A chiarire la posizione dell’amministrazione di Marnate sulla sicurezza è il consigliere delegato Vincenzo Anastasi, che sottolinea come qualsiasi intervento, per essere realmente efficace, debba essere conforme a quanto previsto dalla normativa.
«Comprendo pienamente il sentimento di preoccupazione espresso dal titolare dell’Inganno di Gorla Minore e da altri cittadini – spiega Anastasi – i ripetuti episodi di furto generano inevitabilmente insicurezza e frustrazione, soprattutto in realtà di piccole dimensioni dove il tessuto sociale è forte e coeso.
La solidarietà e la partecipazione attiva alla vita della comunità sono valori preziosi che meritano rispetto. Proprio per questo, tuttavia, è necessario richiamare il quadro normativo vigente, che disciplina in modo rigoroso le attività di vigilanza e controllo del territorio.
La funzione di prevenzione e repressione dei reati è attribuita in via esclusiva allo Stato e alle forze di polizia il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773) prevede, all’art. 134, che i servizi di vigilanza e custodia possano essere svolti esclusivamente da soggetti autorizzati e muniti di licenza prefettizia».
La normativa è molto chiara in proposito: «Iniziative organizzate di pattugliamento tra privati cittadini rischiano pertanto di collocarsi al di fuori del perimetro consentito – sottolinea il consigliere – la normativa introdotta con la Legge 15 luglio 2009, n. 94 ha previsto la possibilità di associazioni di “osservatori volontari”, ma esclusivamente se iscritte negli appositi elenchi tenuti dal Prefetto e con compiti limitati alla mera segnalazione alle forze dell’ordine, senza alcun potere di intervento diretto. Al di fuori di queste forme regolamentate, le cosiddette “ronde” non sono consentite.
È inoltre opportuno ricordare che eventuali iniziative organizzate e strutturate, qualora assumano carattere di riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico, possono rientrare nell’ambito applicativo dell’art. 18 del TULPS, che prevede l’obbligo di preavviso all’autorità di pubblica sicurezza».
Esistono, tuttavia, altre opzioni: «Il nostro ordinamento – conclude Vincenzo Anastasi – offre strumenti di collaborazione già strutturati e legittimi, come i protocolli di “controllo di vicinato” coordinati con le amministrazioni comunali e la Prefettura, che rappresentano un modello virtuoso di partecipazione civica nel pieno rispetto delle regole.
L’obiettivo comune deve essere quello di rafforzare la sicurezza senza creare zone grigie o sovrapposizioni di competenze. Il senso di comunità è una risorsa fondamentale, ma deve esprimersi attraverso forme di collaborazione istituzionalmente riconosciute, affinché sia efficace, tutelante per i cittadini stessi e pienamente conforme alla legge.
In questo momento è importante mantenere un clima di dialogo e lavorare insieme, istituzioni e cittadini, per individuare soluzioni concrete e legittime che diano risposte reali al bisogno di sicurezza del territorio».














