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Busto Arsizio | 12 giugno 2026, 11:30

Monsignor Livetti e quel «sorriso molto dolce e paterno» rimasto nel cuore di Busto

Il ricordo commosso della comunità cittadina e del fidato amico Oreste, che rievoca con affetto il loro legame quotidiano all'interno della Provvidenza: «Più che un amico, il nostro rapporto era fraterno»

Monsignor Livetti e quel «sorriso molto dolce e paterno» rimasto nel cuore di Busto

L'ultimo saluto di Busto Arsizio a monsignor Claudio Livetti è un coro unanime di ricordi che tocca le corde più profonde del cuore. Il prevosto emerito, spentosi ieri, giovedì 11 giugno, all'età di 94 anni nella casa albergo Borri dell'istituto La Provvidenza, ha lasciato un vuoto incolmabile, ma anche una scia di aneddoti, sorrisi e insegnamenti quotidiani che la città custodisce gelosamente. La camera ardente, allestita all'interno del battistero adiacente alla basilica di San Giovanni, accoglie i fedeli a partire da venerdì 12 giugno alle 11, offrendo un momento di intimo raccoglimento prima dei funerali, che saranno celebrati lunedì 15 giugno alle 10.30 dall'Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

Per comprendere appieno la traccia profonda lasciata da don Claudio, occorre ascoltare chi ha condiviso con lui la quotidianità del centro cittadino e gli anni più sereni e raccolti all'interno della Provvidenza.

Alessandra Ceccuzzi, storica commerciante del centro, racconta con profonda commozione il segno lasciato dal prevosto emerito: «Si potrebbe parlare per una settimana - spiega Alessandra, tratteggiando la forza spirituale di don Claudio - del suo carisma e di quanto abbia plasmato il centro di Busto e, in generale, sia stato attivo in città». Un'influenza profonda, che secondo Ceccuzzi è proseguita nel tempo: «Ha continuato a plasmare anime anche quando non era più fisicamente presente in centro, ma continuava, attraverso le sue parole, a dare indirizzi e a fornire un punto di vista sempre umano e interessante su tutti gli argomenti di cui parlava».

Definendolo una figura che, a livello locale, «ha abbellito la comunità», Ceccuzzi allarga poi lo sguardo oltre i confini della parrocchia: «Chiaramente il centro era la sua casa, essendo il prevosto di San Giovanni, ma monsignore si è sempre occupato di tutta la città. Non ha mai trascurato anche i quartieri e le altre zone, perché lui aveva a cuore tutta Busto». Una dedizione, aggiunge la commerciante, apparsa evidente fin da subito: «Si è capito dal primo giorno in cui è arrivato che aveva a cuore la città. Ci mancherà tantissimo, era una vera guida spirituale».

Sul piano dei ricordi personali, la commozione si fa ancora più intima: «Mi ha sposata» confida Ceccuzzi, prima di soffermarsi sull'immagine che più di ogni altra le rimarrà impressa: «Ho sempre negli occhi il suo sorriso, molto dolce e molto paterno».

Spostandosi all'istituto La Provvidenza, dove il prevosto emerito ha trascorso gli ultimi otto anni di vita, i ricordi si fanno ancora più intimi e domestici. Romeo Mazzucchelli, attuale vicepresidente della struttura, e Oreste, uno dei più stretti amici del religioso, tratteggiano la figura di un uomo straordinariamente lucido, rigoroso ma sempre pronto alla battuta.

Nonostante il passare degli anni, il temperamento del sacerdote non era cambiato. Mazzucchelli lo descrive come un uomo estremamente preciso, attento a ogni dettaglio e capace di rimbrottare amichevolmente chi di dovere, come quando, giusto qualche giorno fa, aveva fatto presente ci fossero alcune foglie secche sul terreno, denotando uno spirito manifestato fino all'ultimo giorno. Al tempo stesso, don Claudio non faceva mai mancare il suo incoraggiamento, ripetendo spesso il suo motto preferito: «forte coraggio e mai paura». Quando gli si chiedeva come stesse, la sua risposta era un inno di grata accettazione: «Adesso sto bene, fino a quando il Signore mi lascia qui». 

Mazzucchelli ricorda monsignor Livetti con parole che nascono dal profondo del cuore: «Livetti è uno che sarà sempre ricordato alla Provvidenza, era prima di tutto una persona umana» spiega con affetto il vicepresidente dell'istituto. Riflettendo sulla perdita che ha colpito l'intera comunità, aggiunge: «È un uomo che ha fatto tanto, anche umanamente, e dispiace tantissimo. Ha lasciato davvero tanto a tutti noi, quando è stato il nostro prevosto, ma non solo». Mazzucchelli conclude poi con una promessa che accomuna quanti hanno incrociato il cammino del sacerdote nei lunghi anni di ministero a Busto Arsizio: «È una figura che non dimenticheremo, rimarrà sempre nei nostri cuori».

A fargli da spalla in questo lungo cammino c'era Oreste, un amico fraterno che con affettuosa ironia descrive il loro legame come un mutuo sostegno: «Più che amico, gli facevo da "badante". Anzi, ci facevamo da badante a vicenda, visto che don Claudio aveva solo dieci anni più di me. Il nostro era un rapporto fraterno». La loro conoscenza andava avanti da decennio a decennio, fin da prima che Livetti diventasse monsignore, e il sacerdote aveva battezzato tutti e tre i nipoti di Oreste.

Oreste racconta la straordinaria e instancabile devozione di don Claudio per la celebrazione eucaristica. Già durante i sei anni trascorsi al Pime, di primo mattino il sacerdote guardava fuori dalla finestra e annunciava l'intenzione di scendere a dire messa nella piccola chiesetta dell'ingresso. Un'abitudine mantenuta anche alla Provvidenza, dove celebrava ogni mattina: se Oreste era presente, rispondeva alle sue preghiere, altrimenti il sacerdote officiava da solo. L'ultima messa di monsignor Livetti è stata celebrata poche ore prima di spegnersi.

La dedizione del prevosto emerito era tale che fino all'ultimo ha cercato di rendersi utile e manifestare la sua dedizione per i "suoi" fedeli. Soltanto pochi giorni prima di lasciarci, don Claudio era uscito per dare l'assoluzione a una donna di 54 anni, che conosceva da tempo.

Anche il dottor Umberto Rosanna, consigliere dell'istituto La Provvidenza, ha voluto rendere omaggio alla memoria del sacerdote con parole cariche di sincera stima: «Brillante e lucido fino alla fine! Un grande uomo prima di tutto! Ci mancherà tantissimo!».

Le tessere di questo mosaico di ricordi compongono l'immagine fedele di un pastore che ha saputo unire fermezza d'animo e profonda umanità, una guida spirituale che continuerà a vivere nei cuori dei cittadini di Busto Arsizio, ben oltre la soglia del battistero che oggi lo accoglie per l'ultimo, commosso abbraccio.

Giovanni Ferrario

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