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Eventi | 21 settembre 2023, 09:30

Il cinema horror parla italiano: ‘Veleno biondo’ tra i film finalisti dell’Hollywood Horrorfest

La pellicola del regista indipendente Fabio Giovinazzo in finale al festival di Los Angeles a novembre

Il cinema horror parla italiano: ‘Veleno biondo’ tra i film finalisti dell’Hollywood Horrorfest

E’ tra i finalisti del prestigioso Hollywood Horrorfest di Los Angeles “Veleno biondo”, film di Fabio Giovinazzo, il poliedrico regista genovese pluripremiato a livello internazionale.

Il festival, tra i riferimenti mondiali per le pellicole di genere, celebra un’eccellenza che apre alla natura grindhouse e a quella del connubio tra horror e arti marziali, science fiction e noir con contaminazioni sperimentali che danno spesso esito a risultati degni di nota.

Le proiezioni del festival del cinema horror sono in programma per sabato 4 e domenica 5 novembre allo Jaxx Theatre di Hollywood.

Protagonista di “Veleno Biondo” è Aurora, a cui presta il volto la promettente attrice Athena Faccio, una lolita che vive tra il bene e il male forse in modo inconsapevole, esprimendo la conturbante e potente bellezza dei suoi anni. 

Accanto a lei, unica che riesce a vederlo, un gatto antropomorfo dai tratti demoniaci che le parla di libertà e verità taciute su sessualità e desiderio morboso.

“Veleno biondo” è un fiaba dark ambientata nel mondo dell’adolescenza che, in poco più di un’ora, spinge verso la psicanalisi.

Come racconta lo stesso Giovinazzo, alla base del film c’è l’idea di raccontare il mondo dei giovani e giovanissimi senza cedere al linguaggio del cinema ‘dei grandi’: “L’intento è quello di mettere in discussione alcuni dei valori cardine della nostra società, con lintento di smascherare quel ruolo che la famiglia ha acquisito nel tempo attraverso quelle che si potrebbero definire come procedure non sempre rispettose per il singolo individuo. Veleno biondofa tutto questo tramite quella seduzione che vive tra il Bene e il Male, con la scelta coraggiosa Aurora che si rifiuta di diventare donna troppo presto e che arriva a certe verità con laiuto improvviso di una creatura fantastica”.

All’opera si può attribuire il valore di un vivo esperimento immaginifico, come un viaggio onirico capace di rispettare la natura più intima del regista: “Con il film - continua Giovinazzo - non voglio dare alcuna rassicurazione, non è il mio intento quello di consolare, né di fare sentire al sicuro. Bisogna pensare a una cosa. La libertà, se non addomesticata, è un disegno sterminato, non ipocrita, non finto, imprevedibile. Ed ecco Aurora e il suo sguardo: espressione e carne di questo concetto”.

Isabella Rizzitano

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