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Cronaca | 12 febbraio 2024, 17:15

Odore di benzina e veleno per topi: in Aula la ricostruzione dell'orrore dell'omicidio di Senago

La testimonianza di un carabiniere che ha partecipato alle indagini svela i dubbi degli inquirenti nelle prime ore dopo la sparizione di Giulia: «Nell'auto di Impagnatiello e nel bagno c'era un forte odore di benzina». La giovane fu uccisa a coltellate e poi bruciata

Odore di benzina e veleno per topi: in Aula la ricostruzione dell'orrore dell'omicidio di Senago

Il forte odore di benzina, sentita nell'auto e nel bagno dell'appartamento di Alessandro Impagnatiello, mette in allarme i carabinieri di Senago che raccolgono la denuncia di scomparsa fatta dall'ex barman per l'allora compagna Giulia Tramontano.

E' uno dei dettagli che emerge dalle testimonianze del processo, in corso a Milano, che vede il giovane accusato, tra l'altro, di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. E' la sera del 28 maggio del 2023, intorno alle 19, quando Impagnatiello va in caserma, accompagnato dalla madre. “Era agitato, sembrava molto preoccupato. Per noi inizialmente si tratta di una denuncia per allontanamento volontario. Lui ci racconta che la mattina, mentre è a lavoro, invia dei messaggi alla compagna ma lei non risponde". Un silenzio che non lo preoccupa perché arriva all'indomani della scoperta da parte di Giulia, al settimo mese di gravidanza, che l'uomo con cui convive ha un'altra relazione parallela. In caserma lui "denuncia che manca il passaporto della ragazza, il bancomat e circa 400-500 euro". Non fa menzione del telefono, mai trovato, a differenza dei documenti recuperati in un tombino non lontano dall'abitazione.

"Andiamo a casa con la sua auto (le nostre erano impegnate), io sento un forte odore di benzina che proveniva dal bagagliaio e lui si giustifica dicendo che ha una bottiglia di benzina" in caso di emergenza, racconta il teste. "Ma c'è forte odore di benzina anche nel bagno dell'abitazione, dove la lavatrice aveva appena finito il ciclo di lavaggio, così come nel suo zaino in cuoio in cui abbiamo trovato un paio di guanti di lattice" presenti "perché la lavastoviglie era rotta" e due bustine di veleno "per uccidere i topi presenti nella piazzetta non distante dal lavoro" in pieno centro a Milano. "L'appartamento era in ordine - aggiunge il carabiniere, testimone dell'accusa -, le sedie della cucina erano sopra il tavolo come se uno avesse pulito".

Impagnatiello descrive la discussione tra lui e Giulia, quella al culmine della quale viene uccisa con 37 coltellate, come "pacata, con toni moderati". Dopo il 'confronto' avrebbe fatto la doccia, avrebbe cenato, quindi sarebbe uscito per andare da un pusher - fornendo un civico inesistente di viale Certosa - quindi sarebbe rientrato tardi e alle 7 di mattina di aver uscito per andare a lavoro mentre Giulia dormiva. Un falso per la pubblica accusa: Giulia è morta la sera di sabato 27 maggio scorso, intorno alle ore 22. Solo quando si sente braccato l'ex barman - che non ha mai ammesso di avere una cantina, dove inizialmente è stata nascosta la giovane vittima - indica ai militari dove ha messo il corpo di Giulia, uccisa a coltellate e poi bruciata. "Era dietro una serie di box, tra le sterpaglie e rifiuti, il suo corpo era avvolto in sacchi di plastica, abbiamo pensato fosse da un tatuaggio" conclude il testimone.

(Afe/Adnkronos)

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