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Salute | 21 febbraio 2026, 08:00

Energia vitale: il respiro dell'universo

I consigli di nutrigenomica di Simona Oberto

Energia vitale: il respiro dell'universo

All'inizio della creazione del mondo regnava il caos: gli elementi presenti erano disposti caoticamente. I testi sacri di tutte le religioni del mondo parlano di una Genesi, di un Dio che, dopo aver creato “il tempo” (Cronos), interviene sugli elementi già esistenti, attribuendo loro quelle caratteristiche indispensabili per mettere in moto una complessa Creazione. 

E sarà proprio dalla “commistione” di queste “forze-elementi” che avrà origine l'essere intelligente e cosciente: l'uomo! Queste forze: Fuoco, Aria, Acqua, Terra, prima di Platone erano chiamate “radici”, in quanto reggevano ed alimentavano tutto il Creato. 

Già i filosofi pluralisti, come Empedocle, Anassagora e Democrito sostenevano che “nulla si crea e tutto si trasforma” rimarcando che nel Creato nulla poteva essere eliminato, né distrutto, ma solo trasformato. L'universo era visto come un “sistema chiuso”, costituito da parti comunicanti tra loro, parti che potevano mutare di aspetto e qualità: si aggregavano, si scomponevano, dando vita a forme nuove e infinite, secondo il processo evolutivo della Natura, ma non mutavano mai nella loro quantità. La forza che teneva uniti gli elementi era l'Amore, mentre ciò che li separava era l'Odio

Queste due forze erano considerate alla base di tutti i processi vitali: la loro lotta nel dividere ed unire gli elementi produceva una energia vitale: la “scintilla evolutiva”. Una forza animatrice e onnipresente; un principio di ordine e di vita, che essendo “attivo”, andava ad energizzare e vitalizzare la materia “passiva”. Questa “forza generatrice” ha condizionato le culture di tutti i popoli dai tempi antichi sino ai tempi moderni e contemporanei. E' menzionata nei più antichi testi di tutte le religioni del mondo ed è stata chiamata con svariati nomi: Prana (indiani), Qi (cinesi), Pneuma (greci), Ki (giapponesi), Mana (polinesiani), Radianza (occidentali), Wakan (indiani sioux).  

Una energia che rappresenta una forza universale, capace di guarire il corpo, potenziare la consapevolezza spirituale e influenzare la realtà, perché agisce come frequenze vibratorie che modellano la materia e la coscienza, attraverso la risonanza energetica tra individuo e universo. Una energia che viene veicolata in ogni cellula attraverso il respiro che è il ponte fisiologico che collega la mente al corpo e che mantiene acceso l’intero sistema corporeo. Il concetto di “forza vitale” unisce tradizioni antiche e scienze moderne come la Nutrigenomica, attraverso l'idea di “energia regolatrice”. La terminologia è differente, ma il concetto è lo stesso. 

Infatti, mentre il Prana o il Pneuma descrivono un “soffio invisibile” che permea ogni cosa vivente, la Nutrigenomica parla di una “energia biochimica” degli alimenti che modula l'espressione dei nostri geni nel campo della bioenergetica cellulare e descrive come le molecole negli alimenti interagiscono con il nostro genoma, attivando o silenziando i geni specifici che regolano il metabolismo e l'energia stessa. 

In Nutrigenomica il Prana può essere identificato con l'efficienza mitocondriale e la produzione di ATP, mentre i nutrienti sono considerati come molecole segnale che istruiscono le cellule su come produrre energia. Quindi possiamo dire che gli alimenti e i principi attivi ottimizzano la respirazione cellulare che è la traduzione biochimica della “forza vitale” che si percepisce nel corpo. In poche parole, la Nutrigenomica fornisce la spiegazione molecolare di come l'energia vitale venga generata e mantenuta. 

Il Prana invece rientra nel concetto di una “fisiologia sottile”, che trascende dalla razionalità e dalla logica e si basa invece sull'intuizione e sull'analogia. Sin dall'antichità, è sempre stato grande l'interesse dell'uomo nei confronti della conoscenza della natura del vivente. Natura che è stata studiata non solo sotto l'aspetto anatomico e fisiologico, ma anche sotto l'aspetto mistico, religioso e spirituale. 

Parliamo di una “fisiologia tradizionale”, in quanto tramandata per lunghi periodi, oralmente o per iscritto, che ha mantenuto invariati nel tempo i suoi “principi primi” e che si basa su corrispondenze simboliche, piuttosto che su prove biochimiche. Sotto questa ottica, ogni cosa viene osservata con una visione globale e olistica, nella quale si considera l'uomo costituito non solo da una parte corporea (fisica), ma anche da una controparte più sottile, energetica che lo anima e lo mantiene in equilibrio con sé stesso e con l'universo! Non c’è una mappatura del corpo fisico (atomi e cellule), ma del corpo energetico, percepibile solo attraverso stati di coscienza espansi. In questo contesto il “vero” non è dimostrabile in laboratorio, ma con l’efficacia dell’esperienza interiore. 

E qui tocchiamo il cuore del confine tra scienza che si fonda su prove empiriche, verificabilità e modelli matematici e la filosofia delle antiche medicine tradizionali che usava l’intuizione per indagare i principi primi (archè) che la scienza, all’epoca, non poteva misurare. 

L'intuizione colmava il vuoto lasciato dalla non conoscenza scientifica, perché permetteva alla mente di saltare dai dati sensibili alla comprensione immediata dei principi primi. L'intuizione era la “scintilla mentale” che trasformava l'osservazione pratica in verità assoluta. Immaginatela come un salto intuitivo: dove la scienza si ferma, perché mancano prove, la mente vede la verità all'istante senza bisogno di calcoli. La mente riconosce lo schema prima di poterlo dimostrare. Vi faccio un esempio per comprendere meglio il concetto. 

Mentre la medicina moderna si basa sulla dissezione (autopsia) per studiare il corpo umano, gli antichi medici ayurvedici e maestri yogi, migliaia di anni fa, sono riusciti a mappare le ghiandole endocrine senza i moderni strumenti chirurgici. 

Le avevano individuate in corrispondenza di precisi centri energetici o chakra, situati lungo l'asse centrale del corpo, attraverso un'intuizione esperienziale. Per mezzo di pratiche estreme di meditazione e di controllo del respiro i saggi avevano sviluppato una sensibilità tale da percepire accumuli di calore e di attività in punti specifici. Avevano scoperto che, concentrandosi su quei punti, avvenivano cambiamenti fisici come il battito cardiaco, la sudorazione, l’eccitazione o la calma. 

Oggi sappiamo che stimolavano, tramite il sistema nervoso, le ghiandole endocrine corrispondenti come ad esempio la tiroide (wishudddha), il quinto chakra. Essi credevano che il corpo riflettesse le leggi dell'universo: se nell'universo esistono centri di potere che governano il flusso, anche nel corpo dovevano esserci centraline di controllo. Mentre la medicina moderna analizza le ghiandole endocrine con strumenti diagnostici come risonanza ed ecografia, gli antichi medici ne intuivano la funzione di controllo vitale, percependo in quei punti la concentrazione del flusso del Prana. 

Non facevano autopsie, ma erano osservatori finissimi. Osservando la persona, notavano come i cambiamenti e le influenze dell’ambiente esterno potevano influenzare anche gli stati emotivi e favorire la genesi di disturbi e malattie. A proposito di ambiente che influenza il nostro stato di salute, potremmo fare un parallelo con l'attuale Epigenetica. 

Entrambi, antico e moderno riconoscono che il fenotipo non è immutabile, ma è influenzato dallo stile di vita e dall'ambiente. Mentre gli antichi parlavano di umori, aria ed energia, l'Epigenetica moderna parla di meccanismi molecolari, come la metilazione del DNA, che attivano o spengono i geni, senza variarne la sequenza, influenzando così le funzioni cellulari. In sintesi, la loro era un'anatomia vissuta dall'interno, dove la posizione esatta non era determinata da un bisturi, ma dalla direzione in cui l'energia si muoveva e produceva effetti sul comportamento e sulla salute psicofisica. 

La Sushruta Samhita, uno dei Testi Sacri più antichi della Ayurveda, risalente a circa 2000 anni fa, così definisce la salute: “La salute è quella condizione nella quale i dosha sono in equilibrio; il fuoco metabolico è efficiente; i tessuti sono in condizioni normali; le funzioni escretorie sono regolari; la mente, i sensi e lo spirito sono sereni”. 

vevano capito tutto, senza bisogno di microscopi elettronici! Ma indipendentemente dal contesto storico, dagli strumenti utilizzati e dalle diverse metodologie una cosa è certa: la salute richiede una “energia vitale” integra e pulita che ci permette di vivere bene e a lungo. Esaurendola, prima o poi subentra la malattia. Guardatevi attorno. 

Quante persone avete notato cariche di una energia vitale tale da trasmettere un benessere contagioso e una vitalità che attraversa ogni ambito della loro vita? Poche, poiché mantenere un'energia integra richiede consapevolezza e cura costante di sé stessi. La maggior parte delle persone sono stanche, spossate, esauste, nervose, frustrate, sofferenti e più soggette ad ammalarsi. 

Invecchiate prematuramente, raccontano tutta la loro infelicità e il loro “vuoto energetico”. In conclusione, come esperta di salute, voglio dirvi che la vera cura non si concentra solo sulla componente fisica e materiale, ma tiene in considerazione anche tutta la componente energetica e spirituale dell’uomo. 

Integrando l'intuizione e l'equilibrio delle antiche medicine tradizionali con la scienza medica moderna, basata sull’evidenza, si può curare l'individuo nella sua interezza, passando dall’analisi del corpo, alla percezione dell’energia vitale, fino a favorire una profonda armonia dell'anima e dello spirito.

Redazione

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