Auto in colonna, pedale sul freno e la solita prospettiva di dover attendere in fila. Su viale Boccaccio, arteria tristemente nota a Busto Arsizio per le sue congestioni quotidiane ai due semafori di via Alba e di via Cardinal Simone/Cardinal Ferrari, il copione del tardo pomeriggio sembrava il solito. Invece, mercoledì 17 giugno, la sorpresa: a bloccare la strada non è stato il traffico dell'ora di punta, e tantomeno le discusse scelte viabilistiche, bensì... un gregge.
Quasi un centinaio di capi, tra capre e pecore, ha infatti deciso di attraversare placidamente la carreggiata all'altezza della rotonda che incrocia viale Gabardi e via Bernardino da Bustis, proprio in prossimità della chiesa di Santa Croce. Un vero e proprio tappeto lanoso in movimento che ha costretto le vetture a fermarsi, regalando un insolito scenario di transumanza urbana.
L'ironia della sorte, in questo caso, è servita su un piatto d'argento. Da anni il lungo viale che collega il quartiere di Sant'Edoardo a Borsano è al centro di aspre polemiche: raccolte firme di cittadini esasperati, dibattiti su rotonde, progetti di new jersey accantonati e, soprattutto, lamentele costanti per i tempi infiniti dei semafori "intelligenti", accusati di ingolfare la circolazione.
Ma per una volta, in questo mercoledì pomeriggio, tanto l'amministrazione comunale quanto la tecnologia semaforica sono state del tutto assolte. Nessun problema di ritardi nei cantieri del Pnrr o di incroci mal calibrati: a dettare i tempi dello "stop and go", bloccando l'importante via di scorrimento, ci ha pensato semplicemente la natura.
I minuti di attesa per permettere al lungo corteo di animali di sfilare e proseguire il proprio cammino si sono così trasformati in un curioso e piacevole siparietto. I clacson, solitamente pronti a farsi sentire con insistenza al primo ritardo o alla prima mancata svolta, sono rimasti (quasi) muti, sostituiti dal suono rustico dei campanacci e dal calpestio degli zoccoli sull'asfalto.
La solita rabbia da imbottigliamento ha lasciato il posto a qualche sorriso di stupore e a decine di finestrini abbassati per immortalare la scena con gli smartphone. Per una volta, mettersi in coda su viale Boccaccio non è stato uno stress, ma un tuffo inaspettato nella vita bucolica.
















