Ci sono ricordi che rischiano di svanire nel tempo e altri che trovano la forza di trasformarsi in racconto. Francesca Testa di Busto Arsizio, classe 1961, impiegata nelle segreterie delle scuole statali, ha scelto di custodire un patrimonio prezioso fatto di volti, voci, tradizioni e frammenti di esistenze vissute nel cuore della Catania più autentica. Lo ha fatto affidando alla scrittura ciò che per anni aveva conservato nella memoria, dando vita al libro La guardiana dei ricordi. Ricordi romanzati di vite vissute in un antico quartiere catanese e dintorni, pubblicato dalla casa editrice “Utterson - Scatole Parlanti” di Viterbo.
Per chi la conosce a Busto Arsizio, la passione per la creatività non è una sorpresa. È da anni che Francesca Testa realizza opere d’arte piegando le pagine dei libri e ha trasmesso questa tecnica attraverso laboratori organizzati nelle biblioteche. Oggi continua a usare la carta come materia prima, non solo per creare ma anche per scrivere: quindi non solo per dare vita a forme, bensì per dare voce alle storie.
L’origine del libro affonda le radici nei ricordi familiari. Cresciuta in una famiglia numerosa, dove generazioni diverse convivevano nello stesso quartiere, Francesca si è ritrovata spesso ad ascoltare racconti della nonna e di altri parenti che animavano il palazzo. Ogni incontro riportava alla luce dettagli differenti, sfumature che cambiavano a seconda di chi raccontava. «Non volevo che quei ricordi andassero perduti», spiega. «Ognuno custodiva una parte della storia e io ricordavo particolari che altri avevano dimenticato».
La svolta arriva nel 2020, poco prima dell’emergenza pandemica. È Patrizia Fazzini, ex docente del liceo artistico Candiani, a incoraggiarla a scrivere un testo dedicato agli angeli e al soprannaturale. Il contributo viene registrato e trasmesso dalla radio del liceo. L’esperimento piace e accende una scintilla destinata a cambiare tutto. Da quel primo racconto nasce il desiderio di continuare a scrivere. «Nel primo testo parlavo dell’angelo custode e lo collegavo alla figura di mia nonna e di una sua zia. Sono cresciuta ascoltando storie di queste presenze misteriose. Ho scritto un secondo racconto, l’ho fatto leggere a Patrizia e lei mi ha suggerito di trasformare quei ricordi in un libro».
Nasce così un’opera composta da racconti al femminile che hanno come filo conduttore il quartiere della Civita, uno dei luoghi più antichi e suggestivi di Catania, conosciuto come il quartiere dei principi e dei pescatori. Fondato dai Greci come zona abitata dalle famiglie nobili, nel tempo è diventato anche il quartiere della gente comune, dove le vite si intrecciano e le voci corrono veloci da una casa all’altra.
Tra le pagine si incontrano donne forti e fragili, protagoniste di vicende ispirate alla realtà ma trasformate dalla narrazione. Il cuore delle storie è autentico, anche se i personaggi e alcuni eventi sono stati romanzati. «Ho lasciato vero il nucleo emotivo di ogni racconto, ma l’ho fatto vivere attraverso altri protagonisti», racconta l’autrice. Solo nel capitolo dedicato a “Comare Nunzia” compaiono personaggi reali. Gli altri racconti, da “L’angelo custode” a “Rosalia”, da “Giovannina” a “Luisa detta Lisetta”, fino a “Stella”, affrontano temi profondi e attuali.
Violenza sulle donne, disabilità, amore, spiritualità e memoria si intrecciano a riferimenti storici e atmosfere popolari. Le donne occupano il centro della scena, mentre gli uomini restano sullo sfondo come figure secondarie. È una scelta precisa che riflette l’omaggio dell’autrice alle generazioni femminili che hanno segnato la sua vita. Non a caso il volume è dedicato «alle mie ave, alle donne che sono state e a quelle che verranno tra le righe di ogni pagina e custodi dei miei sogni».
La stesura del libro ha richiesto un impegno nato dall’amore per la propria terra e per quei valori che l’autrice riconosce nella sua gente: la passione, la determinazione, il sacrificio, la tenacia e la capacità di mettere il cuore in tutto ciò che si fa.
A rendere ancora più preziosa l’opera è la seconda parte del volume, dedicata alle ricette della nonna. Piatti della tradizione siciliana preparati con ingredienti semplici e poveri, tramandati senza bilance né dosi precise, affidandosi esclusivamente all’esperienza delle mani. Dal “risu e rocculi” agli spaghetti alla carrettiera, dalla caponata ai peperoni al sugo, fino alle celebri polpette dello zio Peppe, ogni ricetta diventa un ulteriore tassello di memoria familiare.
Il libro conserva inoltre espressioni e modi di dire in dialetto, contribuendo a restituire la musicalità e l’identità culturale di un mondo che l’autrice vuole preservare dall’oblio. Perché La guardiana dei ricordi non è un’autobiografia, ma un viaggio nella memoria collettiva di un quartiere e di una comunità, raccontata attraverso gli occhi di chi ne ha respirato l’anima.
L’opera, dopo essere stata presentata l’11 giugno alla Coop di viale Duca d’Aosta, sarà svelata il 25 giugno, alle ore 18, nell’Aula Ali della Libertà in piazza Trento. Gli incontri introdotti dalla professoressa Patrizia Fazzini, la stessa persona che, con un semplice consiglio, ha acceso il percorso letterario di Francesca Testa. Una storia che dimostra come, a volte, basta una parola di incoraggiamento per trasformare i ricordi in letteratura.
















