Nei giorni scorsi, all’interno dei bagni dell’Istituto Superiore “Giovanni Falcone” di Gallarate, sono state rinvenute scritte con contenuti inneggianti al nazismo e al fascismo, accompagnate da frasi esplicitamente omofobe e violente, tra cui “fr... a morte” e “fr... stiamo tornando, tremate”. Le scritte, presenti sui muri di spazi frequentati quotidianamente da studenti e studentesse, sono state segnalate da un docente che ha denunciato pubblicamente l'accaduto.
Lo stesso docente ha espresso stupore e forte preoccupazione per il fatto che quelle scritte fossero presenti da tempo, senza che nessuno le avesse segnalate o rimosse. Un elemento che solleva interrogativi seri non solo sull’atto in sé, ma sul clima che ha permesso che quei messaggi rimanessero visibili così a lungo.

Arcigay Varese esprime profonda preoccupazione e ferma condanna per quanto accaduto.
Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese, dichiara: «Qui non stiamo parlando di evocazioni astratte o di simboli lontani nel tempo. Stiamo parlando del presente e di persone reali. Un ragazzo gay, magari molto giovane, che sta ancora cercando di capirsi, di riconoscersi, entra in un bagno della sua scuola e legge frasi come queste. Davvero pensiamo che si faccia una risata? Quella persona può provare paura, vergogna, isolamento. Può iniziare a chiudersi, a tacere, ad allontanarsi. Il fatto che quelle scritte fossero lì da tempo, visibili, senza alcun intervento, è gravissimo. Il silenzio e la minimizzazione sono parte del problema. Dire che “ci sono sempre state” o che si tratta di una bravata significa normalizzare l’odio e dire, implicitamente, a chi lo subisce: arrangiati, resisti. Se non si fa nulla per prevenire, contrastare e rimuovere questi segnali, non ci si può poi stupire o rammaricare quando emergono storie di ritiro sociale, sofferenza profonda o abbandono scolastico. Le persone che oggi chiamiamo vittime sono spesso persone sopravvissute a un sistema che non ha saputo proteggerle».
I dati del Centro Arcobaleno di Arcigay Varese confermano un quadro allarmante: nella provincia di Varese, le persone giovani sopravvissute al bullismo omolesbobitransfobico presentano un rischio significativamente più alto di ritiro scolastico e abbandono degli studi. L’odio scritto sui muri non resta sui muri: incide sul benessere psicologico e sul futuro delle persone.
Per questi motivi Arcigay Varese annuncia che scriverà al Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e all’Ufficio Scolastico Territoriale della provincia di Varese, chiedendo interventi urgenti e strutturati: prese di posizione pubbliche chiare, rimozione tempestiva dei messaggi d’odio, percorsi di prevenzione del bullismo e della discriminazione, formazione del personale scolastico e tutela concreta delle persone coinvolte.
Arcigay Varese ricorda inoltre che studenti, studentesse, docenti e personale scolastico che si sentano colpiti da discriminazione, intimidazione o bullismo omolesbobitransfobico possono rivolgersi al Centro Arcobaleno di Arcigay Varese, centro antidiscriminazione contattabile via WhatsApp al numero 0332 182 8050, per ottenere assistenza psicologica e legale gratuita, in un contesto sicuro e riservato, con persone professioniste formate.














