Settanta centimetri di capelli possono sembrare solo una misura. In realtà sono una scelta. Un distacco. Un atto di coraggio. Lo sa bene Beatrice Colombo, 40 anni, di Busto Arsizio, che mercoledì scorso si è seduta sulla poltrona del salone di Sabrina Yueqiong Pan con un’idea chiara in testa: tagliare una lunga ciocca dei suoi capelli castani per trasformarla in qualcosa di più grande di lei.
Beatrice aveva capelli lunghissimi, 90 centimetri, curati e parte della sua identità. Ne ha donati 70. Oggi porta un caschetto – «non lo avevo più dai tempi dell’infanzia» – e un sorriso che racconta molto più di un semplice cambio di look. «Ho pensato ai ragazzi. E ho capito che si poteva fare» L’iniziativa era nell’aria da tempo. Sabrina aveva scritto un messaggio alle sue clienti abituali per spiegare il progetto: una raccolta di trecce da destinare alla realizzazione di parrucche solidali per i ragazzi di Crans-Montana, colpiti dalle conseguenze di un grave incendio, attraverso l’associazione Rolph G.
«Era già da un po’ che ci pensavo – racconta Beatrice – ma poi è scattato qualcosa. Ho una nipote della stessa età di quei ragazzi. Ho provato a mettermi nei loro panni, e in quelli dei genitori. Lì ho capito che io stavo rinunciando a poco, rispetto a quello che hanno perso loro». Se quel gesto poteva aiutare qualcuno a conservare un briciolo di normalità, allora valeva la pena farlo.
Il momento del taglio: «Mi sono commossa, come se mancasse un arto»
Il momento più difficile è arrivato con il primo colpo di forbice. «Mi sono commossa. È stato quasi un trauma, come se mi mancasse un arto. Cambia tutto, anche la gestualità. Ma non tornerei indietro». Un’emozione forte, autentica, che rende ancora più potente il valore del gesto. Perché donare capelli non è solo una questione estetica: è identità, è immagine, è riconoscersi allo specchio.

La reazione della famiglia: sorpresa e orgoglio
E i suoi cari? «Mia mamma ha avuto un attimo di mancamento – sorride – sapevano tutti cosa volesse dire per me avere i capelli lunghi. Sono rimasti meravigliati, sì. Ma mi hanno anche fatto i complimenti. Mi hanno detto che sto bene. E soprattutto hanno capito il perché».
Pentita? «Assolutamente no».
Un gesto che guarda oltre: «Pensiamo anche ai malati oncologici»
Beatrice non vuole fermarsi qui. «Vorrei coinvolgere altra gente. Ci sono anche i malati oncologici che hanno bisogno. Sarebbe una cosa bellissima: se una persona sente il bisogno di cambiare, può cambiare anche la vita di qualcun altro». Un messaggio semplice, ma potente. Proprio come l’iniziativa partita da Busto Arsizio.
Una treccia che diventa speranza
Nel salone di Sabrina Yueqiong Pan, basta donare almeno 30 centimetri di capelli naturali per ricevere taglio e piega gratuiti. Ogni ciocca raccolta viene inviata all’associazione Rolph G, che si occupa della realizzazione di parrucche solidali. Dai social – tra reel e video TikTok – il progetto sta crescendo rapidamente, coinvolgendo Milano e tutta la Lombardia. Il telefono squilla, gli appuntamenti aumentano, le storie si moltiplicano. Storie come quella di Beatrice Colombo, che dimostrano come un gesto apparentemente piccolo possa avere un impatto enorme. Perché a volte la solidarietà passa da una forbice. E da una scelta fatta davanti allo specchio.














