Vittoria ai Campionati Mondiali (vedi QUI). A competizione conclusa, pranzo giapponese con la famiglia. A seguire, ritorno, medaglie al collo, sul posto di lavoro (la Farmacia Bossi di piazza XXV Aprile), caffè e aperitivi offerti ad amici e colleghi al Bar Giardino. Il rito si ripete, oggi con ricci e t-shirt di Rocky Balboa. Su Riccardo Maino si può contare, è una sicurezza. A partire dai risultati. Dalla rassegna iridata di Sofia per atleti con sindrome di Down ha portato a casa quattro ori (anche il più prestigioso, nell’all-around) e un bronzo. Allori cui si aggiunge la Coppa a squadre che l’Italia ha vinto sia in campo maschile che femminile.
Solita gioia? «Questa volta un po’ di più» ammette l’atleta della Pro Patria Ginnastica. Riccardo difendeva il titolo mondiale conquistato ad Antalya ma è anche campione europeo e, a dispetto della nazionalità, dei Giochi Panamericani, cui ha partecipato in virtù di un invito speciale all’Italia.
A Sofia, però, c’era un carico emotivo nuovo. Intanto perché vincere è difficile, ripetersi di più. E poi perché c'era una motivazione aggiuntiva che, a cose fatte, si può svelare. A gennaio 2026 Riccardo aveva affermato, voce vacillante per l’emozione e microfoni rigorosamente spenti per scaramanzia: «Devo tornare campione del mondo e dedicare l’oro a mio nonno». Adelfio Calcaterra, 93 anni, un orgoglio sbandierato per il nipote ginnasta, se n’era andato da poche ore (vedi QUI). A Sofia, il proposito di Riccardo ha trovato compimento. «I miei genitori, che sono venuti in Bulgaria per sostenermi e seguire le gare, erano commossi».
Nelle parole del campione c’è anche altro. Per esempio il valore degli avversari (sul podio dell’all around sono saliti un altro azzurro, il romano Claudio Fabiani, e l’australiano Chris Bunton). La festa con compagni e compagne di nazionale («…nella hall dell’albergo abbiamo gridato di brutto, Italia-Italia!»). Il grazie ai familiari, a partire da papà e mamma, e ai tecnici: Tullio Bani in nazionale, Paolo Pozzi e Rossana Foresti, veri e propri compagni di viaggio oltre che allenatori, alla Pro Patria. E una sottolineatura: «A Sofia ci sono stati due momenti in più rispetto al solito: le parate. Una all’inizio e una in chiusura». Come alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi. Gli atleti con sindrome di Down hanno giustificate aspirazioni di ammissione alle competizioni a cinque cerchi, Riccardo ne ha parlato tante volte (l'ultima in occasione di Milano-Cortina, vedi QUI). In Bulgaria ha assaggiato l'emozione di sfilare per il proprio Paese.
E adesso? «Vacanze tra poco ma non subito. C’è una gara a Rimini, a breve. E devo partecipare a un po’ di eventi. Poi mare, in Liguria».
Prima di nuovi palcoscenici e del meritato riposo, però, il presente è lavoro, in farmacia. Fatte le foto di rito, dispensati i sorrisi, ricevuti i complimenti e gli sguardi di ammirazione, si torna alla quotidianità. In piazza XXV Aprile risuona il richiamo, tra il serio e il faceto: «Ricky, ci sono 21 colli che ti aspettano». I muscoli di un super-atleta servono sempre.














