C’è chi vede il carcere come il luogo dove finisce una storia. Don David Maria Riboldi, invece, lo considera il posto da cui una vita può ricominciare. È questo il messaggio al centro della serata del 6 luglio, serata di presentazione di “Nessuno nasce innocente”, il libro-intervista firmato dal giornalista Marco Linari e dedicato al cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio e fondatore della cooperativa La Valle di Ezechiele.
La presentazione, ospitata al Chiosco da Mario di Fagnano Olona proprio nel giorno del compleanno del sacerdote, ha richiamato un pubblico numerosissimo. Accanto agli autori erano presenti il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, il sindaco di Fagnano Olona Marco Baroffio, l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, l’assessore alla Cultura di Busto Arsizio Chiara Colombo, il consigliere Simone Orsi, il presidente del Consiglio comunale di Busto Arsizio Laura Rogora e la presidente della Valle di Ezechiele, Anna Bonanomi.
«L’innocenza è una scelta quotidiana»
Ad aprire la serata è stato Marco Linari, che ha chiesto il significato di un titolo tanto provocatorio. La risposta di don David racchiude il cuore del libro.
«È una frase nella quale mi riconosco. È una verità antica della Chiesa cattolica: tutti nasciamo con il peccato originale. Ma c’è anche qualcosa di profondamente contemporaneo. Ogni giorno impariamo a scegliere di essere innocenti, a non fare del male agli altri. Io scelgo ogni mattina di entrare in carcere per portare un sorriso e un po’ di speranza». (VIDEO)
Un invito a non dividere il mondo tra buoni e cattivi, ma a riconoscere come ogni persona possa scegliere ogni giorno quale strada percorrere.
La chiamata che ha cambiato una vita
Otto anni fa don David era un sacerdote d’oratorio a Cernusco sul Naviglio. Poi arrivò la proposta dell’arcivescovo Mario Delpini: diventare cappellano del carcere di Busto Arsizio.
Una decisione maturata lungo il Cammino di Santiago.
«Chiesi un mese di tempo all’arcivescovo. Avevo bisogno di preparare il cuore. Sul Cammino incontrai un uomo che chiamo ancora oggi il mio angelo. Mi raccontò la sua esperienza con la droga e il carcere. In quel viaggio capii che dovevo lasciare l’oratorio e che quella sarebbe stata la mia strada».
Un’esperienza che ha trasformato radicalmente il suo ministero.
Dietro le sbarre il nemico si chiama solitudine
Tra le pagine del libro emerge una parola più di tutte: solitudine.
«Il carcere è pieno di persone con storie diversissime, ma accomunate dalla solitudine. Ed è proprio quella solitudine il primo strumento della recidiva. Se nessuno ti vuole bene, è difficile rinascere».
Da questa convinzione è nata La Valle di Ezechiele, cooperativa che offre opportunità lavorative agli ex detenuti. Un progetto costruito tra difficoltà, porte chiuse e tanta ostinazione.
Il lavoro come vera sicurezza
Tra i primi amministratori a credere nel progetto c’è stato il sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli, chiamato sul palco da Linari.
«La prima volta che ci siamo incontrati abbiamo quasi litigato», ha raccontato sorridendo. «Don David è uno che non molla mai, mi ha tempestato di richieste. Poi abbiamo iniziato a collaborare».
L’esperienza di un ex detenuto impiegato in Comune è diventata un esempio concreto di reinserimento.
«Ha lavorato con noi per un anno digitalizzando documenti. Ci siamo trovati benissimo. Se quell’opportunità gli è servita per non tornare in carcere, allora questo è il vero miracolo.»
Anche don David ha ricordato il dato che più di ogni altro racconta il valore del lavoro.
«Tra chi esce dal carcere senza un’occupazione la recidiva supera il 70%. Tra chi invece trova lavoro scende intorno al 2%.»
«Il carcere non può essere il luogo dove dimentichiamo le persone»
Il sindaco di Fagnano Olona, Marco Baroffio, ha sottolineato il significato della presenza della Valle di Ezechiele sul territorio.
«Il carcere dovrebbe aiutare a svolgere una missione educativa, ma troppo spesso diventa il posto dove dimentichiamo le persone. Quello che fanno don David e la Valle di Ezechiele è tanto, anche se non basta ancora».
Parole che hanno rilanciato il tema centrale della serata: il reinserimento come responsabilità dell’intera comunità.
Cultura contro il disagio
Sul palco anche l’assessore regionale Francesca Caruso, che ha evidenziato il ruolo della cultura nei percorsi di riscatto.
«La cultura è il primo antidoto al disagio sociale e giovanile. Non può restare chiusa nei salotti, deve arrivare nelle periferie e nei luoghi della fragilità. Raccontare storie di rinascita significa offrire nuove possibilità».
L’assessore ha ricordato anche i progetti avviati con il carcere Beccaria e con la comunità Kayròs, dove i giovani portano la propria testimonianza nelle scuole e nei teatri.
Una cooperativa nata quasi per ostinazione
Tra i momenti più applauditi anche l’intervento della presidente della Valle di Ezechiele, Anna Bonanomi, che ha raccontato come sia nata l’avventura della cooperativa.
«Don David ha insistito così tanto che alla fine, quasi per esaurimento, ho detto sì», ha scherzato. «Lavoravo in banca, poi un imprenditore ha deciso di credere nel progetto affidandoci una commessa importante. A quel punto ho lasciato il mio lavoro e oggi vivo questa esperienza a tempo pieno».
Un libro che parla a tutti
“Nessuno nasce innocente” non racconta soltanto il carcere. Racconta le fragilità di ciascuno, la possibilità di cambiare e il valore di una seconda occasione.
Il dialogo con Marco Linari attraversa gli incontri con detenuti e vittime, il rapporto con la politica – compreso quello con il presidente del Senato Ignazio La Russa sul tema della clemenza – e una convinzione che accompagna ogni pagina del volume: offrire un’opportunità a chi ha sbagliato non è un gesto di buonismo, ma un investimento sulla sicurezza e sulla dignità dell’intera società.
Perché, come ricorda il titolo del libro, nessuno nasce innocente. Ma tutti possono scegliere, ogni giorno, di diventare migliori .
















