umberto Bossi, una posizione in vista nella Lega degli albori. Un gesto per certi aspetti sorprendente, quello della senatrice, compiuto da una donna che militò a lungo nel Pci e visse dal di dentro la svolta della Bolognina, a inizio anni Novanta, scegliendo di andare altrove rispetto al Pds, di impegnarsi in Rifondazione prima, nel Partito dei Comunisti Italiani poi. Motivo della volontà testamentaria? Presumibilmente più d’uno. Come minimo l’attaccamento al luogo d’origine, il senso delle istituzioni, locali oltre che nazionali, la capacità di “guardare oltre”, pur mantenendo salde idee e posizioni.
Maria Agostina Pellegatta fu innanzitutto maestra preparata, seria, incline all’innovazione. Figlia di un operaio antifascista e ateo (ma che cantava in un coro parrocchiale), era convinta sostenitrice della laicità della scuola. La notarono, nel Pci, e la candidarono. Lei, eletta e rieletta, fu alla Camera dal 1972 al 1979. Poi divenne funzionaria e dirigente della Federazione varesina del Partito, impegnata nella formazione di amministrazioni comunali Dc/Pci. Nei primissimi anni Novanta si oppose allo scioglimento del Partito Comunista, contribuì alla nascita di Rifondazione e, sul finire della decade, a quella del Pdci. Tornò quindi in Parlamento, al Senato, nel 1998 (secondo governo Prodi), diventando vicepresidente della Commissione Cultura.
La sua esperienza ha attraversato alcuni dei momenti più significativi della storia repubblicana, lei che nel 1946, prima volta delle donne alle urne, aveva appena otto anni. Carattere forte, determinato, a volte spigoloso come ricordano molte delle persone che con lei hanno condiviso un tratto di vita, non solo politica, sapeva mettersi al servizio di una causa. «Lei che amava definirsi togliattiana – rimarca Elio Giacometti, rievocando la prima esperienza parlamentare – svolse l’incarico secondo l’indirizzo di Berlinguer».
Nel 1978 affrontò per così dire "in prima linea" i giorni drammatici e laceranti del sequestro di Aldo Moro. «Colpita fortemente, anche sul piano personale – ricorda ancora Giacometti – definì da subito l’assassinio del leader Dc, davanti a Berlinguer, un colpo di Stato e si impegnò in modo deciso, come negli anni precedenti, a consolidare idee, proposte e suggestioni del compromesso storico».
Parlamentare attivissima, legò il suo nome alla Legge 517 del 1977 che cambiò la scuola pubblica in senso inclusivo, valorizzando il principio del diritto universale allo studio e abolendo le classi differenziali riservate agli alunni con problemi di apprendimento, difficoltà comportamentali, condizioni economiche svantaggiate. Ancora, nei due anni al Senato sostenne l’innalzamento dell’obbligo scolastico da 14 a 16 anni.
Maria Agostina Pellegatta fu autrice di saggi e opere narrative, oltre che di due docufilm su Togliatti, fu studiosa e conoscitrice della Russia, di cui promosse la cultura anche con viaggi, e organizzatrice di Feste dell'Unità, convinta del loro potenziale in termini di socialità, aggregazione, confronto, ovviamente svago. Negli ultimi anni si dedicò alla valorizzazione e alla difesa della Costituzione, attenta, fra l'altro, al referendum sull'architettura della Giustizia del 2026. Una seconda preoccupazione, fa presente Giacometti, «...era la pace. Raccoglieva informazioni al di là della cappa di conformismo, censura e bollettini del sistema dell'informazione. La sua razionalità la conduceva, in fondo, all'ottimismo: era convinta che la pace avrebbe vinto».
Maria Agostina Pellegatta, ricorda Marina Noce, era però una persona con cui i rapporti non erano sempre facili. Era «…una donna che non distribuiva approvazioni per cortesia, che sceglieva con attenzione ogni parola». La coordinatrice di Anpi Cassano Magnago non scorda le divergenze, anche le distanze createsi nel tempo. Riconosce senza esitazioni il rispetto mantenuto anche nei confronti più difficili e la fedeltà a dei valori. «È facile ricordare la senatrice, la parlamentare, la donna delle istituzioni. Ma io vorrei ricordare soprattutto la persona. Una donna che non viveva a metà, che credeva profondamente in ciò che faceva. Una donna che aveva il coraggio delle proprie idee anche quando questo significava esporsi, discutere, andare controcorrente. Ricordando lei, il mio pensiero corre alle 21 donne elette all’Assemblea Costituente del 1946. Donne diverse per storia, cultura e appartenenza politica, unite dalla convinzione di poter cambiare il Paese. Quelle donne aprirono una porta. Maria è appartenuta alla generazione che la porta l’ha attraversata, allargata e tenuta aperta per le altre».














