Anche la consigliera di Gorla Minore Stefania Rossetti ha voluto condividere alcune riflessioni riguardo alla necessità di intervenire in maniera concreta per contrastare i fenomeni di spaccio all’interno del bosco del Rugareto.
«Il ritrovamento a Castellanza del corpo di un uomo, ucciso da colpi d'arma da fuoco – spiega l’esponente di Prospettiva Indipendente – impone una riflessione che non può essere rimandata.
Da mesi chiediamo che il tema della sicurezza intercomunale venga affrontato con strumenti strutturati, e non con soluzioni di ripiego; ad esempio lo scorso dicembre, insieme ai colleghi di “Per una Comunità Rinnovata”, avevo proposto uno studio di fattibilità, serio e guidato da criteri scientifici, per valutare un Comando Unico di Polizia Locale tra Gorla Minore, Gorla Maggiore e Marnate.
La maggioranza bocciò la mozione, preferendo la strada, che si disse essere più snella ed efficace, adatta alle esigenze del nostro territorio, di una semplice convenzione tra i tre comuni».
Una scelta non condivisa dalla consigliera di minoranza: «Una convenzione – ricorda Stefania Rossetti – che si regge sulla disponibilità volontaria degli agenti e che si muove entro il normale orario di servizio: uno strumento emergenziale, non una risposta strutturale.
Nel frattempo si legge anche che, grazie alla convenzione siglata tra Marnate e Rescaldina, si riescono ad effettuare azioni congiunte che hanno l’obiettivo di “dare fastidio” a chi frequenta il bosco, tra sfalci d’erba intensificati e presidi mirati a "disincentivare" fornitori e clienti.
Nel bosco del Rugareto, per contrastare organizzazioni di questo tipo, come lo stesso sindaco di Marnate, ammette, devono intervenire le forze dell'ordine competenti, non certo gli agenti di Polizia Locale, il cui ruolo resta comunque prezioso, ma va inquadrato correttamente».
E sono proprio le recenti dichiarazioni di Marco Scazzosi a suscitare alcune riflessioni: «Dalla stampa apprendo anche questa affermazione di Scazzosi: “Anche il tanto discusso Comando Unico non farebbe una reale differenza, anche perché coinvolgerebbe solo i comuni della Valle, non l’intero territorio su cui si estende il bosco del Rugareto”.
Questa obiezione non regge: nessuno ha mai sostenuto che sarebbero gli agenti del Comando Unico a intervenire tra gli alberi, ma che un Comando Unico offrirebbe una cornice stabile, e non emergenziale, per gestire la sicurezza a livello intercomunale.
E questo con più mezzi, più organico coordinato e maggiore capacità di accedere a fondi; condizioni che pesano anche sulla percezione di sicurezza dei cittadini, oggi alimentata da ricorrenti episodi di degrado urbano oltre che dal recente fatto di cronaca nera».
Una posizione condivisa anche da altri: «Non sono sola in questa lettura – sottolinea Stefania Rossetti – anche Luca Vergani, consigliere comunale a Marnate e segretario comunale di Forza Italia, è stato uno dei primi sostenitori della necessità di superare la logica dei singoli comandi, e ha più volte segnalato come il vuoto istituzionale rischi di spingere i cittadini verso forme di autotutela spontanea.
Una preoccupazione che condivido pienamente; la sicurezza dei nostri territori non può essere affidata all'improvvisazione, servono soluzioni studiate e misurate sui dati, come si sta provando a fare con il tavolo tecnico avviato a Solbiate Olona a cui, ricordiamo, Gorla Minore ha scelto di non partecipare».
«Apprezziamo – conclude la consigliera – la trasparenza con cui le amministrazioni comunicano le proprie scelte e i propri indirizzi; ci auguriamo tuttavia che, su un tema delicato come la sicurezza, tali scelte vengano prese guardando esclusivamente all'interesse dei cittadini e del territorio, e non a logiche di campanilismo.
Il Comando Unico di Polizia Locale, come altre forme di gestione associata che guardano al futuro, se non sarà scelto con lungimiranza oggi, sarà imposto dalla necessità domani».














