La sospensione dei ristorni decisa dal Canton Ticino come contromisura rispetto alla “tassa sulla salute” «dal punto di vista giuridico è una cosa che non sta né in cielo né in terra». È il giudizio espresso questa mattina in Consiglio regionale dall’assessore ai Rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori, che ha anche reso noto che sono in corso delle interlocuzioni tra Lombardia e Ticino, rassicurando sul fatto che ci sono i tempi per «sistemare la questione».
La preoccupazione
L’esponente leghista della giunta Fontana è intervenuto per rispondere all’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle, che ha portato al Pirellone il caso della decisione del Consiglio di Stato ticinese, che ha fatto molto discutere la politica nella nostra provincia.
Nel testo, illustrato in aula da Paola Pollini, si sottolinea che «il blocco dei ristorni finanziari genera un danno economico immediato e devastante per i bilanci dei Comuni lombardi della fascia di confine (nelle province di Varese, Como, Lecco e Sondrio), i quali dipendono storicamente da queste risorse per l'erogazione dei servizi essenziali ai cittadini, la manutenzione stradale e la gestione del territorio».
Pertanto, anche alla luce della «differente linea d'azione adottata dalla Regione Piemonte», hanno chiesto se la giunta regionale «intenda sospendere l'applicazione e la riscossione del contributo per la salute previsto per settembre, al fine di ripristinare il corretto dialogo bilaterale con le autorità svizzere e sbloccare immediatamente i 50 milioni di franchi trattenuti dal Canton Ticino».
«Norma che deve essere applicata»
«La norma prevista dalla finanziaria del 2024 non è una facoltà – ha esordito Sertori –. È una norma che deve essere applicata. La facoltà, per quanto riguarda le regioni, è stabilire la percentuale dello stipendio netto del vecchio frontaliere dentro una forchetta che va da un minimo del 3 per cento a un massimo del 6 per cento. Regione Lombardia ha già deciso di applicare il minimo».
L’assessore ha detto se si sarebbe aspettato da parte dei consiglieri «una presa di distanza» rispetto alla decisione del Canton Ticino, definita «un nuovo istituto giuridico che non conoscevo, la “sospensione cautelativa”». «C’è un accordo internazionale – ha ricordato l’assessore – che prevede che una quota del 40 per cento dei tributi che i vecchi frontalieri pagano di tasse in Svizzera venga ristornato sotto forma di contributo ai Comuni di confine». Per il Ticino «la decisione dello Stato italiano di prevedere nella finanziaria 2024 che i vecchi frontalieri paghino un contributo è in contrasto con l’accordo sulla fiscalità del ‘74». E così, «in via preventiva si congela una parte dei ristorni che, per accordo internazionale, dovrei dare all’Italia». Per altro, «non ci sono ancora atti amministrativi» per l'applicazione di quanto previsto dalla finanziaria.
Per Sertori «dal punto di vista giuridico è una cosa che non sta né in cielo né in terra».
L’assessore ha aggiunto di non comprendere come per alcuni amministratori italiani «tutto sommato questa cosa ci potrebbe anche stare. No, non ci sta. È in contrasto con un accordo internazionale».
Sertori ha poi ricordato che sono stati Regione Lombardia e Canton Ticino a pensare al "sistema binario" che prevede la figura del vecchio frontaliere «che va avanti a pagare le tasse in Svizzera».
In ogni caso, ha rivelato, sono «in atto delle interlocuzioni non solo tra Berna e Roma ma anche tra Lombardia e Ticino, sia formali che informali». Inoltre, i «ristorni che prendono i sindaci quest’anno sono relativi a due anni fa. C’è tutto il tempo per sistemare la questione, che non incide sui ristorni di quest’anno».














