Una mattina con il telefono tempestato di messaggi, la seduta di giunta, poi un boccone vicino al luogo del cuore che è Palazzo Marliani Cicogna. Per Manuela Maffioli, assessore alla Cultura a Busto e ora deputato della Repubblica (LEGGI QUI), il mercoledì 25 marzo 2026 è un giorno dal sapore incredibile. Un giorno che parla di futuro («Ma oggi è solo quello della gioia», sottolinea, e non si fanno ragionamenti su ciò che accadrà in giunta, spetta alle segreterie dei partiti), eppure che viene da lontano. Dalla ragazza che entrò nella Lega di Bossi, con un'ondata di giovani consiglieri comunali a Busto, e che assume un ruolo istituzionale proprio nel segno di Bossi. E a lui non può che correre subito il pensiero. Ma anche agli altri maestri, non solo politici, che non ci sono apparentemente più: uno su tutti, papà Pier Giorgio.
Quando si candidò per le elezioni politiche nella Lega, non era certo per andare a Roma, bensì per spirito di servizio. Entrò Umberto Bossi, appunto. «Sono sempre stata a disposizione e quella chiamata mi aveva già gratificata - osserva- Oggi sorprendentemente si apre una fase straordinaria della mia vita». Se il traguardo personale è importante, lo è altrettanto per la sua città, la quinta della Lombardia che però da tempo era lontana da Roma. E a volte, lontano dagli occhi significa anche dal cuore.
In queste ore, i messaggi si sono rincorsi sul telefono di Manuela Maffioli (da tutta Busto e non solo, particolarmente entusiasta il quartiere di Sant'Edoardo dove è nata e cresciuta): «Penso un migliaio stamattina... Attestazioni di stima e congratulazioni che sento sinceri, da parte di Busto e di coloro per i quali ho cercato di mettermi al servizio dal 2017. Domani li porto tutti con me a Roma, sono orgogliosa di poter rappresentare la mia città di nuovo finalmente dove merita, cioè in Parlamento».
Anche le dediche sono tante: «Ai grandi maestri istituzionali e politici che ho avuto la fortuna di avere in questi 35 anni di militanza nella Lega. Penso a Umberto Bossi naturalmente, l'incontro con il quale è stato determinante, al professor Albertoni, a Bobo Maroni, al carissimo amico Marco Sartori». E a coloro che sono ancora qui: «Come Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Grazie a tutti quelli che mi aiuteranno a Roma, cercherò di trarre esempio e imparare».
Ma un pensiero speciale è per la famiglia, e in particolare per il padre: «Non ho avuto la possibilità di comunicarlo con il suono della voce, ma forse l'ha saputo prima di noi. Mi ha insegnato fin da piccola cos'è il Parlamento, cercando di rispondere a domande avide già fin in tenera età».
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