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Cultura | 25 marzo 2026, 15:57

“Figli di Troia”: Paolo Cevoli porta l’epica a teatro tra risate e identità

Un viaggio ironico tra mito e contemporaneità approda al Teatro Manzoni. Paolo Cevoli riscrive l’Eneide con leggerezza e profondità. Appuntamento venerdì 27 marzo alle 21 per uno spettacolo che unisce cultura e comicità

“Figli di Troia”: Paolo Cevoli porta l’epica a teatro tra risate e identità

Che cosa succede se l’eroe Enea incontra Cristoforo Colombo, Cappuccetto Rosso e un emigrante degli anni ’50? La risposta arriva sul palco del Teatro Manzoni di Busto Arsizio, dove venerdì 27 marzo alle 21 va in scena “Figli di Troia”, il nuovo monologo di Paolo Cevoli. Uno spettacolo capace di mescolare epica e quotidianità, storia e ironia, in un racconto sorprendente e coinvolgente.

Cevoli rilegge il mito con uno sguardo contemporaneo, trasformando il viaggio di Enea in una narrazione universale fatta di partenze, speranze e identità. L’eroe troiano diventa così simbolo di tutti i viaggi che hanno segnato la storia dell’umanità: da quelli leggendari a quelli più intimi e familiari, come quello del padre dello stesso Cevoli, emigrato in Australia negli anni Cinquanta.

Al centro della scena c’è Enea, “eroe sconfitto”, costretto a fuggire da Troia in fiamme portando con sé le proprie radici e il proprio futuro: il padre sulle spalle, il figlio per mano e le divinità in tasca. Un’immagine potente che attraversa i secoli e che nello spettacolo si arricchisce di sfumature ironiche, fino a trasformarsi in episodi sorprendenti e quasi surreali.

Il racconto segue le tappe del viaggio fino all’approdo alla foce del Tevere, dove un segno profetico – una scrofa che allatta – indica il luogo in cui fermarsi. Ma è proprio qui che Cevoli ribalta il tono epico con una delle sue trovate più efficaci: il destino glorioso del fondatore di Roma si conclude con un momento conviviale, “un picnic a base di panini alla porchetta”, capace di strappare sorrisi e allo stesso tempo avvicinare il mito alla quotidianità.

Attraverso questi episodi tratti dall’Eneide di Virgilio, Cevoli costruisce uno spettacolo che va oltre la comicità, invitando il pubblico a riflettere sulle proprie radici. Come lo stesso Virgilio fece per dare un’origine nobile al popolo romano, anche oggi il racconto diventa un modo per interrogarsi sull’identità: meglio essere “figli di Troia” che “figli di nessuno”.

L.Vig.

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