Un confronto lungo, articolato e dal taglio tecnico quello che si è svolto questa mattina a Palazzo Borghi, dove il sindaco di Gallarate Andrea Cassani e il presidente della Fondazione Consorzio Scuole Materne Marco Castoldi hanno incontrato una rappresentanza di genitori per fare il punto sulla situazione, all’indomani del consiglio di amministrazione di ieri sera, protrattosi fino a tarda notte.
All’incontro erano presenti anche l’assessore al Bilancio Corrado Canziani e l’assessore alla Cultura e Istruzione Claudia Mazzetti. Obiettivo dichiarato: spiegare nel dettaglio le ragioni delle scelte assunte, chiarire i vincoli normativi ed economici e aprire un percorso di confronto concreto con famiglie e dipendenti.
Il quadro strutturale ed economico: i numeri del Comune
Dalle parole del sindaco Cassani è emersa una fotografia netta: oggi il costo complessivo della Fondazione Scuole Materne è diventato troppo elevato a fronte della riduzione del numero di bambini e del fatto che le scuole materne pubbliche in 5 anni hanno visto la chiusura di 8 classi, e il pubblico già fornisce questo tipo di servizio gratuitamente, non c’è più necessità di sostenere offerte scolastiche alternative con contribuiti pubblici, tuttavia continueremo a farlo. La Fondazione, attiva da decenni e più volte trasformata nella sua natura giuridica, gestisce attualmente quattro scuole: tre comunali (Crenna, Madonna in Campagna e Ronchi) e una di proprietà della Fondazione Ponti.
Negli anni scorsi le risorse residue della Fondazione Ponti sono state utilizzate per interventi strutturali importanti, soprattutto sugli edifici, oggi però la Scuola è interamente in capo al liquidatore della Fondazione Ponti. In quanto la convenzione che regolava i rapporti tra Comune, Fondazione Ponti e Fondazione Scuole Materne è scaduta da due o tre anni e il suo ultimo rinnovo è scaduto a giugno. L’atto di cessione del plesso al comune si scontra con criticità tecniche legate a difformità urbanistiche, destinazioni d’uso non conformi. Problemi che rendono complessa non solo la gestione, ma anche il futuro trasferimento degli immobili al Comune, ipotesi comunque su cui si sta lavorando.
In questo contesto, ha spiegato Cassani, la manutenzione straordinaria e ordinaria è sempre stata di fatto a carico del Comune anche se la convenzione metteva in carico al Consorzio tutti i lavori ordinari e straordinari, come dimostrano i numerosi interventi gestiti dall’ufficio tecnico comunale. È su questi dati che si fonda la stima secondo cui ogni bambino che frequenta la Fondazione costa alla collettività oltre 2.500 euro l’anno: una cifra che include trasferimenti diretti, manutenzioni, utenze e servizi accessori. Con circa 400 bambini, il costo complessivo si avvicina al milione di euro annui, senza considerare i mancati introiti legati all’uso gratuito degli immobili.
Il nodo delle sezioni Primavera e l’agibilità
Uno dei punti più delicati riguarda le sezioni Primavera. Il 21 ottobre 2024 è stato approvato un nuovo schema di intesa territoriale tra Regione, Ufficio scolastico regionale e ANCI, che definisce in modo puntuale requisiti e autorizzazioni per questo tipo di servizio. Tra i documenti richiesti vi è la conformità degli spazi e, soprattutto, l’agibilità.
Qui si innesta il problema centrale: mentre le scuole dell’infanzia storiche possono operare sulla base di agibilità “di fatto”, le sezioni Primavera sono considerate nuove scuole all’interno di edifici esistenti e devono rispondere alle normative più recenti. A Crenna e in via Poma la Fondazione non è in grado di produrre l’agibilità richiesta; a Madonna in Campagna, invece, essendo stata autorizzata la sezione primavera prima di quel’intesa territoriale è di fatto attiva ma è la meno attrattiva a livello di bambini e le iscrizioni non rendono il servizio economicamente sostenibile.
Il sindaco ha chiarito che già il 31 ottobre 2025 queste criticità erano state comunicate al Cda, e che la prosecuzione delle iscrizioni non avrebbe dovuto avvenire. Tuttavia, tra ritardi procedurali, sovrapposizione con gli open day e il rinnovo del contratto di lavoro, si è arrivati a decisioni tardive che hanno inevitabilmente generato tensioni. «Me ne rendo conto e mi scuso con le famiglie», ha ammesso Castoldi, parlando di una concatenazione di eventi sfavorevoli e di un’organizzazione interna che presenta criticità profonde.
Personale, costi e sostenibilità
Altro tema centrale è quello del personale. La Fondazione conta oggi 63 dipendenti a fronte di 68 del 2018, con un decremento di 110 bambini rispetto agli anni precedenti. Il costo medio di un dipendente (insegnante, educatore, cuoco, asssitente) supera i 32.000 euro lordi annui; il contratto applicato è assimilabile a quello degli enti locali, più oneroso rispetto a quello adottato da altre scuole paritarie del territorio, che ricevono contributi molto inferiori e riescono comunque a mantenere rette più basse.
Il rapporto numerico tra educatori e bambini è decisamente basso: la media è di 21,5 alunni per classe, quando la normativa consente classi tra i 18 e i 29 alunni. Un livello qualitativo elevato, ma economicamente fragile. «Se vogliamo mantenere stipendi adeguati, mantenere tutto il personale e classi piccole, il sistema non regge», ha detto Cassani senza mezzi termini. Le alternative, ha aggiunto, sono chiare: o un maggiore contributo da parte delle famiglie, o una riduzione del personale e dei premi.
In questo quadro, il Comune ha ribadito la disponibilità ad assorbire eventuali esuberi, tutelando le posizioni lavorative attraverso percorsi di ricollocazione. È previsto anche un confronto con i sindacati, ma – è stato sottolineato – prima occorre dare risposte chiare ai cittadini.
Castoldi: “Sostenibilità senza sacrificare qualità e lavoro”
Dal canto suo, il presidente Marco Castoldi ha ribadito la volontà di portare avanti la Fondazione, garantendo qualità educativa, attenzione ai bambini con bisogni speciali e rispetto degli impegni contrattuali con i dipendenti. «Non possiamo ridurre la qualità né disonorare il pagamento degli stipendi», ha spiegato, sottolineando come la sostenibilità economica sia ormai una condizione imprescindibile.
Tra le ipotesi allo studio, anche un percorso graduale di adeguamento delle tariffe, per “step”, già discusso in Cda con il via libera dell’amministrazione comunale, e soluzioni come il prepensionamento dei dipendenti più anziani per favorire l’ingresso di personale più giovane. Cassani ha inoltre aperto alla possibilità di un maggiore coinvolgimento dei genitori nella governance, invitando chi ha competenze ed esperienza a farsi avanti per entrare nel consiglio di amministrazione.
Il prossimo appuntamento e le dimissioni di Antenore
Il confronto istituzionale proseguirà dunque il 3 febbraio alle 21 in sala consiliare, dove, accanto all’amministrazione comunale, sono stati invitati anche i genitori degli alunni delle scuole dell’infanzia, in un passaggio che si annuncia decisivo per chiarire responsabilità, prospettive e margini di mediazione.
Sullo sfondo, intanto, il quadro politico registra un ulteriore elemento di rilievo: in tarda mattinata sono arrivate le dimissioni di Antonio Antenore, ex presidente della Fondazione Scuole Materne, dalla Lista Civica Cassani Sindaco. In una nota Antenore ha spiegato la sua decisione parlando di un venir meno delle condizioni politiche e personali che avevano reso possibile la collaborazione: «Con senso di responsabilità comunico la mia decisione di rassegnare le dimissioni dalla Lista Civica Cassani. Nel tempo sono venuti meno i presupposti che avevano reso possibile una collaborazione coerente e costruttiva. Resta comunque il valore di un percorso importante, durante il quale ho avuto modo di fare una bella esperienza e di conoscere persone di grande valore, che ringrazio sinceramente. Ritengo pertanto corretto fare un passo indietro, nel rispetto reciproco e delle Istituzioni».
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